“Tutto va estremamente bene!”

La parola d’ordine di questi giorni è: “regole”.

Ad ogni cittadino modello è chiesto un grande sacrificio: ubbidire incondizionatamente ad una legge.

Ma questa legge, o meglio questo insieme di decreti che si susseguono vorticosamente, in modo contraddittorio e confusionario, ha come teatro una società che ha perso in pochi giorni le “sue certezze”.

Un nuovo virus è apparso come figlio del capitalismo, della pressione umana sulla natura, come prodotto dello sfruttamento.

Di fronte a tale virus sconosciuto la salvezza risiede nell’ubbidire alle leggi, non tanto per sviluppare l’immunità ma per indirizzare il gregge; poi, se queste leggi impongono o permettono comportamenti insensati, va bene lo stesso. In simili frangenti, cosa è più utile: riempire la testa di leggi; bombardare con la propaganda del #iorestoacasa; cantare inni dai balconi; militarizzare strade e quartieri, oppure far si che la gente comprenda quella che è la situazione reale?

Se la legge permette di fare una sciocchezza enorme, chi è abituato a ubbidire e basta, non farà altro che aderire alle nefandezze della legge.

Per questo motivo il bene più grande da coltivare in noi è la ragione, non l’ubbidienza, né il cosiddetto “bene comune”.

Ci sono tanti modi per legare l’individuo all’ubbidienza, alcuni molto evidenti, altri meno.

Quelli più subdoli e meno riconoscibili si fondano sulla volontà collettiva e sul senso di comunità.

Il più delle volte tali collettività e comunità altro non sono che il prodotto funzionale, lo strumento di rigenerazione delle gerarchie e delle catene di comando: il terreno fertile, insomma, in cui attecchiscono più facilmente le radici della sorveglianza.

Ebbene, la prospettiva di avere idee condivise e sottoscritte, attraverso una limitazione quasi totale delle responsabilità individuali, è diventata nel tempo la prassi istituzionale più chiara e semplice per l’imposizione di ogni gerarchia, di ogni dominio, di ogni sfruttamento.

Ma quali “certezze” sarebbero dunque intaccate dal DPCM del governo?

E a quale “normalità” si agogna di ritornare al più presto?

La legge, oggi, dice che in tanti devono recarsi al lavoro; governo e padroni stringono accordi con le parti sociali e si ignorano gli operai che hanno organizzato scioperi spontanei.

Lo dice la legge: pattugliati in casa e, nello stesso tempo, a lavorare in fabbrica. Bisogna stare in casa, ma bisogna essere presenti sul posto di lavoro e in fabbrica.

Una dimensione che ricalca perfettamente lo slogan “distanti, ma vicini”, ovvero: da soli nei rapporti di forza contro gli strumenti dello sfruttamento; comunità nell’agire in modo responsabile alle ordinanze. Non è questo uno degli obiettivi più agognati dal modello economico vigente, sia esso incarnato dallo stato, sia esso incarnato da creativi imprenditori?

Intanto, in tutta questa situazione si è spinti alla delazione, si denunciano i vicini di casa usciti fuori , magari a buttare la spazzatura, si denuncia chiunque. Giornali e affini, come sempre, ma forse oggi con più foga, sono alla ricerca della notizia sensazionale e quindi pronti a fungere da sbirri e a denunciare. Politici e aspiranti tali, vogliono trarre profitto e visibilità con opere di sciacallaggio vero e proprio. Alcuni ministri cercano di conquistare il palcoscenico comunicando in diretta le scelte del governo relative al loro settore, altri politicanti dicono tutto e il contrario di tutto pur di stare sulla cresta dell’onda parlando dagli schermi di TV locali, nazionali, internazionali. C’è chi invoca elezioni e chi dice in diretta di essere ammalato. Come al solito, padroni e politicanti, danno spettacolo delle loro vite, mentre c’è chi porta i suoi familiari in ospedale, consapevole della possibilità di non poterli vedere mai più e c’è chi muore da solo, scortato a vista nel suo ultimo viaggio, dai militari.

