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Lettera del compagno anarchico Ivan dal carcere di Villepinte (Francia)

Pubblichiamo un testo di Ivan, anarchico arrestato l’11 giugno in Francia. Appena possibile seguiranno aggiornamenti. Solidarietà rivoluzionaria con Ivan e con tutti gli anarchici imprigionati.

 

Lettera del compagno anarchico Ivan dal carcere di Villepinte (Francia)

 

15 giugno 2022

 

Mi chiamo Ivan, sono anarchico.
Sono stato arrestato dalla SDAT [Sous-Direction Anti-Terroriste della Direction centrale della polizia giudiziaria francese] sabato 11 giugno, verso le 3:30, non lontano da casa mia, mentre tornavo.
Sono accusato di sei incendi di veicoli realizzati a Parigi e Montreuil tra gennaio e giugno, spesso rivendicati in solidarietà con dei prigioneri e prigioniere anarchici (l’ultimo, la vettura di un’ambasciata incendiata la sera del mio arresto, nel diciassettesimo arrondissement).
Durante mesi, gli sbirri hanno messo in atto pedinamenti, intercettazioni telefoniche, installato una telecamera all’ingresso della mia palazzina, intercettato la mia corrispondenza (in particolare le lettere di compagni e compagne in carcere) e controllato il mio conto in banca.
Un’altra persona (ci si conosce solo di vista ma ha tutta la mia stima) è stata pedinata, intercettata, ecc., ma non accusata. Coraggio, amico mio!
L’inchiesta della SDAT è iniziata nel febbraio 2022 su ordine della procuratrice Laure-Anne Boulanger, della procura di Bobigny. Hanno anche rispolverato un’altra inchiesta, che era stata archiviata, portata avanti da altri sbirri, riguardante una cinquantina di incendi di veicoli, rivendicati da anarchici, a Parigi e dintorni, tra il giugno 2017 e il 2021. La SDAT ha “riunito” le due indagini, ma il magistrato inquirente (Stephane Lahaye del tribunale di Bobigny) ha mantenuto solo le ultime sei azioni. Per le altre sono “testimone assistito”.
Oltre all’accusa di “distruzione per mezzi pericolosi” vi sono anche quelle di aver messo a repentaglio la vita altrui, il rifiuto di farmi identificare (fotografie, impronte digitali e DNA, che non mi sono stati presi con la forza, nonostante le minacce), il rifiuto di fornire le chiavi di crittografia dei miei computer e le password dei telefoni.
In questo momento, mi trovo in detenzione preventiva nella maison d’arrêt di Villepinte. Sono in forma, sto bene nonostante i miei cari mi manchino molto.
È normale, è il carcere, e bisogna metterlo in conto quando si è nemici di questa società.
Ritornare in cella dopo l’ora d’aria è il momento più duro. È quando la porta si chiude fino al giorno seguente. Ma mi volto verso la finestra e guardo fuori. Là, da qualche parte, dei compagni continuano a battersi. Niente è finito.
Appena avrò maggiori informazioni su questa vicenda, scriverò di più (non ho molto altro da fare!).
I miei pensieri vanno agli anarchici in carcere, ovunque nel mondo, a Damien (in prigione a Draguignan), Alfredo, Anna, Juan, Toby, a Giannis Michailidis in sciopero della fame, e a tutti e tutte voi, là fuori!
La solidarietà è l’attacco!
Viva l’anarchia!

Ivan


L’indirizzo del compagno:

Ivan Alocco
N. d’ecrou 46355
Maison d’arrêt de Villepinte
Avenue Vauban
93420 Villepinte, Seine-Saint-Denis
France – Francia

 

Un aggiornamento e alcune considerazioni sull’operazione Sibilla e il 41 bis contro l’anarchico Alfredo Cospito

Un aggiornamento e alcune considerazioni sull’operazione Sibilla e il 41 bis contro l’anarchico Alfredo Cospito

 

Il 22 giugno a Roma si è tenuta presso la corte di cassazione un’udienza sulle misure cautelari disposte per l’operazione repressiva Sibilla. L’udienza è scaturita dal ricorso del pubblico ministero Manuela Comodi contro il provvedimento del tribunale del riesame di Perugia, che il 16 dicembre aveva comportato l’annullamento delle misure cautelari scattate l’11 novembre con l’operazione repressiva. La corte di cassazione, a dispetto di quanto espresso dal procuratore generale (che aveva chiesto il rigetto dell’appello della procura perugina), ha accolto la richiesta della PM Comodi, annullando il provvedimento del tribunale del riesame e disponendo una nuova udienza. Le misure cautelari non sono effettive e per i prossimi mesi verrà disposta la nuova udienza di riesame al tribunale di Perugia.

