È stato pubblicato il libro “Quale internazionale?” di Alfredo Cospito e molti altri

È finalmente disponibile Quale internazionale?, che viene dato alle stampe poco più di un anno dopo la pubblicazione della terza parte dell’omonima intervista con il compagno imprigionato Alfredo Cospito all’interno del giornale anarchico “Vetriolo”. Questo libretto, curato da Alfredo stesso e dagli altri compagni redattori del giornale, è espressione di un appassionato percorso di approfondimento e analisi e allo stesso tempo un contributo conoscitivo e storico per l’anarchismo, un volume che auspichiamo possa implicare un vivo coinvolgimento con le idee anarchiche, richiamando l’attenzione di quanti hanno a cuore la distruzione di questo mondo imperniato sull’autorità.

«Oggi solo pubblicare una discussione sulla pratica dell’azione internazionalista anarchica, il solo mettere insieme una cronologia delle azioni della Federazione Anarchica Informale e qualche loro rivendicazione e documento, comporta il rischio concreto di finire in prigione per anni. Questo tascabile ha un grosso merito: entrare nello specifico della Federazione Anarchica Informale, senza preamboli dissociativi o demonizzanti. Come è possibile che un fenomeno che ha coinvolto (comunque la si pensi) una fetta consistente dell’anarchismo d’azione non sia mai stato analizzato in maniera seria, approfondita, tanto meno dal punto di vista storico? Forse è il momento di affrontare questo pezzo di storia dell’anarchia in maniera equilibrata, senza livore. Fare diversamente sarebbe demenziale perché non è certo mistificando o cancellando pezzi di storia che non corrispondono alle nostre belle teorie sulla carta che riusciremo ad affermare la nostra anarchia nel mondo» – Alfredo Cospito.

«Solo immergendoci senza remore nel terreno dello scontro, solo insorgendo senza indugi e tentennamenti contro lo Stato, il capitale e ogni autorità, potremo verificare e affinare concretamente le nostre convinzioni, ipotesi e analisi. Le parole hanno senso e significatività solo quando si legano al conflitto, all’azione, solo quando sono inerenti e vanno ad inserirsi nel terreno dello scontro. Le battaglie cartacee, anche quando vengono presentate come “dibattiti”, hanno ben poco senso se non ineriscono l’azione rivoluzionaria anarchica nella sua totalità. Quale internazionale? Questa è una domanda che porta inesorabilmente sotto la luce della nostra riflessione un quesito antico e delle possibilità che da sempre hanno animato l’anarchismo, quell’anarchismo che con la sua fragorosa determinazione ha saputo attaccare, distruggendo e facendo sanguinare il potere» – Anarchici redattori di “Vetriolo”.

All’interno del libro:

— Prefazione di Alfredo Cospito
— Introduzione degli anarchici redattori di “Vetriolo”
— Quale internazionale? Intervista e dialogo con Alfredo Cospito dal carcere di Ferrara
— Dal ventre del Leviatano. Dichiarazione all’inizio del processo per l’azione contro Adinolfi a Genova
— Chi siamo. Lettera aperta al movimento anarchico ed antiautoritario
— Quattro anni… dicembre 2006. Documento–incontro della Federazione Anarchica Informale a quattro anni dalla nascita
— Cronologia azioni. 1999–2020
— Nota editoriale

Alfredo Cospito e molti altri
Quale internazionale?
Edizioni Monte Bove.
Collana: Tascabili clandestini – 2.
Prima edizione, marzo 2021.
Pagine 296.

Per richieste di copie rivolgersi a “Vetriolo”: vetriolo@autistici.org
Oppure alle Edizioni Monte Bove: edizionimontebove@riseup.net

Una copia: 5,00 euro. Per la distribuzione, a richieste di almeno cinque copie: 3,00 euro a copia. Spese di spedizione escluse.

 

Aggiornamento su Davide Delogu, anarchico sardo, prigioniero deportato

Apprendiamo che Davide si trova ancora in isolamento dal suo trasferimento A Vibo Valentia, inoltre ci comunica che in questo carcere i libri possono essere spediti solo tramite pacco e non come posta ordinaria. Questione problematica a causa del peso totale dei pacchi che gli possiamo spedire mensilmente.

