L’ unico sentiero percorribile: manifesto in solidarietà ad Alfredo Cospito

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L’inverno del capitale

Le elezioni di questo fine settimana sono state molto importanti per le sorti dell’Europa. No, non parliamo della misera messa in scena della tornata elettorale italiana, ma dei referendum che si sono svolti in alcuni territori occupati dell’Ucraina per l’annessione alla Federazione Russa.

 

Con essi, la “guerra mondiale” per procura e regionalizzata che si combatte fra Russia e NATO assume una svolta formale dalle importanti conseguenze pratiche. Dal momento in cui il Donbass, Kherson e Zaporozhye diventeranno ufficialmente parte della Russia, il regime di Putin potrà sostenere che ogni attacco ucraino in questi territori verrà letto come un attacco alla Russia stessa. Ne deriva l’ordine di mobilitazione generale, la proclamazione della legge marziale, la trasformazione della propria industria in un’economia di guerra per difendere la patria. 

 

Con questa svolta strategica il governo russo esce dalla retorica dell’Operazione Militare Speciale – neologismo preso in ispirazione dalle “missioni di polizia internazionale”, le “missioni di pace”, le “guerre umanitarie” e altre fantasiose sortite dei dottor Stranamore del tanto odiato Occidente – per passare alla dichiarazione di guerra vera e propria. A dimostrazione della natura farsesca di ogni meccanismo elettorale, che fotografa sempre i rapporti di forza tra dominanti e mai una astrusa quanto inesistente “volontà popolare”, Putin ha ordinato la mobilitazione parziale ancor prima di conoscere l’esito dei referendum, richiamando i primi trecentomila riservisti. 

 

Da questo momento in avanti, diventano cobelligeranti tutti quegli Stati che stanno armando da mesi il regime di Kiev e che gli hanno permesso di resistere con tanta efficacia e di contrattaccare con successi inaspettati. Chi arma uno Stato a cui viene formalmente dichiarata la guerra, è anch’egli (quasi) in guerra. Europa e Stati Uniti si dovranno ora assumere le responsabilità per un conflitto che hanno alimentato con ogni mezzo, allo scopo di dissanguare il nemico russo, sperando di ottenere il massimo risultato col minimo sforzo, mandando a cioè morire gli ascari ucraini. 

 

Piuttosto che scadere nelle letture partigiane dei pennivendoli di corte e delle opposte tifoserie, che in quanto internazionalisti e nemici di ogni Stato non possiamo che rigettare, ribadendo la nostra ostilità contro tutte le parti in guerra, vale la pena di soffermarci su un paio di riflessioni.

 

La prima. Il governo russo sicuramente ha fatto una scommessa azzardata. Annettere quei territori significa drammatizzare ulteriormente un’eventuale sconfitta (per fare un esempio, chiaramente una forzatura, proviamo ad immaginare la tragedia geopolitica se gli USA perdessero di nuovo il Texas in una guerra col Messico). Questo significa giocarsi il tutto per tutto pur di evitare tale sconfitta. Ci rendiamo conto dei pericoli che questa deduzione porta seco quando parliamo della prima potenza nucleare al mondo. La stessa scelta di una mobilitazione generale porta con sé, come conseguenza immediata, l’avvento della guerra nelle case di milioni di cittadini russi. Fino ad ora, Putin aveva giocato a fare “l’americano”, a fare una guerra lontana nel mentre cercava di mantenere una vita normale e agiata per i cittadini delle principali città; mandare le cartoline a casa e portarsi via, forse per non farli più tornare, milioni di figli, di mariti, di fratelli rompe radicalmente con questo immaginario. Questo significa radicalizzare anche il fronte interno e l’opposizione alla guerra, che, come ci indicano le grandi manifestazioni di piazza e le decine di azioni dirette di sabotaggio e disfattismo, è molto forte nel Paese. 