 

Cogliamo l’occasione di questo aggiornamento per soffermarci sulle ragioni che hanno portato all’operazione repressiva, aggiungendo alcune nostre considerazioni derivate in particolar modo dal recente provvedimento di trasferimento in regime detentivo di 41 bis del compagno Alfredo Cospito.

 

Nel settembre 2021, a seguito di anni di indagini condotte dai comandi del Raggruppamento Operativo Speciale dei carabinieri di Milano e Perugia, venivano richiesti dalla procura perugina otto arresti in carcere per altrettanti compagni anarchici. Quest’ordinanza veniva in parte respinta e ridimensionata dal giudice per le indagini preliminari. Contestualmente a tale richiesta d’arresto, veniva disposto per il compagno Alfredo Cospito un provvedimento di censura sulla corrispondenza della durata di tre mesi, successivamente rinnovato più volte.

 

L’11 novembre venivano così effettuate dal ROS dei carabinieri decine di perquisizioni, notificata l’indagine Sibilla riguardante una quindicina di compagni e imposte sei misure cautelari in relazione all’accusa di istigazione a delinquere con l’aggravante della finalità di terrorismo: un mandato d’arresto in carcere per Alfredo Cospito (all’epoca già recluso nel carcere di Terni); l’arresto del compagno Michele Fabiani, che veniva posto agli arresti domiciliari con tutte le restrizioni; infine, l’obbligo di dimora nel comune di residenza congiunto all’obbligo di firma tre giorni a settimana per quattro compagni. Il giorno stesso dell’operazione venivano oscurati, rendendone irreperibili gli indirizzi online, anche due siti internet (roundrobin.info e malacoda.noblogs.org), attualmente ancora non raggiungibili in territorio italiano tramite browser convenzionali (per delle limitazioni tecniche le forze repressive hanno potuto disporre l’oscuramento esclusivamente in Italia, essendo che non era possibile eliminare del tutto i siti internet in questione). Come detto poc’anzi, dopo poco più di un mese le misure cautelari venivano tutte annullate dal tribunale del riesame.

 

Le accuse principali nei confronti dei compagni sono di aver costituito o partecipato ad una associazione sovversiva con finalità di terrorismo ed eversione dell’ordine democratico (270 bis c. p.) e di istigazione a delinquere (414 c. p.) con l’aggravante della finalità di terrorismo, in relazione alla redazione, pubblicazione e distribuzione del giornale anarchico “Vetriolo” o, per quanto riguarda alcuni indagati, per averne riportato nei siti internet oscurati alcuni articoli (in particolar modo “Quale internazionale?”, l’intervista con Alfredo Cospito uscita in tre parti nel giornale). Oltre a queste accuse, ve ne sono ulteriori per istigazione e altri reati minori, sempre aggravati dalla finalità di terrorismo (inerenti la pubblicazione di articoli e contributi nei siti internet, oltre che per dei volantini e innumerevoli scritte murali a Spoleto). Infine, una compagna viene accusata di danneggiamento in relazione ad un’azione avvenuta a Foligno contro alcune macchine di Poste Italiane durante lo sciopero della fame delle compagne e compagni imprigionati, a maggio-giugno 2019, per la chiusura della sezione AS2 del carcere dell’Aquila. L’indagine Sibilla della procura di Perugia – inizialmente incentrata maggiormente sul Circolaccio Anarchico di Spoleto –, ha successivamente “ereditato”, su sollecitazione della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, una precedente e più estesa indagine per 270 bis e 414 c. p. della procura di Milano iniziata nel 2016, poco fantasiosamente denominata “Vetriolo” e volta a monitorare compagni a Milano, Genova, Bergamo e Spoleto. Nel contesto di quest’indagine il ROS, alla ricerca di analogie, somiglianze o coincidenze lessicali e concettuali, aveva intrapreso un lavoro di comparazione di buona parte degli articoli pubblicati nel giornale con i testi rivendicativi di alcuni attacchi incendiari ed esplosivi avvenuti in Italia (e uno in Grecia).