Approfittando delle suggestioni create, numerose aziende promuovono sul mercato le loro app, i loro droni e la loro tecnologia per aiutare governo e sbirri e controllare gli spostamenti delle persone. Pronte insomma ad assicurasi una via privilegiata nella costruzione delle nuove infrastrutture della rete digitale. Nulla di nuovo per un modello economico che da tempo sta cercando di imporre i suoi nuovi standard ed i suoi nuovi obiettivi. Il rinnovamento del capitalismo ha bisogno di mettere in quarantena le sue vecchie forme di produzione industriale e di sfruttamento delle energie. Il nuovo assemblaggio strutturale sostenibile e condiviso è già in atto. Fatto proprio e propagandato dalla associazioni più disparate in flashmob e manifestazioni “pacificate”. Resta solo da rendere i sudditi consapevoli e disposti ad accettarne i parametri comportamentali senza intoppi eccessivi.

Ad ogni modo, riteniamo importante soffermare la nostra analisi su un ramo strutturale del capitalismo: l’apparato tecnoscientifico.

Governare significa sfruttare”, ma l’esigenza odierna del capitalismo di governare e reprimere in modo produttivo ed illimitato, presuppone la costruzione di un sistema scientifico capace di aggiornare e modificare continuamente la scelte da imporre. Inoltre, tali scelte devono essere applicate velocemente, per far questo c’è bisogno di comunità e territori capaci di introitare al meglio le esigenze dell’economia.

Una lettura superficiale di ciò che accade intorno a noi in questi giorni, potrebbe facilmente indurci a pescare in un universo letterario e filosofico, già più volte evocato e scarsamente ritornato utile ai fini di un’analisi tesa al contrattacco.

A cosa è funzionale il continuo accompagnamento della sorveglianza nelle nostre vite?

Può una telecamera o un drone, impedire una qualsivoglia azione volontaria? Assolutamente no! Può solo, in alcuni casi, dissuaderla o allontanarla altrove. Eppure l’arma della sorveglianza è nello stesso tempo spuntata e a doppio taglio.

I continui cambiamenti di contesto economico e decisionale devono prevedere o influenzare i comportamenti degli individui. Tuttavia, il livello di controllo totale non agisce sull’interiorità, ma sulla cosiddetta collettività. L’obiettivo del nemico è, dunque, modulare l’ambiente affinché risponda in un determinato modo: un ambiente che funzioni come sensore, come sonda, come polizia.

Quando l’ambiente diviene un sensore non esiste più un limite a ciò che può essere elaborato, raccolto, classificato. Nel modello disciplinare di controllo industriale, la sorveglianza si concentrava sul luogo di lavoro e sulle prigioni. Nell’era digitale l’interattività di rete annulla le differenze tra i processi di monitoraggio: la raccolta dei dati arriva a permeare una crescente gamma di spazi e attività. E alla fine il punto d’arrivo di una decisione guidata è l’automazione del giudizio. L’individuo limita la quantità di informazioni che può essere assorbita o elaborata, invece le macchine promuovono scenari di “neutralità” e “oggettività” che permettono di poter trascendere le parzialità di giudizio. Lo scopo dell’automazione è, infatti, quello di sviluppare sistemi che sostituiscano le decisioni individuali e gli istinti vitali.

Il fine non è quello di reprimere semplicemente, attraverso le forze dell’ordine, i comportamenti antisociali. Oggi si sta trasferendo all’interno delle masse l’occhio del controllo, verso se stessi e verso gli altri. Quante volte, infatti, prima ancora della diffusione del mortifero virus, isterici cittadini modello hanno prodotto filmati per denunciare le condotte ritenute moleste?