 

La seconda riflessione. Pur rappresentando un ulteriore importante passo verso una possibile guerra nucleare, c’è ancora un elemento importante di controtendenza rispetto a questo scenario. Se c’è una cosa su cui la Russia oggi è forte sta nel fronte energetico. L’inverno alle porte le farà guadagnare ulteriore forza. Evidentemente questo non si sposa con una guerra nucleare: una guerra nucleare per definizione non può che durare pochi giorni, dopo i quali si estinguerebbe se non la razza umana quanto meno la sua attuale civiltà. Al contrario, la leva del gas è efficace se prova a prolungare l’attuale situazione per tutto l’inverno, nella speranza di poter far implodere l’economia europea. Ma perché questo accada occorre innanzitutto fermare la controffensiva ucraina prima che riesca a sfondare, quindi richiamare subito centinaia di migliaia di soldati. 

 

Da queste due riflessioni possiamo dedurre la possibile evoluzione dell’attuale conflitto nei prossimi mesi: la formale dichiarazione di guerra all’Ucraina, quindi la mobilitazione di milioni di soldati per stabilizzare il fronte; contemporaneamente la dichiarazione di boicottaggio di ogni interazione industriale con tutti quegli Stati che sostengono militarmente il regime di Kiev. Gli strateghi russi ancora una volta punteranno sul Generale Inverno, come con le guerre contro Napoleone e Hitler. 

 

Come dovrà agire l’anarchismo rivoluzionario in questo frangente? Come abbiamo dichiarato sin dall’inizio delle ostilità noi siamo nemici di ogni Stato, di ogni governo, contro le loro guerre che mandano a morire e ad ammazzarsi fra loro i proletari per gli interessi dei grandi oligarchi. La nostra azione disfattista deve indirizzarsi in particolare contro il “nostro” Stato, contro il “nostro” governo. Qualunque altro atteggiamento finirebbe inevitabilmente nell’opportunismo. Gli anarchici russi e insieme a loro una fetta ancora minoritaria, ma sempre più determinata e quantitativamente in forte crescita della società russa, sta dando l’esempio con decine di azioni di disfattismo: sabotaggi ferroviari, incendi ai centri di reclutamento, diserzioni e fughe in massa dal Paese. Dobbiamo prendere esempio dal loro coraggio, certo non per attaccare gli interessi russi in Occidente, il che significherebbe dare un aiuto al fronte euro-americano, ma opponendoci ai nostri governi, rallentando la loro mobilitazione militare. 

 

D’altro canto, i governi europei e americani hanno delle gravi responsabilità nella situazione in corso. Non solo in termini generali, con l’espansione della NATO che è su tutti il fattore principale che ha creato le premesse per questo disastro, ma anche nel caso specifico dell’Ucraina: sostenendo le forze anti-russe in quel Paese, armando e addestrando i gruppi nazisti locali, integrando l’economia ucraina all’interno di una sfera di neoliberismo selvaggio, tacendo e sostenendo episodi come il linciaggio dei sindacalisti (Odessa, 2014), o l’uccisione di decine di giornalisti e politici di opposizione, opprimendo le popolazioni russofone nell’est. Dal febbraio scorso, sostenendo con armi sempre più potenti, con l’intelligence, con i satelliti, con le sanzioni una delle parti in conflitto. Di fatto quindi trasformando la guerra tra Russia e Ucraina in una guerra mondiale dove l’Ucraina agisce per procura dell’imperialismo occidentale. 

 

Essere internazionalisti in un paese occidentale significa lottare per la sconfitta della NATO. Ci troveremo ad agire in un contesto nel quale l’economia di guerra trasformerà le nostre vite. I governi europei hanno stabilito per il prossimo inverno una “cura dimagrante” nella speranza di far sopravvivere le loro economie allo stop alle importazioni di gas e petrolio dalla Russia. Tra le misure si parla di una riduzione forzata dei consumi energetici, dell’abbassamento alla sorgente dei volumi di elettricità per tutta la popolazione. Ciò avviene nel contesto di una inflazione ormai fuori controllo. La lotta contro il carovita deve assumere la coscienza di essere una lotta contro la guerra. Stesso discorso per quanto riguarda le lotte locali contro opere come il rigassificatore di Piombino, il Tap o il gasdotto Snam. 