 

Tra gli scopi dell’operazione Sibilla vi era quello di colpire il giornale, sequestrando tutte le copie reperibili dalle forze repressive durante le perquisizioni, e soprattutto di inasprire il più possibile la condizione detentiva del compagno Alfredo Cospito. Il 5 maggio, dopo mesi di censura sulla corrispondenza e dopo l’operazione repressiva, è stato disposto al compagno un provvedimento di trasferimento in regime di 41 bis. L’intenzione, plateale e dichiarata, è quella di silenziarne il contributo, impedendogli di pubblicare articoli e interventi, tentando di seppellirlo nel più afflittivo tra i regimi detentivi presenti nelle carceri italiane. Ancor di più alla luce degli intenti repressivi – che non sono frutto di qualsivoglia tipologia di “eccezionalità”, bensì espressione della democrazia nella sua peculiare transizione verso una svolta autoritaria di nuova forma – ribadiamo che non verremo mai meno nella solidarietà con Alfredo e con tutti i compagni imprigionati. Ci teniamo in particolare a mandare un abbraccio fraterno e con affetto, oltre che ad Alfredo, anche a Gianluca, compagno indagato in Sibilla e attualmente agli arresti domiciliari con tutte le restrizioni a seguito di un’altra operazione repressiva (l’indagine Diamante, del 16 marzo) ad opera della procura di Genova.

 

La solidarietà – come sentimento essenziale che emerge nella consapevolezza della condivisione profonda dell’idea anarchica – però non basta. Davanti al trasferimento di Alfredo Cospito in 41 bis, e alla luce dell’avvitamento repressivo in corso da anni, occorre porre le basi per una solidarietà differente, una concreta solidarietà rivoluzionaria internazionale che, al di fuori di ogni “specialismo” anti-carcerario, vada ad enfatizzare, ponendole in atto, le ragioni della nostra lotta e il suo obiettivo: la distruzione dello Stato, del capitale, di ogni autorità. Per questi motivi invitiamo a sostenere tutte le iniziative anarchiche e rivoluzionarie che saranno messe in campo contro il 41 bis e il trasferimento del compagno in questo regime detentivo.

 

Da parte nostra, resta la ferma intenzione di perseverare nella propaganda anarchica. Queste vicende repressive avvengono in un contesto storico in cui il capitalismo ci sta trascinando verso la possibilità di una nuova guerra generalizzata, dove il carovita affama e impoverisce milioni di proletari, dove la crisi ambientale si è scatenata con desertificazioni e siccità che colpiscono sempre più duramente anche alle nostre latitudini, e dopo due anni di crisi sanitaria che ha rinchiuso i lavoratori in casa, li ha schedati e ricattati con il green pass, mentre le imprese continuavano a fare affari. Di fronte a tutto questo, non solo ci teniamo a ribadire che non ci lasceremo chiudere la bocca, ma anche che non permetteremo alla repressione di spostare tutte le nostre energie verso la mera difesa dagli attacchi dello Stato.

 

Perseverare nelle nostre pratiche significa anzitutto continuare a collocare l’anarchismo come la sola forza storica di contrapposizione concreta e distruttiva contro la catastrofe verso cui ci stanno trascinando padroni e governanti.

 

Con questo spirito invitiamo tutti a partecipare ai due giorni che si terranno a Spoleto il 26 e 27 giugno. Domenica 26, con alcuni compagni redattori del quindicinale anarchico “Bezmotivny”, discuteremo della guerra in Ucraina da un punto di vista internazionalista intransigente, vale a dire contro ogni Stato, a partire dal nostro, per il disfattismo, per la sconfitta della NATO. Lunedì 27, in concomitanza con la sentenza di cassazione del processo Scripta Manent, discuteremo della repressione anti-anarchica negli ultimi anni. Questo sarà un ulteriore momento di confronto e organizzazione per la mobilitazione contro la decisione di trasferire Alfredo in 41 bis. Le discussioni si terranno alle ore 17:00 al Circolaccio Anarchico di Spoleto, in viale della repubblica 1/A.