Per i Decreti Legge non è importante sapere perché non vi sono abbastanza strutture o respiratori per gli ammalati, questi ultimi che stanno vivendo sulla loro pelle, le difficoltà di questi giorni, da nord a sud, lo sanno bene. Invece è utile disciplinare al meglio le persone davanti ad un evidente “errore” del sistema operativo. Con sempre maggiore frequenza amministratori, cittadini invocano la presenza dell’esercito ma come mai, invece di fare appello a misure concrete in favore della sanità si chiede l’esercito? É presto detto: la cosa importante è che non si formino assembramenti, che non ci sia gente capace di protestare una volta che ci si sarà resi conto che in realtà, ci vorrebbero chiudere in casa ad attendere il morbo, senza cure, mentre si canta dai balconi. Cosa accadrebbe se tutti testassero con mano la mancanza di cure adeguate, che succederebbe se arrivati in pronto soccorso venti , trenta persone si vedessero, tutte insieme, rifiutate le cure perché, semplicemente, non ci sono i soldi? Cosa succederebbe se alle continue rassicurazioni seguisse la triste realtà di non potersi garantire un sostentamento quotidiano adeguato?

E’ prassi, davanti ad ogni passo in avanti della sorveglianza nelle nostre vite, alimentare un panorama visionario orwelliano per criticarne gli effetti; è consuetudine davanti all’aumento della stretta della catena dello sfruttamento, dimenticarne i responsabili: il capitale, lo stato, le istituzioni e i suoi rappresentati. E’ importante, dunque, non sminuire la concretezza dei fatti e non edulcorare la realtà.

Più i governi ricercano infallibilità e completezza delle informazioni che acquisiscono, delegando ai sistemi tecno-scientifici la ricerca di un numero di dati sempre maggiore, più incorrono in errori di valutazione, poiché il concetto stesso di “completezza dei dati” è limitante, superficiale.

Il pericolo posto dalla sorveglianza automatizzata, non è che sarà assoluta, ma che le persone possano agire come se lo fosse.

Tuttavia è importante tenere presente che la fallace neutralità delle macchine condiziona quotidianamente decisioni governative, valutazioni economiche e quant’altro. Eppure, l’ampio mercato che l’apparato industriale della sicurezza muove, è evidente. Esistono, dunque, in merito alla governance della sicurezza, un ambito economico strategico ed uno strettamente sociale che si auto alimentano e spartiscono equamente gli utili ritagliandosi ruoli determinanti nella gestione e nell’erogazione dei servizi. La sperimentazione diffusa che il capitale usa come modo per rigenerarsi ha continuamente bisogno di figure che restituiscano senso ai tentativi di riavvio della macchina ma ha anche bisogno di un ambiente addomesticato che compie scelte “sane”, “virtuose”, “comuni”, prevedibili.

Per cui, se viene chiesto di lavorare senza retribuzione è un dovere del lavoratore nei confronti dell’economia statale; se viene chiesto di lavorare in ambienti o in condizioni insalubri è un dovere nei confronti della nazione o della comunità di cui si fa parte. Anche da questo punto di vista, però, ciò che il DPCM del governo impone non è nulla di nuovo o di salvifico. Ma è la conferma dell’assassinio quotidiano che viene, da sempre, somministrato dai padroni ai lavoratori.

Probabilmente questo nuovo senso del dovere riesce a far dimenticare che ogni giorno ci confrontiamo con la morte: recandoci al lavoro; respirando aria infetta; assassinati da zelanti tutori dell’ordine.

Tutto ciò ha dei responsabili! Li conosciamo bene! E non dobbiamo dimenticare come si fa a riconoscerli: quando ci dicono che bisogna stare uniti per il bene della nazione e fare sacrifici; quando ci dicono che l’imprenditoria è l’unica salvezza dalla povertà; che la democrazia è il male minore; che un prigioniero morto in galera, si è suicidato o è morto di overdose.

Non dimentichiamo chi sono anche quando chiedono uno sforzo a tutti per arginare un’emergenza come quella in corso.

Sono gli stessi infami, gli stessi assassini di sempre.

Non dobbiamo disconoscere responsabilità specifiche attraverso la condivisione della colpa; un’arma che da mesi i governi europei e i loro servi sinistrati, stanno cercando di istillare nelle coscienze, attraverso proteste addomesticate.