 

Per quanto riguarda l’Italia, la guerra ha già fatto deragliare il governo di Unità Nazionale. Mario Draghi, nominato in questi giorni “statista dell’anno”, ha preferito dimettersi piuttosto che continuare a dover sopportare i mal di pancia sociali e politici che le sue politiche di guerra stavano cominciando a provocare con sempre maggiore insistenza. Ma il nuovo governo uscito dalle urne del 25 settembre non potrà che continuare con quelle politiche. Giorgia Meloni ha passato la campagna elettorale a rassicurare sulla propria fedeltà alla NATO e alle sanzioni. Andato al potere sull’onda del disagio sociale, l’inverno al freddo, il carovita, il nuovo governo della destra ha già la fossa scavata davanti ai piedi dall’economia di guerra: spingiamocelo dentro! 

 

È però evidente che non sarà possibile alcuna alleanza, alcun fronte popolare, con l’opposizione di sinistra. Il solo rimprovero che la sinistra democratica italiana ha saputo opporre in questi mesi alla destra si è incentrato sull’accusa di ambiguità, di amicizie con Putin, di sospetti interessi filorussi che i destri avrebbero intessuto negli anni. In altre parole, l’opposizione del PD sarà totalmente impostata nell’accusa al nuovo governo di non essere abbastanza filoamericano, di non essere abbastanza impegnato nella guerra. Sul tema della guerra un governo del PD oggi rappresenterebbe addirittura un’ipotesi peggiore di un governo di destra. I rivoluzionari potranno dunque contare esclusivamente sulle loro forze, come sempre. Se ad “aiutarci” sarà una condizione oggettiva sempre più drammatica, d’altro canto la mobilitazione militare significa da sempre anche l’intensificazione della repressione sul fronte interno. Il potere in particolare teme gli anarchici, sa che sono la più pericolosa area di opposizione radicale, tanto nelle idee quanto soprattutto nelle pratiche. In questo contesto va letta la repressione feroce di questi ultimi mesi. Per citare il solo caso della decisione di trasferire Alfredo Cospito in regime di 41 bis, questo ci parla, e non solo suggestivamente, della volontà del potere di tappare la bocca agli anarchici. Volontà espressa in questi ultimi mesi con le numerose inchieste che hanno preso di mira e ordinato il sequestro di libri, giornali, siti internet di controinformazione. Ben curioso che mentre ci chiedono sacrifici, ci fanno pagare la benzina due euro al litro, hanno aumentato il costo del gas del 1000%, ci dicono che tutto questo lo dobbiamo sopportare perché dobbiamo fare le sanzioni contro un crudele tiranno che imprigiona gli oppositori politici, eppure in Italia i giornali, i siti, i libri scomodi vengono sequestrati e gli anarchici seppelliti in 41 bis! 

 

Sono queste le contraddizioni che dobbiamo agitare contro i nostri nemici. A questo livello, generale, dello scontro possiamo anche ottenere i risultati parziali. Non c’è tempo da perdere. 

 

Anarchici a Foligno

30 settembre 2022

 

e-mail: circoloanarchicolafaglia@inventati.org

telegram: https://t.me/circoloanarchicolafaglia

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Una lettera di Ivan, dalla prigione di Villepinte [IT]

Qui di seguito uno scritto dell’anarchico Ivan Alocco, arrestato l’11 giugno e attualmente recluso nel carcere di Villepinte, in Francia. In allegato un file PDF con lo stesso testo.
Rompere l’isolamento! Per una solidarietà rivoluzionaria immediata con Ivan e tutti gli anarchici imprigionati!


Scrivo per condividere qualche riflessione e dare delle notizie. Vorrei cominciare con qualcosa che illustra bene i metodi del sistema giudiziario. Qualche giorno dopo il mio arresto, la giudice che ha istruito l’inchiesta, Stéphanie Lahaye, ha mandato due sbirri della SDAT [la Sotto-Direzione Antiterrorismo della polizia giudiziaria] (fra cui l’ufficiale di polizia giudiziaria «RIO 1237232» – come macchine, hanno dei numeri al posto dei nomi) per interrogare mia figlia e sua madre. Obbedendo ai suoi ordini, alle procedure della giustizia dello Stato, hanno cercato di fare pressione su una ragazzina di 12 anni. Avrebbero voluto interrogarla da sola. Evidentemente, sua madre ha rifiutato di lasciarla. Una procedura ordinaria, banale, un atto necessario per stabilire la verità, secondo giudici e sbirri. Un modo, secondo me, di cercare di diffondere il timore. Un avvertimento per i miei cari e per tutti, perché, nella logica inquisitrice della Giustizia, le persone che restano o che si mettono a fianco di un anarchico accusato di azioni dirette sono sospette e devono essere importunate.