Dunque Davide chiede esplicitamente un invio massicio di cartoline, rassegne stampa, anche vecchi opuscoli e giornali, insomma qualsiasi cosa di cartaceo spedito per posta ordinaria per far accumulare la posta. Nello specifico chiede che tutte le spedizioni siano concentrate in una settimana, magari tra la seconda e la terza settimana di Aprile.

Per Scrivergli:

DAVIDE DELOGU

C.C. Nuovo Complesso
Contrada Cocari
89900 Vibo Valentia

Per sostenere la Cassa di solidarietà per Davide:

Il conto è intestato a: Laura Gargiulo
IBAN: IT27E0306967684510327514549

Sempri Ainnantis!

Sardegna Anarchica.

 

Nuovo Conto Corrente per la solidarietà ai compagni arrestati a Barcellona

 

Intervento di Alfredo Cospito al dibattito sulla lotta contro il nucleare per l’iniziativa “Voi gli date vent’anni, noi gli diamo la parola”

Il testo che segue è l’intervento dell’anarchico imprigionato Alfredo Cospito al dibattito sulla lotta contro il nucleare tenutosi durante l’iniziativa “Voi gli date vent’anni, noi gli diamo la parola”, presso il Circolaccio Anarchico di Spoleto il 20 marzo 2021.

Dopo la visione di questo film sulla tragedia di Chernobyl mi è stato chiesto di fare un intervento.

Cosa dire?

Gli ultimi nove anni della mia vita li ho passati chiuso in una cella perché assieme ad un mio compagno ho sparato ad uno dei maggiori responsabili del nucleare in Italia all’epoca. Lo abbiamo fatto perché non volevamo capitasse qui da noi quello che avete visto accadere in questo film. Molto semplicistica come motivazione, ma è andata proprio così.

Ne è valsa la pena?

Mi piace pensare che la nostra azione, per quanto isolata, abbia avuto il suo peso. L’unica cosa certa è che azioni di questo tipo non saranno mai in alcun modo recuperabili da parte del sistema. Possono essere demonizzate ma mai recuperate e tanto meno cancellate perché pongono un aut-aut al potere, e dal mio punto di vista questo è più che sufficiente per giocarsi tutto, la libertà e anche la vita.

Sì! Alla fine dei conti ne è valsa la pena.

Non volevamo uccidere, ma solo ferire per erigere un muro invalicabile davanti al cinismo tecnologico ed assassino di scienziati e politici senza scrupoli: “Oltre non si va, non riporterete il nucleare in Italia, altrimenti ci opporremo con tutti i mezzi”.

Nove anni fa, quando colpimmo, la possibilità di un rientro del nucleare in Italia sembrava riaffacciarsi con forza. Da poco c’era stata Fukushima, nel “nostro” paese anni e anni di lotte contro il nucleare sembravano a rischio di essere cancellati, e ciò avveniva in un silenzio totale. All’epoca e ancora oggi l’Italia, attraverso l’Ansaldo Nucleare, contribuisce alla costruzione di centrali nucleari in paesi come la Romania e l’Albania. Poco prima della nostra azione un incidente durante i lavori di costruzione in uno di questi cantieri aveva ucciso due operai. In Italia nessuno ne parlava, tranne quei pochi utopisti di ecologisti-e e anarchici-e che temevano un ritorno delle centrali nel “nostro” territorio, molti partiti sostenevano questa prospettiva da incubo. Certo non mi illudo che il nostro gesto abbia bloccato il ritorno del nucleare in Italia, ma un po’ di paura gliela abbiamo messa. Il nostro contributo, per quanto limitato, lo abbiamo dato e ha avuto il suo peso, e non credo sia stato così trascurabile come hanno voluto farci credere.

Oggi lo Stato italiano deve per forza di cose “smaltire” le scorie nucleari delle vecchie centrali dismesse nascondendo 78.000 metri cubi di rifiuti radioattivi sotto il tappeto in Piemonte, Sardegna, Toscana, Lazio, Puglia, Basilicata, Sicilia. Spacciando la cosa come “smaltimento” di scorie a bassa intensità di radioattività, prodotto di lastre ed altro materiale medico di scarto, ma in realtà cercando sottobanco di far passare soprattutto lo “smaltimento” di radioattività ben più pericolosa, scarti delle vecchie centrali.