 

Alcuni anarchici indagati

23 giugno 2022

In allegato il file pdf

Un aggiornamento e alcune considerazioni sull’operazione Sibilla e il 41 bis contro l’anarchico Alfredo Cospito (1)

Quel che ci riserva la guerra di domani. Anarchismo in Giappone, scritti scelti di Misato Toda, Ed. CSL – Gruppo Anarchico “Louise Michel” – Napoli


QUEL CHE CI RISERVA LA GUERRA DI DOMANI

letture e approfondimenti a partire da passi scelti tratti dal libro

ANARCHISMO IN GIAPPONE -Scritti scelti di Misato Toda-, ED. L. MICHEL, NAPOLI, 2021

interverranno i compagni che hanno curato l’edizione.

SABATO 18 GIUGNO 2022 ore 21:30

Biblioteca dello Spazio Anarchico Lunanera,

viale della repubblica 293, Cosenza


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Niente di nuovo sul fronte occidentale. Due giornate contro la guerra e la repressione (Spoleto, 26-27.06.2022)

Niente di nuovo sul fronte occidentale
Due giornate contro la guerra e la repressione

Domenica 26 giugno 2022

Ore 17:00:

La guerra in corso e le ragioni del nostro internazionalismo. Contro le guerre di padroni e governanti. Contro tutti gli Stati, a partire dal nostro. Per la sconfitta della NATO. Discussione con alcuni compagni redattori del quindicinale anarchico internazionalista “Bezmotivny”.
Ore 20:00: Cena a buffet.

 

Lunedì 27 giugno 2022

Ore 17:00: Discussione:

La repressione anti-anarchica negli ultimi anni: dal processo Scripta Manent al 41 bis contro Alfredo Cospito. Dopo mesi di censura sulla corrispondenza e dopo l’operazione repressiva Sibilla a novembre, il 5 maggio il compagno Alfredo Cospito è stato trasferito in regime di 41 bis, mentre per il 27 giugno è prevista la sentenza di cassazione del processo Scripta Manent, in cui sono imputati una ventina di anarchici e per cui, oltre ad Alfredo, è attualmente reclusa anche un’altra compagna, Anna Beniamino.
In continuità con la lotta contro lo Stato e il capitale, solidarizziamo con gli anarchici imprigionati, appoggiamo le pratiche rivoluzionarie, perseveriamo nella propaganda anarchica.
Ore 20:00: Cena a buffet.

Circolaccio Anarchico
viale della repubblica 1/A — Spoleto
e-mail: circolaccioanarchico@inventati.org
telegram: t.me/circolaccioanarchicospoleto

 

Contro il 41 bis, contro ogni prigione. Iniziative a Sassari (25-26.06.2022)

Contro il 41 bis, contro ogni prigione. Iniziative a Sassari (25-26.06.2022)

CONTRO IL 41 BIS CONTRO OGNI PRIGIONE

Il 27 giugno si terrà presso la corte di cassazione l’ultima udienza del processo “Scripta Manent”. Lo scorso 5 maggio il compagno Alfredo Cospito, imputato in questo processo, è stato sottoposto al regime di 41 bis e trasferito al carcere di Bancali. Un regime di tortura e annientamento all’apice del sistema repressivo dello Stato italiano.

SABATO 25 GIUGNO, ORE 17:30: Iniziativa itinerante, piazza Tola, Sassari.

DOMENICA 26 GIUGNO, ORE 17:00: Presidio sotto al carcere di Bancali (Sassari).

L’inferno carcerario è stato costruito dagli esseri umani e dagli esseri umani può essere distrutto.

SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALE CON ALFREDO E TUTTE LE PRIGIONIERE E I PRIGIONIERI ANARCHICI

Assemblea per un’iniziativa in solidarietà con i compagni sotto processo, contro il 41 bis, contro tutte le galere (Roma, 09.06.2022)

Assemblea per organizzare un’iniziativa di piazza in solidarietà con i compagni e le compagne sotto processo, contro il regime detentivo di 41 bis, contro tutte le galere (Roma, 09.06.2022)