È un po’ la stessa logica che è stata utilizzata contro di me. Quando la stessa ufficiale di polizia giudiziaria, durante gli interrogatori mentre ero in stato d’arresto, mi chiedeva, mi rimproverava di aver apportato il mio sostegno ad anarchici incarcerati, in Francia e in altri Paesi. Di aver scritto loro e ogni tanto aver mandato loro un po’ di soldi. Certo, ho scritto spesso a numerosi compas incarcerati e ho fatto del mio meglio per esprimere loro la mia solidarietà. Perché sono anarchici e anche perché sono convinto della giustezza e della necessità delle azioni di cui alcuni di loro sono accusati. Penso che la solidarietà, con tutti i mezzi necessari, con dei compas colpiti dalla repressione, sia fondamentale. Evitare di solidarizzarsi apertamente con loro, per paura che la repressione si estenda, significherebbe entrare nel gioco della Giustizia, accettare la sua logica. Una logica che ci farebbe arretrare sempre di più, fino ad abbandonare, o quasi, i rivoluzionari imprigionati.

Ma veniamo ora ai fatti per i quali sono attualmente in detenzione preventiva. Ecco l’elenco degli incendi:

– il 22 gennaio 2022, un veicolo della Enedis (a Parigi) e uno della SFR (a Montreuil);

– il 20 febbraio, un veicolo dell’Est Républicain (a Montreuil);

– il 4 marzo, un’auto con targa del corpo diplomatico e un’Aston Martin (a Parigi);

– il 24 aprile, un veicolo della Enedis (a Parigi);

– l’11 giugno, un’auto con targa del corpo diplomatico (a Parigi).

Come dicevo nella mia prima lettera, sono anche «témoin assisté» [uno statuto intermedio fra semplice testimone e accusato] in un’altra inchiesta, cominciata dalla polizia giudiziaria di Parigi. Questa si incentra su 53 incendi di veicoli, rivendicati da anarchici, fra 2017 e 2021. Non so altro su questa parte del caso.

In questo elenco ci sono delle auto d’istituzioni statali straniere (o dei loro alti funzionari), nei quartieri ricchi di Parigi. Incendi che devono dare un’immagine «così così» della Francia, di fronte al personale diplomatico dei suoi partner internazionali. Da parte mia (e so che non sono il solo), penso che tutti gli Stati sono i responsabili diretti delle guerre, dello sfruttamento, della repressione subiti da miliardi di persone. Potremmo vedere questi incendi come dei piccoli ritorni di fiamma. In attesa di meglio. Ci sono anche dei veicoli di ricchi e di grandi imprese, per esempio del settore dell’energia (come Enedis, filiale d’EDF [l’ENEL francese]). Delle società che, con la scusa della «sovranitàenergetica», provocano le nocività nucleari di oggi, i possibili disastri nucleari di domani. Ci sono delle imprese che ci rincoglioniscono con la loro propaganda dei valori capitalisti e statali (come il quotidiano l’Est Républicain) o che ci rinchiudono nella tela di ragno digitale (come SFR).

Ognuna di queste azioni è stata spiegata da una rivendicazione e io non ho nulla da aggiungere. Per quanto mi riguarda, non posso che sostenere con tutto il cuore la pratica dell’azione diretta distruttiva. Sostengo la scelta degli obiettivi di questi attacchi, le loro motivazioni ed il fatto di rivendicarli apertamente come contributi alla lotta anarchica contro lo Stato ed il sistema capitalista. Stessa cosa per la pratica della solidarietà internazionalista con degli anarchici imprigionati, che queste azioni hanno spesso espresso.