Voglio essere chiaro, la soluzione non può essere quella di portare i nostri rifiuti fuori dall’Italia, magari come già fatto in passato in Africa, usando i paesi più poveri come pattumiera della nostra merda nucleare. Un movimento “ecologista” che di fatto spinge a questo è un “ecologismo” borghese ed infame. Coloro che si oppongono ai depositi perché il valore delle proprie proprietà va a calare non avranno mai la mia fiducia. Sono quel genere di persone che hanno fatto entrare la politica più bieca nel movimento contro il TAV. Sempre pronti a svendere le lotte, a dissociarsi dalle azioni. Non possiamo far leva su certi istinti borghesi, né potremo far finta di non vedere quando i sindaci, le istituzioni locali di questi paesi, chiederanno risarcimenti o piagnucoleranno per le loro proprietà, per i loro commerci, per le loro perdite economiche. Avere a che fare di nuovo con tali personaggi sarebbe disastroso. Un antico detto ebraico diceva: “L’essere umano è l’unico animale che riesce ad inciampare due volte sulla stessa pietra”. Cerchiamo di non ripetere gli stessi errori, venti anni di lotta contro il TAV avranno pure insegnato qualcosa.

Sarebbe stupido e controproducente cercare noi le “soluzioni”, i palliativi per rendere la tecnologia più accettabile, “ecologica”. Siamo contro i depositi nucleari quanto contro le pale eoliche, non esistono in questo campo le mezze misure. L’unica reale e definitiva soluzione alle scorie nucleari è lottare con ogni mezzo perché le centrali nucleari chiudano dappertutto. Non possiamo girarci intorno, è una questione di vita o di morte. Il pianeta sta morendo, c’è una sola cosa da fare: distruggere dall’interno la società tecnologica e capitalista in cui siamo costretti a vivere. È inutile scappare, è ipocrita ritagliarsi un piccolo paradiso in terra, anche non volendo si diventa complici, è criminale cercare palliativi, illudersi che la tecnologia possa diventare “ecologica”. Non è il numero di partecipanti ad un corteo che ci farà ottenere risultati, ma la forza e la radicalità delle nostre azioni. Questa è una delle nostre peculiarità, come anarchici-e miriamo al qualitativo, non tanto alla quantità di persone dietro uno striscione ma alla qualità delle azioni, della nostra vita. La gente arriverà ma dipenderà dalla nostra coerenza e onestà d’intenti e anche dalla nostra progettualità rivoluzionaria. Il primo ostacolo che incontriamo in questo ambito è sempre lo stesso, l’ecologismo qualunquista borghese.

Con questo non voglio sostenere che bisogna isolarsi, certo lottiamo a fianco delle persone che vengono coinvolte direttamente da questi depositi, partecipiamo ai cortei, ai presidi ma non sacrifichiamo il nostro punto di vista alla “realtà”, al compromesso. Cerchiamo di essere sempre critici con chi abbiamo a fianco e soprattutto non limitiamo le nostre azioni in nome di una presunta incomprensibilità da parte della gente.

Partecipiamo alle assemblee popolari (se ci saranno) ma non mistifichiamo il nostro reale fine, la distruzione della società tecnologica, la costruzione di una società libera dallo Stato.

Ricordiamoci anche che agendo al di fuori delle decisioni assembleari non facciamo alcun torto alla collettività in lotta, esprimiamo semplicemente il nostro essere anarchici-e.

Non dissociamoci in nome di una lotta comune dalle azioni violente che avverranno, se mai avverranno, anche se non le condividiamo. Rinunciamo ai falsi benefici (comodità) che questa società marcia ci “regala”, cerchiamo di essere coerenti.

Credo che questi siano i pochi insegnamenti che le lotte “sociali” ecologiste ci hanno dato negli ultimi decenni.

Forse un’altra occasione ci si presenta all’orizzonte, un’occasione da non perdere, sono fermamente convinto che basterebbe non ripetere i soliti errori per andare incontro ad inaspettati riscontri.

Si potrebbe condensare tutto questo mio soliloquio in un concetto molto semplice: “multiformità delle azioni senza preconcetti e paletti”.