Il 27 giugno si terrà presso la corte di cassazione l’ultima udienza del processo Scripta Manent in cui anarchiche e anarchici verranno giudicati per associazione sovversiva con finalità di terrorismo ed altri reati specifici, tra cui strage.
Lo scorso 5 maggio il compagno Alfredo Cospito, imputato in questo processo, è stato sottoposto al regime di 41 bis e in seguito trasferito al carcere di Bancali (Sassari), dove attualmente si trova.
Un regime di vera e propria tortura e annientamento, all’apice del sistema di repressione italiano.
Questo avviene in un momento in cui la crisi del sistema capitalista è sotto gli occhi di tutti, e nuove forme di autoritarismo si intrecciano con una tendenza alla guerra generalizzata.
Siamo convinte e convinti che la teoria e la pratica anarchiche rappresentino un antidoto alla catastrofe.
Non accettiamo che la voce dei nostri compagni e delle nostre compagne venga messa a tacere.
Questo trasferimento in 41 bis riguarda tutti e tutte i/le rivoluzionari/e, tutti e tutte quelle che si oppongono nei fatti a questo sistema.
Denunciamo le responsabilità politiche e personali di chi ha assunto questo infame provvedimento: dal piano più alto della ministra Marta Cartabia che ha firmato l’ordinanza, alla macchina repressiva dell’Antimafia nel cui seno è tornato di recente e promosso ad altissimi incarichi proprio quel Roberto Sparagna che è stato il PM del processo Scripta Manent.
Per questo convochiamo un’assemblea aperta al fine di organizzare un’iniziativa di piazza in solidarietà con i/le compagni/e sotto processo, contro il regime detentivo di 41 bis e tutte le galere.

Solidarietà internazionale con tutte le compagne e i compagni colpiti dalla repressione.
Agisci, organizzati, diffondi la solidarietà in ogni luogo.

individualità anarchiche sparse

Giovedì 9 giugno, ore 18:00, presso lo Spazio sociale 100celle aperte, via delle Resede 5, Roma.

Pozzuoli: perquisizione della Digos nelle case di alcuni compagni

Il giorno 26 maggio, a Pozzuoli, 8 case vengono perquisite dalla Digos di Napoli. A 12 indagati/e viene notificata l’accusa per i seguenti reati: art. 270 bis, 110, 280 bis. I P.M. Antonio Ardituro e Gianfranco Scarfò dispongono indagini sulla presenza nel territorio napoletano di un’organizzazione riconducibile all’area anarco-insurrezionalista. Viene dato rilievo investigativo alla lotta contro il sistema carcerario con riferimento a situazioni fuori dal contesto italiano e a un petardo assemblato a una bomboletta di deodorante esploso il 4 marzo 2021 ai danni del Consolato onorario della Grecia a Napoli. L’azione viene inquadrata dall’accusa nella campagna anarchica lanciata all’inizio del 2021 in solidarietà con Dimitris Koufontinas in sciopero della fame nelle carceri greche.

Sempre col vento in poppa!
Saluti da Pzzul’

 

Aggiornamenti sull’udienza di cassazione per il processo Scripta Manent e trasferimento dell’anarchico Alfredo Cospito dal carcere di Terni a quello di Sassari (25.05.2022) [IT+EN]

Aggiornamenti sull’udienza di cassazione per il processo Scripta Manent e trasferimento dell’anarchico Alfredo Cospito dal carcere di Terni a quello di Sassari (25.05.2022)

Si è tenuta oggi, 25 maggio, l’udienza di cassazione del processo Scripta Manent. Il procuratore generale si è espresso per il rigetto di tutte le richieste (di accusa e difese) ad eccezione del reato di strage, per il quale ha chiesto un rinvio in corte d’appello per la riqualificazione da “strage comune” a “strage politica”. L’udienza è stata aggiornata al 27 giugno per le ultime arringhe difensive e la sentenza definitiva.

Nel frattempo, sempre oggi, è giunta la notizia del trasferimento di Alfredo nel carcere di Bancali a Sassari. Come è noto per Alfredo è stato disposto il regime detentivo del 41 bis.

Il nuovo indirizzo è il seguente:

Alfredo Cospito
C. C. di Sassari “Giovanni Bacchiddu”
Strada provinciale 56 n. 4
Località Bancali
07100 Sassari

Qui di seguito l’indirizzo di Anna, reclusa nel carcere di Rebibbia a Roma:

Anna Beniamino
C. C. di Roma Rebibbia femminile
via Bartolo Longo 92
00156 Roma


Update on the cassation hearing for the Scripta Manent trial and transfer of anarchist Alfredo Cospito from Terni prison to that of Sassari (Italy, May 25, 2022)

The cassation hearing of the Scripta Manent trial was held today, May 25, in Rome. The attorney general argued for the rejection of all the requests (of the prosecution and the defence) with the exception of the crime of massacre, for which he requested a referral to the court of appeal for the requalification from ‘common massacre’ to ‘political massacre’. The hearing was adjourned to June 27 for the last defence arguments and the final verdict.