Per le notizie:

Il 5 ottobre passerò davanti al Giudice delle Libertà e della Detenzione, che deciderà se prolungare la preventiva oppure lasciarmi uscire. La nuova giudice istruttrice che si occupa del mio caso (la precedente ha cambiato posto) è Anne Grandjean, sempre al tribunale di Bobigny. La mia posta (in entrata e in uscita) è sempre bloccata, questo dal 19 luglio. A quanto pare, dovrebbe sbloccarsi presto (bon, bisogna tenere conto della lentezza della burocrazia giudiziaria). In ogni caso, appena potrò riceverla, cercherò di rispondere ad ogni persona che mi ha scritto, che ringrazio in anticipo. Il dossier dell’inchiesta è stato depositato all’ufficio della prigione, quindi potrò (sempre tenendo conto della lentezza della burocrazia carceraria) sapere un po’ di più di quello che dicono gli sbirri.

I miei ringraziamenti di tutto cuore vanno ai miei cari, ai compas dell’Anarchist Bure Cross, alla Cassa Antirepressione delle Alpi Occidentali (anche per la loro gentile disponibilità finanziaria). E a tutti/e voi che mi avete scritto! Una strizzata d’occhio a quelli e quelle che esprimono la loro solidarietà attraverso gli atti, come il bello striscione a Bure e quello vicino a Caen, i cartelloni all’arrivo del Tour de France, l’incendio di un furgoncino di Vinci a l’Hay-les-Roses, di un veicolo dell’impresa di telecomunicazioni Cosmote, ad Atene, di un ripetitore telefonico a Barcellona e pure la devastazione di alcuni ripetitori telefonici nel Gers. Grazie! Un abbraccio fraterno ai compagni e alle compagne anarchici rinchiusi nelle prigioni del mondo intero, in special modo ad Alfredo, che lotta contro il 41 bis.

Viva l’anarchia!

 

Per scrivermi: Ivan Alocco

n. d’écrou 46355

M. A. de Villepinte 40,

avenue Vauban 93420 –

Villepinte Francia

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IT Corretto 2 Una lettera di Ivan, dalla prigione di Villepinte

La Nemesi: un nuovo sito internet a sostegno delle pratiche d’attacco e della solidarietà rivoluzionaria internazionale

(it) https://lanemesi.noblogs.org/post/2022/09/24/la-nemesi-un-nuovo-sito-internet-a-sostegno-delle-pratiche-dattacco-e-della-solidarieta-rivoluzionaria-internazionale/

(en) https://lanemesi.noblogs.org/post/2022/09/24/la-nemesi-a-new-website-in-support-of-practices-of-attack-and-international-revolutionary-solidarity/


 

La Nemesi è un sito internet gestito da anarchici e dedicato alla pubblicazione di testi inerenti il conflitto contro lo Stato, il capitale e ogni autorità. Con l’apertura di questo sito internet intendiamo andare oltre le caratteristiche proprie della cosiddetta contro-informazione, dando maggiore spazio a testi e contributi che il più delle volte, negli spazi contro-informativi che popolano il mondo virtuale, finiscono per essere seppelliti nell’indeterminatezza generata dallo strumento telematico.

La Nemesi nasce dunque con lo scopo di pubblicare e diffondere testi rivendicativi o informativi riguardanti azioni e sabotaggi, nonché articoli, resoconti e corrispondenze da rivolte e insurrezioni in tutto il mondo. È una sorta di «bollettino» della lotta rivoluzionaria anarchica e più in generale della guerra sociale intrapresa dagli oppressi.

Altrettanto spazio verrà dedicato alla pubblicazione di dichiarazioni e documenti scritti da anarchici imprigionati nelle carceri dello Stato, come ad aggiornamenti sulla situazione detentiva dei compagni, sulle mobilitazioni e le iniziative in solidarietà, sulle operazioni repressive anti-anarchiche passate, presenti e future e in generale sulla repressione contro il movimento.

Oltre a ciò, verranno riportate le novità editoriali (giornali, riviste, fogli, bollettini, libri, opuscoli, ecc., di recente pubblicazione) e occasionalmente saranno inseriti articoli o estratti di testi provenienti da pubblicazioni più o meno recenti. A differenza degli altri articoli, questi ultimi inserimenti saranno dettati dal buono e dal cattivo gusto di chi gestisce il sito internet.