Politici, padroni, sbirri, magistrati sono il virus quotidiano della nostra vita.

Il vecchio detto: “Se non hai nulla da nascondere. Non hai nulla da temere dalla sorveglianza”, rievoca implicitamente i consueti privilegi di classe.

Chi non ha nulla da temere dal sistema economico che condiziona le nostre vite è il padrone, colui che ha introitato i modi di vivere funzionali al capitalismo e li riproduce.

Non abbiamo bisogno di contare un numero maggiore di passi in un recinto per sentirci liberi.

Siamo liberi poiché non riconosciamo il diritto e la legge, sia che provengano da un’assemblea di delegati, sia che provengano da un’elaborazione di un algoritmo.

La paura con cui cercano di infettare le coscienze deve rivoltarglisi contro e chi fa sciacallaggio politico di questa situazione, cercando di promuoversi a benefattore o controllore, è complice!

Nessun ordine, nessun comunicato consolatorio e distensivo di ciò che produce il sistema economico, va salvaguardato o amplificato.

Siamo animati da una fortissima vicinanza a tutti coloro i quali stanno vivendo momenti bui, in questi giorni ed è proprio per questo che non aspettiamo silenti e indifesi, alcun ritorno alla normalità, quella stessa normalità che già combattevamo e che, sostanzialmente, non ha nulla di diverso da quella odierna.

In guerra contro il capitale ieri ed oggi!

Anarchici a Cosenza.

TUTTI FUORI SENZA PAURA

Riceviamo e diffondiamo.

 

TUTTI FUORI SENZA PAURA

Da meno di una settimana sull’Italia è calata la mannaia di una legislazione di emergenza – progressivamente inasprita ogni 48 ore – per arginare la pandemia del nuovo Coronavirus, il Covid-19. Siamo nelle condizioni nelle quali non si può più nemmeno uscire di casa senza un permesso scritto delle autorità.
Abbiamo visto negli occhi la debolezza intrinseca, solitamente velata, della nostra società. Il consumismo e la globalizzazione che da panacea di tutti i mali si mutano nel peggiore degli incubi. L’eclettismo amministrativo dei politicanti: prima la corsa alla normalizzazione, volta a tranquillizzare e svalutare i pericoli, poi la repentina svolta repressiva di massa; il tutto trasmesso a reti unificate dai governanti attraverso i media, unico canale di socializzazione alienata che viene  ormai concessa agli individui. Il tutto nella supina accettazione di milioni di sudditi obbedienti, pronti a trasformarsi in spie che chiamano le forze dell’ordine per disperdere nuclei di ragazzini che giocano o i pochi che resistono alla psicosi per fare una passeggiata.
Perché, a questa condizione distopica, c’è chi si ribella. Caso emblematico le straordinarie rivolte che hanno riguardato una cinquantina di carceri italiane, devastando e rendendo inagibili dozzine di sezioni, con un grandioso episodio di evasione collettiva a Foggia. Lo Stato non ha esitato a reagire con una violenza senza precedenti dagli anni ’70: finora 14 morti accertate tra Modena, Rieti e Bologna. Alcuni per “overdose”, dicono i media, chi massacrato. Sappiamo bene di che pasta sono fatti i secondini e chi li comanda, tanto più in un momento nel quale questi hanno la totale copertura politica e la pressoché totale censura degli organi di informazione. A Modena si sono uditi distintamente degli spari e gli stessi carcerati hanno chiesto aiuto affermando che li stavano massacrando.
In una condizione di trattamento sanitario obbligatorio di massa, mai come adesso l’intera informazione pubblica è sotto il controllo dell’ideologia di Stato, ogni dibattito sospeso, ogni dubbio qualificato come atto di alto tradimento.
Ci sembra indicativo, in questo quadro di militarizzazione sanitaria, un episodio che è avvenuto il 10 marzo a Spoleto. Tre nostri compagni sono stati fermati immediatamente dopo aver affisso uno striscione e denunciati. Prima pedinati da agenti in borghese e poi fermati da una pattuglia dei carabinieri. Una volta rifiutatisi di seguire gli sbirri in caserma oltre che per violazione del decreto emergenziale sul Coronavirus e affissione abusiva, sono partite le denunce per resistenza a pubblico ufficiale. Un secondo striscione è stato sequestrato ancor prima di essere affisso, altri sono comunque comparsi in giro per la città.