Facciamola finita con le paranoie sull’avanguardia, sulla spettacolarizzazione delle azioni, ognuno agisca come vuole, tutto si armonizzerà in un “unicum”, e soprattutto dissociamoci dalle dissociazioni.

Sarò sicuramente uscito “fuori tema”, credo che comunque tra di voi ci saranno degli anarchici e delle anarchiche. Il mio è un discorso di un anarchico indirizzato più che altro a degli anarchici-e, ma spero sia stato raccolto da tutti-e, anche se rappresenta un punto di vista “particolare”.

Quello che è certo è che i problemi che abbiamo affrontato oggi riguardano tutti, la vita di tutti.

Mi piacerebbe moltissimo partecipare al dibattito lì con voi, ma per forza maggiore mi è impossibile.

Un saluto anarchico e rivoluzionario,

Alfredo Cospito
Carcere di Ferrara

PER SCRIVIRE AI COMPAGNI ANARCHICI INCARCERATI IL 27 F  A BARCELLONA

Alberto Frisetti: Modulo 4

Luca Callegarini: Modulo 4

Ermanno Cagnassone: Modulo 2

Danilo Infantino: Modulo 4

Emmanuele Agliano: Modulo 2

Jalienne S.: Modulo 1 femenino

Sara Casiccia : Modulo 1 femenino

BRIANS I,

CARRETERA DE MARTORELL-CAPELLADES, KM 23, BAJO, SANT ESTEVE SESROVIRES, CODIGO POSTAL (C.P.) 08635, (BARCELONA). SPAGNA

*Per scrivere ai compagni devono essere riportati: nome, cognome e modulo, altrimenti le lettere non arrivano. Arrivano solo lettere, niente riviste o libri.

Per la Cassa di Solidarieta’

C.C. IT19G0347501605000317522969

Intestato a: Luca Cagnassone

 

Il compagno Davide Delogu trasferito al carcere di Vibo Valentia

Il prigioniero anarchico deportato sardo Davide Delogu è stato trasferito dal carcere di Caltagirone a quello di Vibo Valentia.

Per Scrivergli:

DAVIDE DELOGU

C.C. Nuovo Complesso
Contrada Cocari
89900 Vibo Valentia

Per sostenere la Cassa di solidarietà per Davide:

Il conto è intestato a: Laura Gargiulo
IBAN: IT27E0306967684510327514549

 

 

Kafka alla messinese. Testo dell’anarchica Anna Beniamino sul 270bis notificatole nel carcere di Messina (marzo 2021)

Esistono fenomeni repressivi in cui il comico travalica il tragico.

I giorni scorsi sono stata l’involontaria protagonista di uno di questi, tra i tanti che il carcere messinese riesce a regalare, ogni giorno.

La DDA (Direzione Distrettuale Antimafia) di Messina, tramite emissari della Digos cittadina, mi ha notificato in carcere, il 26 febbraio 2021, un avviso di garanzia per 270bis (associazione sovversiva con finalità di terrorismo), a me sola contro lo Stato, ad opera dei PM Vito Di Giorgio e Antonio Carchietti perché è stato: «inviato un hard-disk tramite corrispondenza indirizzata allo stesso istituto di pena. Ritenuto che il contenuto del suddetto hard-disk possa fornire elementi utili ad evidenziare le condotte criminose dalla stessa posta in essere o a mettere in luce il sorgere di nuove azioni con finalità terroristiche o di eversione dell’ordine democratico. Rilevato che, come segnalato dalla Digos di Messina nell’informativa sopra indicata, appare necessario apprendere il contenuto del citato hard-disk».

Ad aggiungere ridicolo al tutto c’è che il suddetto hard-disk non è entrato attraverso una non meglio specificata “corrispondenza” (fatto pressoché impossibile per chiunque conosca un minimo le modalità di ricezione, registrazione e controllo postale in carcere) ma era custodito al casellario, all’ufficio valori e mi ha seguito a distanza nei vari pellegrinaggi tra le patrie galere degli ultimi 4 anni, contenendo… semplicemente gli atti giudiziari del procedimento Scripta Manent. Insomma… un 270bis per detenzione di atti giudiziari di un processo per 270bis. Ne avevo richiesto l’uscita, come oggetto depositato all’ufficio valori, in occasione di un colloquio.