Una ulteriore parte de La Nemesi sarà composta da una sezione, aperta a mo’ di archivio, dedicata ad articoli e testi rivendicativi inerenti azioni realizzate da anarchici in Italia a partire dagli anni ’50 fino ad oggi. La delimitazione geografica e temporale è posta non solo per dare un limite a un lavoro che altrimenti, se esteso indefinitamente, risulterebbe oltremodo mastodontico, ma soprattutto perché abbiamo creduto occorresse avere uno spazio accessibile in cui poter raccogliere innumerevoli testi avendo attenzione a quanto accaduto nel corso di questi decenni specificatamente in Italia. Per questa sezione saranno sempre benvenute correzioni, precisazioni, informazioni, nuovi testi da inserire.

Infine, precisiamo che questo sito internet non aspira a rappresentare, omologare o a farsi portavoce di nessuno. Non è frutto del lavoro di un collettivo, di un gruppo o di un’«area» specifica: a gestirlo sono alcuni individui che, molto semplicemente, lo hanno ritenuto necessario per amplificare l’entità e le possibilità dell’agitazione e della propaganda delle idee anarchiche.

La nostra lotta, in un certo senso, è una nemesi contro un destino che il potere vorrebbe definire come ineluttabile. Non una redistribuzione di giustizia o un bilanciamento di responsabilità, ma una collera che con il proprio eccesso afferma una semplice verità: il futuro, la gioia, la vita li strappiamo e li faremo nostri contro ogni avversità, sfruttamento, oppressione.

È con questa consapevolezza nel cuore che sosteniamo le pratiche d’attacco e la solidarietà rivoluzionaria internazionale con tutti gli anarchici e i rivoluzionari imprigionati. Lottiamo, fino alla liberazione totale, per la distruzione di questo ordine sociale e di ogni autorità.

Settembre 2022

Sito internet: https://lanemesi.noblogs.org/
E-mail: lanemesi@autistici.org 

Presidio alla DNAA il 30 settembre a Roma

Presidio alla DNAA il 30 settembre a Roma

Contro il 41 bis
Contro la repressione anti-anarchica
Per una solidarietà rivoluzionaria ad Alfredo Cospito e a tutti i compagni colpiti dallo Stato
Fuoco a tutte le galere
Liberi tutti

Presidio alla Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, responsabile dell’applicazione del 41 bis.
Venerdì 30 settembre, ore 10:00, vicolo della Moretta, Roma.

 

 

Mobilitiamoci contro la repressione

Con la proclamazione della pandemia, nei sistemi democratici capitalisti si sono affermate forme di governo  basate sullo stato di emergenza permanente.
Senza soluzione di continuità siamo passati dalla reclusione di massa delle misure di sanità pubbliche – coprifuoco, lockdown, ecc… – all’economia di guerra: aumentano i prezzi dell’energia e dei beni primari (cibo) e i media parlano di razionamento energetico per l’inverno.
Già stremati dall’emergenza sanitaria, ora dobbiamo tirare la cinghia per pagare le spese di guerra mentre gli azionisti di Leonardo, ENI e Stellantis riempiono i loro conti in banca.
Siamo convinti che in molti paesi d’Europa una parte della popolazione si mobiliterà contro un ulteriore abbassamento delle proprie condizioni di sopravvivenza, ma siamo anche consapevoli che i governi, e ormai da diversi anni, hanno affilato i loro strumenti repressivi in vista di questa situazione.
L’Italia fa scuola. Qui, a gestire le “emergenze” in termini di repressione troviamo al primo posto la DNAA, Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, la quale, tra le altre, ha il compito di esprimersi in merito all’opportunità di assegnare questo o quel detenuto a regimi detentivi speciali, in primo luogo il 41 bis.
L’Antimafia (che dal 2015 si occupa anche di terrorismo) esporta nell’ambito della repressione politica i metodi “eccezionali” ed “emergenziali” utilizzati contro la criminalità organizzata.
Il 41 bis è una forma di tortura istituzionalizzata che, utilizzando le tecniche di deprivazione sensoriale, mira a produrre danni psichici e fisici a chi è sottoposto a questo regime, al fine di “produrre pentiti”.
Si tratta di uno strumento già utilizzato ai fini della repressione politica e applicato a detenuti e detenute appartenenti all’organizzazione comunista BR-PCC.
Negli ultimi mesi, sia la DNAA che il 41 bis hanno avuto un ruolo chiave nell’inasprimento repressivo contro contro il movimento anarchico. Tra gli episodi più recenti vogliamo segnalare:
– la pesante condanna a 28 anni di reclusione per 280 c. p. (attentato con finalità di terrorismo) a Juan Sorroche Fernandez accusato dell’attacco alla sede di Treviso del partito razzista della Lega Nord;
– la riqualificazione nel reato di “strage politica”, da parte della Corte di Cassazione, dell’attacco esplosivo contro la scuola allievi dei carabinieri di Fossano per cui sono stati condannati i compagni Anna Beniamino ed Alfredo Cospito. Entrambi gli attacchi non avevano provocato nessuna strage ma unicamente danni materiali;
– lo scorso maggio, il trasferimento di Alfredo nel carcere di Bancali (Sassari), in regime di 41 bis.
Questi attacchi repressivi indicano la “tolleranza zero” verso l’azione diretta.
Siamo consapevoli che si tratta di un avvertimento per tutti coloro che partecipano attivamente al conflitto sociale e che determineranno, a cascata, un aumento della pressione repressiva su tutte le iniziative di lotta.
Perciò riteniamo che la difesa di questi compagni riguardi tutti e tutte, così come riteniamo che estendere la  solidarietà e difendersi collettivamente dalla repressione sarà uno degli aspetti da affrontare nelle lotte del prossimo futuro.
Abbiamo quindi deciso di dare corso ad una serie di iniziative di lotta che riguardino le questioni specifiche che abbiamo indicato, con l’intento di allargare il fronte della lotta alla repressione.