Questi i testi:

TUTTI FUORI SENZA PAURA (A)

COMPLICI E SOLIDALI CON I CARCERATI IN RIVOLTA

MODENA E RIETI: SECONDINI ASSASSINI

CONTRO LO STATO MILITARE EVASIONE GENERALE

Con la ferma intenzione di continuare a rifiutare l’autocarcerazione, prima o dopo il 3 Aprile,

Anarchici a Spoleto

Trasferito il compagno anarchico deportato sardo Davide Delogu

Apprendiamo che il compagno anarchico deportato sardo Davide Delogu è stato trasferito da Rossano Calabro a Palermo.

Per scrivergli:

Davide Delogu

Casa circondariale “Palermo Pagliarelli – Antonio Lorusso”

Piazza Pietro Cerulli, 1

cap 90129 Palermo

 

E’ uscita la ristampa anastatica de “I grandi iconoclasti. Scritti postumi di Bruno Filippi, editi a cura della rivista Iconoclasta” (Pistoia: Tipografia F.lli Ciattini, 1920)

Io non credo al diritto. La vita che è tutta una manifestazione di forze incoerenti, inconosciute e
inconoscibili, nega l’artificiosità umana del diritto. Il diritto nacque quando ci fu tolto. Infatti in origine l’umanità non aveva nessun diritto. Viveva, ecco tutto. Oggi invece di diritti ve ne sono a migliaia; si può dire senza errare che tutto quello che ci manca si chiami diritto. Io so che vivo e che voglio vivere.
B. Filippi

In occasione del centenario della prima uscita, è stato ristampato in edizione anastatica sull’originale del 1920, da Malacoda e dalla Biblioteca Lunanera di Cosenza, I grandi iconoclasti. Scritti postumi di Bruno Filippi, editi a cura della rivista Iconoclasta (Pistoia: Tipografia F.lli Ciattini, 1920). Ricordare in poche righe la vita e il pensiero di Filippi sarebbe un’operazione pleonastica e non necessaria. Già altri hanno scritto su di lui.
Il nostro auspicio è molto semplice e, sicuramente, banale: che questi scritti possano smuovere le braccia e i cuori di chi non si rassegna ad una vita miserevole.

Per richiesta copie, scrivere a:

distromalacoda@distruzione.org
malacoda.noblogs.org

lunanera@mortemale.org

 

All-focus

Cosenza: presentazione “Bollettino n. 3” – Biblioteca spazio anarchico Lunanera

VENERDI’ 21 FEBBRAIO

@spazio anarchico Lunanera – Cosenza

viale della repubblica 293

 

Presentazione del “Bollettino n.3”

“Vogliamo quindi distruggere la macchina ed essere consapevoli del sistema simbolico che si va ad intaccare nel momento stesso in cui la pietra lanciata con gioia colpisce l’ammasso di piastre metalliche e fili che compongono il cervello elettronico metà uomo metà macchina”.

a partire dalle 20:30 presentazione e discussione

a seguire concerto con i

PRESSA (streetpunk da Civitavecchia)

“Distroteca” Foresta: nuova distribuzione editoriale anarchica

Annunciamo la nascita di un nuovo punto di distribuzione di materiale editoriale anarchico presso la Masseria Autogestita Foresta di Crispiano (Taranto)

Franco di Gioia – Senza scrupoli, senza pietà contro padroni e governanti

E’ disponibile il libro

“Franco di Gioia – Senza scrupoli, senza pietà contro padroni e governanti”