Con questo la DDA e Digos messinesi si sono distinte per l’applicazione più creativa dell’anno dell’utilizzo dello spauracchio “associativo”… visto che in questo caso i correi potrebbero essere solo i PM torinesi redattori degli atti… o gli addetti degli uffici valori del carcere che li custodivano.

Una tragicommedia che rivela le ricadute spicciole dello stato di polizia (penitenziaria) in atto.

Anna
Messina, marzo 2021

VOI GLI DATE VENT’ANNI, NOI GLI DIAMO LA PAROLA

Sabato 20 marzo
Ore 16:00 — Chernobyl cineforum. Proiezione delle prime due puntate della serie “Chernobyl”, di Johan Renck.
Ore 18:00 — Dibattito sulla lotta contro il nucleare a partire da un intervento di Alfredo Cospito.
Alfredo si trova imprigionato a seguito della condanna a 20 anni avuta nel processo anti-anarchico Scripta Manent. Prima di questa sentenza era già in carcere dal 2012 per aver colpito assieme ad un altro compagno, a Genova, il 7 maggio dello stesso anno, l’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi.

Domenica 21 marzo
Ore 16:00 — Conclusione Chernobyl cineforum. Proiezione delle ultime tre puntate e a seguire cena.

Circolaccio Anarchico
viale della repubblica 1/a — Spoleto

 

Ancora un 270bis contestato all’anarchica Anna Beniamino (febbraio 2021)

Da quando la DNAA (Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo), dal 2015, coordina le varie procure antiterrorismo, queste ultime gareggiano a chi ha il 270bis più facile. A questa competizione tra teste pensanti si è unita anche la polizia penitenziaria, un cui nucleo, a partire dall’autunno del 2020, ha iniziato a dare il proprio contributo alla DNAA.

Così lo scorso venerdì 26 febbraio la Digos di Messina si è recata nel carcere di quella città per notificare alla compagna Anna Beniamino un nuovo 270bis. Secondo gli investigatori Anna avrebbe ricevuto via posta un hard-disk dal contenuto ancora ignoto, questa è la contestazione da cui parte tutto. Ironia – o meglio idiozia – vuole che l’hard-disk in questione contenga i faldoni d’indagine di un altro 270bis, quello di Scripta Manent, e che sia stato autorizzato ad Anna nel 2017 per darle modo di consultare le carte poliziesche di quel procedimento. Da allora fino ad oggi ha seguito Anna per i vari casellari delle carceri in cui lei è transitata, dunque Rebibbia, L’Aquila, Lecce, Messina, di nuovo Rebibbia e di nuovo Messina, fino all’arguta intuizione della procura messinese.

 

Per scrivere ad Anna:

Anna Beniamino
C. C. “Gazzi” femminile
via Consolare Valeria 2
98124 Messina

 

IV anniversario dello spazio anarchico Motín (Madrid, Spagna, 27-28.02.2021)

Sabato 27 febbraio

Ore 13:00 – Laboratorio sull’occupazione. Strumenti, esperienze, consigli e alcune procedure per imparare a occupare.

Ore 15:00 – Pranzo 100% vegetariano.

Ore 17:00 – Dibattito: «Su la testa. La svolta autoritaria di nuova forma e la repressione anti-anarchica in Italia». A cura di compagni del giornale anarchico “Vetriolo”.

Ore 19:00 – Dibattito: «La nostra proposta è il conflitto». Un approccio all’anarchia nera. Informalità, insurrezionalismo, nichilismo… una panoramica degli ultimi decenni e l’attualità di queste proposte.

Domenica 28 febbraio

Ore 12:00 – Omaggio a Delgado, Granado e Agustín Rueda e agli anarchici repressi da Franco e durante la transizione nel vecchio carcere di Carabanchel. Alcune parole e una corona di fiori. Appuntamento al metro / Renfe di Aluche.

Cibo 100% vegetariano. Tutto il ricavato andrà a sostegno dell’autogestione dello spazio.

Local Anarquista Motín
Calle Matilde Hernández 47 – Madrid
<M> fermate “Oporto” o “Vista Alegre”