Primo appuntamento della mobilitazione:
Venerdì 30 settembre: presidio alla Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, responsabile dell’applicazione del 41 bis (vicolo della Moretta, ore 10:00).

Compagne e compagni anarchici

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Giornate di discussione in occasione dell’apertura del Circolo Anarchico “La Faglia” (Foligno, 15-16 ottobre)

Giornate di discussione in occasione dell’apertura del Circolo Anarchico “La Faglia”

Sabato 15 ottobre, ore 15:00.
A centocinquanta anni da Saint-Imier. L’attualità dei principi sviluppatisi nel congresso di Saint-Imier, le ragioni della nostra lotta, la teoria e la pratica dell’anarchismo tra internazionale, internazionalismo, autonomia nel metodo e nell’azione, solidarietà rivoluzionaria.
A seguire canzoni anarchiche vecchie e nuove, cena a buffet e sbicchierate.

Domenica 16 ottobre, ore 15:00.
Alfredo Cospito fuori dal 41 bis. Incontro su pratiche di solidarietà e progettualità rivoluzionaria.
A seguire cena a buffet.

Circolo Anarchico “La Faglia”
via Monte Bianco 23 — Foligno

e-mail: circoloanarchicolafaglia[at]inventati[dot]org
telegram: t.me/circoloanarchicolafaglia

Roma: interruzione di kermesse democratica in solidarietà con Alfredo Cospito [IT + EN]

La sera del 20 settembre a Roma abbiamo interrotto la kermesse democratica che ha avuto luogo al cinema Troisi. Come ospiti speciali della serata: il filosofo critico Noam Chomsky e il regista impegnato Ken Loach. Abbiamo fatto irruzione con uno striscione che recitava “Contro ogni galera. 41 bis = tortura. Alfredo libero”, lanciato volantini e letto il seguente testo.

FUORI ALFREDO DAL 41 BIS
TUTTE LIBERE, TUTTI LIBERI
Dal 5 maggio il nostro compagno Alfredo Cospito si trova prigioniero in regime di 41 bis.
Il 41 bis è un regime di tortura istituzionalizzata, nato per isolare, silenziare e annichilire il prigioniero, cercando così di portarlo alla collaborazione con la Giustizia. Non vogliamo chiedere gabbie più confortevoli e nemmeno fare le vittime. Siamo contro tutte le galere, le vorremmo veder bruciare. Non siamo stupiti o indignati, sappiamo benissimo che tutto questo avviene all’interno di un regime democratico. La democrazia si fonda sull’annientamento del nemico interno ed esterno. Non è una novità legata all’avvento della cosiddetta pandemia, questo meccanismo è insito alla democrazia rappresentativa che, in quanto prevede dei rappresentanti, crea necessariamente uno scarto incolmabile con i rappresentati. Semplicemente, da due anni a questa parte, pensiamo che i regimi democratici abbiano calato la loro maschera: repressione per tutt*, stati di emergenza permanenti, vaccinazione obbligatoria, green pass, persecuzione di chi non sta alle regole, razionamenti ecc.. La situazione è auto-evidente.
Lo Stato ci sta dando un monito: chi diffonde le pratiche e le idee anarchiche e rivoluzionarie viene seppellito vivo. Ne sono un esempio anche le recenti condanne a Juan Sorroche (28 anni di carcere per un attacco contro una sede leghista) e ad Anna Beniamino (condannata assieme ad Alfredo per strage politica, una pena che prevede l’ergastolo). L’inasprimento repressivo che stiamo vivendo non può passare sotto silenzio, non possiamo arenarci nell’attendismo. Sono tempi duri, ma non ne verranno di migliori se non agiamo ora.