Edizioni Monte Bove
collana caffè S-Corretto
euro 3, distributori euro 2 a copia

per richieste copie:
lunanera@mortemale.org
edizionimontebove@riseup.net

Incontrare Franco Di Gioia è una esperienza ogni volta straordinaria.
Non bisogna credere che sia come incontrare il vecchio maestro morente, il grande pensatore e grande protagonista della storia dell’anarchia. Ma è come ritrovare la propria nemesi, un pezzo della nostra carne. Un proletario, come noi, che in fabbrica si chiude in bagno a leggere gli opuscoli anarchici. Una persona semplice che, tornato dal Nord, porta nel proprio paese la rivolta, con tanto di autodifesa armata, in una terra difficile come la Calabria.
Ci ha fatto pensare il continuo riferimento che Franco fa all’opera “Fra Contadini” di Errico Malatesta. Viene da osservare quanto ormai nelle arguzie del nostro pensiero complesso non siamo più capaci di scrivere un opuscolo del genere che dica parole chiare sull’anarchia, sulla necessità della rivoluzione sociale, agli sfruttati. Sfruttati non da conquistare per portare voti o tessere al nostro “partito”, ma compagni
da scoprire per rovesciare finalmente insieme questo nostro vecchio mondo sempre più povero e sempre più in pericolo di fronte alla fame insaziabile di ricchezze dei suoi padroni.
Allora abbiamo pensato, insieme a Franco, di dare a questa opera il carattere di un “dialogo malatestiano”, una intervista socratica ovviamente non sui grandi temi della filosofia, ma sulla lotta quotidiana per una società dove non domini più l’accumulazione e la prepotenza, ma il mutuo appoggio e la solidarietà.
Un mondo nuovo che potremo conquistare soltanto con l’azione radicale
delle nostre mani.  Quella che avete tra le mani dunque non è una vera intervista, ma un dialogo, un dibattito, un confronto con un nostro compagno dal quale è
possibile ricavare storie sconosciute ed esperienze di lotta. Un dialogo che è sempre aperto, come aperte sono sempre le porte della sua casa a Grisolia per chiunque lo volesse andare a trovare. Una lotta che non è mai finita, ma che per Franco continua ogni giorno, distribuendo ancora opuscoli e volantini in paese. L’orizzonte di Grisolia non rimanda ad un qualcosa di provinciale, ma è il segno della concretezza di questo
compagno, del suo essere letteralmente radicato. Il desiderio di mettere per iscritto una parte di questo confronto, nasce dal bisogno di socializzare un dialogo che possa essere da stimolo e da spinta all’azione per tutti coloro che anelano a sovvertire questo mondo.

Cogliamo l’occasione per annunciare l’uscita di una nuova collana delle
Edizioni Monte Bove: la collana “Caffè S-Corretto”.

Nel corso del 2019 abbiamo lanciato la collana Nero Caffè, un progetto di micro editoria delle Edizioni Monte Bove. Brevi testi letterari, di saggistica o narrativa al prezzo di quello che dovrebbe costare ogni caffè: un euro! L’obbiettivo che ci prefiggevamo era di fregare il mercato asfissiante dell’editoria, rompendo l’isolamento glaciale che soffoca il mondo della cultura in questa epoca di stupidità digitale.

Abbiamo così potuto diffondere un libro satirico-filosofico, una raccolta di poesie, un’opera di antropologia, un piccolo testo di narrativa che non avrebbero visto la luce nei canoni del mercato editoriale capitalista.

Con la collana Caffè S-Corretto ci proponiamo un piccolo passo in avanti. Testi un poco più estesi, più militanti o di approfondimento teorico, ad un prezzo comunque accessibile: 3 euro!
Nella società della proprietà privata, non ci faremo espropriare anche la cultura.

E’ disponibile “A KONKA ARTA! Alcuni scritti di Davide Delogu: la lotta contro l’isolamento, alcune azioni di solidarietà”.

E’ disponibile “A KONKA ARTA! Alcuni scritti di Davide Delogu: la lotta
contro l’isolamento, alcune azioni di solidarietà”

Una co-edizione

Editziones Sa Cavuna,
Biblioteca Spazio Anarchico “Lunanera”
Edizioni Monte Bove

Questo opuscolo raccoglie alcuni scritti del compagno anarchico, prigioniero, deportato sardo, Davide Delogu. Si tratta di un diario delle battaglie da lui sostenute contro l’isolamento carcerario e alcune rivendicazioni di azioni dirette in sua solidarietà.

“Da parte mia continuerò a seguire la mia istintività selvaggia, battendomi anche e soprattutto nelle tenebre degli isolamenti, negando e rifiutando la brutalizzazione e il disciplinamento che l’autorità carceraria pretende impormi sulla mia mente e il mio corpo, poiché sono soltanto io a decidere come affrontare la galera, e lo faccio lottando dietro le sbarre, che è l’unica libertà rimasta a noi detenuti.
Nessuna sbarra è solida come sembra”.

Davide Delogu

Un copia: 3 euro.
Il ricavato di questa pubblicazione andrà alla Cassa di Sostegno per
l’Anarchico Sardo Prigioniero Deportato Davide Delogu

Per richieste copie è possibile scrivere a tutti e tre i co-editori:
SardegnAnarchica@tiscali.it
lunanera@mortemale.org
edizionimontebove@riseup.net

 

L’individuazione del nemico : specificità anarchica, autogestione delle lotte, conflittualità permanente, attacco diretto

L’individuazione del nemico :

specificità anarchica, autogestione delle lotte, conflittualità permanente, attacco diretto

All’ombra dei politicanti di turno, la democrazia rigenera il proprio funzionamemto, conservando inalterati sfruttamento, devastazione e repressione preventiva.

Il palcoscenico mediatico ha dato più volte voce alle mera protesta civile e l’ha sempre ricondotta nell’alveo dei valori istituzionali, assimilandone le “buone pratiche” ed evidenziandone tutta l’incosistenza.

Siamo convinti che le mediazioni strategiche nel conflitto producano lo svilimento delle tensioni e avvalorino i fantasmi della semplificazione quotidiana secondo cui tutto trova una risposta nella politica, nella sicurezza, nell’economia, nella tecnologia, nelle frontiere.

Cosa potrebbe rendere, invece, le nostre analisi e le nostre azioni più efficaci e mettere, quindi, gli obiettivi più a fuoco?

Iniziamo, ad esempio, a ragionare sui punti deboli del nemico e non su quelli apparentemente insormontabili della sua forza.

Ne parliamo con alcuni compagni partendo dal contributo offerto dal testo

Nemici di ogni frontiera”, Edizioni Anarchismo 2019

Dall’introduzione: “Se il percorso di lotta al CPT nel Salento può comunicare qualcosa, è che l’individuazione del nemico, paga. La ricerca costante di informazioni, intesa come primo passo per liberarsi dalle paure e passare all’azione”

discussione aperta a partire dalle ore 20.30 presso lo Spazio anarchico “Lunanera” di Cosenza

sabato 18 gennaio 2020

A SEGUIRE CONCERTO CON I

22:08 ELECTRO GARAGE PUNK DA LUCCA

Bollettino n.3 – biblioteca spazio anarchico “Lunanera” – dicembre 2019

E’ disponibile il Bollettino n. 3 della biblioteca dello Spazio Anarchico “Lunanera” – Cosenza

 

INDICE

Morte dello Stato o decretinismo politico?

Le responsabilità degli anarchici” (parte seconda)

Una discussione aperta sul libro “Dalle Apuane alle Green Mountains”

Che cos’è il potere politico?”

Moralismi tecno-scientifici e anarchia cybernetica: attacco alla “soluzione finale” condivisa

Cibernetica dei sistemi auto-organizzanti”

Potenziati ma inadatti al futuro: dal cyborg felice al cyborg virtuoso”

Un sé postmoderno riassemblato come rigeneratore del capitalismo

Verso l’intelligenza ibrida

per richiedere copie o per organizzare presentazioni scrivere alla mail:

lunanera@mortemale.org