Per questo è importante pretendere il declassamento di Alfredo dal 41 bis con tutte le nostre forze, diffondere le idee anarchiche e rivendicare le pratiche per cui è stato condannato, pratiche che da sempre sono parte del movimento anarchico.

Ai democratici e ai falsi critici non abbiamo niente da dire… volevamo solo rovinarvi la festa.

LIBERTA’ PER LE ANARCHICHE E GLI ANARCHICI INQUISITI

MORTE ALLO STATO, VIVA L’ANARCHIA


Interruption of a democratic kermesse in solidarity with Alfredo Cospito (Rome, Italy, September 20, 2022)

On the evening of September 20, in Rome, we interrupted a democratic kermesse that took place at the Troisi cinema. The evening’s special guests were the critical philosopher Noam Chomsky and the committed filmmaker Ken Loach. We stormed in with a banner that read ‘Against every prison. 41 bis = torture. Freedom for Alfredo’, threw leaflets and read the following text.

ALFREDO OUT FROM 41 BIS
FREEDOM FOR EVERYONE

Since May 5, our comrade Alfredo Cospito has been imprisoned under the 41 bis regime.

The 41 bis is a regime of institutionalised torture, created to isolate, silence and annihilate the prisoner, thus trying to bring him to collaboration with justice. We do not want to demand more comfortable cages, nor do we want to be victims. We are against all prisons, we would like to see them burn. We are not surprised or outraged, we know very well that all this happens within a democratic regime. Democracy is based on the annihilation of the internal and external enemy. This is not a novelty linked to the advent of the so-called pandemic, this mechanism is inherent to representative democracy which, because it provides for representatives, necessarily creates an unbridgeable gap with the represented. Quite simply, for the past two years, we think that democratic regimes have dropped their masks: repression for all, permanent states of emergency, compulsory vaccination, green passes, persecution of those who do not play by the rules, rationing, etc. The situation is self-evident.

The state is giving us a warning: those who spread anarchist and revolutionary practices and ideas are buried alive. Examples of this are the recent convictions of Juan Sorroche (28 years in prison for an attack on a Lega Nord headquarters) and Anna Beniamino (sentenced together with Alfredo for political massacre, a sentence of life imprisonment). The repressive tightening we are experiencing cannot go unnoticed, we cannot get bogged down in wait-and-see. These are hard times, but better times will not come if we do not act now.

That is why it is important to pretend for Alfredo’s removal from 41 bis with all our strength, to spread anarchist ideas and to claim the practices for which he was convicted, practices that have always been part of the anarchist movement.

To the democrats and false critics we have nothing to say… we just wanted to spoil your party.

FREEDOM FOR THE PROSECUTED ANARCHISTS
DEATH TO THE STATE, LONG LIVE ANARCHY

Genova: striscioni per Alfredo

Sono stati appesi degli striscioni in un palazzo abbandonato di Genova con su scritto:
Alfredo Cospito
fuori dal 41 bis
Per l’anarchia

Volantino antielettorale

Riceviamo e diffondiamo

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antielettoralej

È disponibile il libro: “SINERGIA” RACCOLTA di TESTI e COMUNICATI dell’ANARCHICO ALFREDO COSPITO

È disponibile il libro:

“SINERGIA”

RACCOLTA di TESTI e COMUNICATI dell’ANARCHICO

ALFREDO COSPITO

 

Biblioteca Anarchica Sabot