Meanwhile, also today, Alfredo Cospito was transferred to Bancali prison, located near Sassari (in Sardinia). As is known, the 41 bis prison regime (the most restrictive penitentiary regime in Italian prisons) was ordered for the comrade, with a measure effective from May 5.

The comrade’s new address is as follows:

Alfredo Cospito
C. C. di Sassari “Giovanni Bacchiddu”
Strada provinciale 56 n. 4
Località Bancali
07100 Sassari (Italy)

Below is the address of the other comrade currently imprisoned for Scripta Manent, Anna Beniamino, imprisoned in the Rebibbia prison in Rome:

Anna Beniamino
C. C. di Roma Rebibbia femminile
via Bartolo Longo 92
00156 Roma (Italy)

Ci troverete al nostro posto, che al vostro non ci sappiamo stare. A proposito dell’inchiesta “Diamante”

Ci troverete al nostro posto, che al vostro non ci sappiamo stare
A proposito dell’inchiesta “Diamante”

All’alba del 16 marzo 2022 due anarchici vengono arrestati a Roma dalla polizia della DIGOS e dal ROS dei carabinieri su mandato della Procura di Genova e del Pubblico Ministero Federico Manotti.
Le accuse sono di fabbricazione e detenzione di materiale esplosivo (art. 1 e 2 legge 895/67) al fine di attentare alla pubblica incolumità (art. 435 c. p.), il tutto con finalità di terrorismo ed eversione dell’ordine democratico (art. 270 bis 1) con altre persone non ancora identificate.
Congiuntamente a questa inchiesta denominata “Diamante” è presente una ulteriore indagine aperta denominata “Tenaglia” per dei sabotaggi incendiari contro tralicci, ripetitori e cabine server avvenuti nel 2021 in Liguria, e altri fatti avvenuti anche indietro di parecchi anni, elencati, anche solo formalmente, ripresi da precedenti indagini e fallite inchieste genovesi dello stesso PM. Questa sembra essere più una strategia per gonfiare l’operazione repressiva, visto che vi è poco o nulla che concretamente relazioni questi fatti con il motivo dell’arresto per detenzione di materiale esplosivo.
Naturalmente all’interno dell’inchiesta si trova la solita rivisitazione di significato, analisi spesso sconclusionate e raffazzonate, che intendono schematizzare le “correnti” del movimento anarchico in “schieramenti” e un superficiale lavoro di copia e incolla di cose già scritte in molte altre inchieste antianarchiche, che possiamo ritenere assolutamente inutile approfondire.
L’indagine che ha portato all’arresto inizia con il ritrovamento, nel giugno 2021, di materiale esplosivo, materiale elettrico ed altri dispositivi, in un bosco in Liguria. Dalle carte dell’inchiesta si legge che questi contenitori vengono rinvenuti da uno sconosciuto dichiaratosi poi motivato dalla ricerca di sostanze stupefacenti, che dopo il ritrovamento si recò, in compagnia di un suo amico, a denunciare il ritrovamento ai carabinieri. I due hanno collaborato per dare indicazioni e descrizioni alle forze dell’ordine e sono stati sospettati, indagati, intercettati e pedinati dagli stessi carabinieri a cui si sono rivolti, e poi scagionati.
Dopo il ritrovamento dei contenitori i carabinieri installarono delle foto/video-trappole per “catturare” chiunque si fosse avvicinato alla zona. Successivamente una figura di sesso maschile verrà fotografata di spalle nelle vicinanze del luogo del ritrovamento, persona che la polizia dichiara di riconoscere e identificare.
Dal fascicolo d’indagine e dai rapporti di polizia scientifica e del RIS Carabinieri di Parma risulta che le comparazioni con le campionature presenti nei database del DNA sono tutte negative, ovvero non risulta esserci alcuna traccia di DNA, impronta o altro, sui numerosi referti ritrovati nel bosco, utile per identificare qualcuna/o. È da segnalare che in quella stessa circostanza la polizia effettuò intercettazioni e pedinamenti di compagni frequentati dai due accusati ed anche un “prelievo” furtivo del DNA attraverso i bicchieri utilizzati ad un chiosco-bar, di un compagno venuto in visita a Genova.

Nell’inchiesta “Diamante” che vede imputati me e Gianluca, come nelle ultime inchieste italiane, un altro elemento che viene criminalizzato e ritenuto prova utile alla determinazione della pena e della punibilità in generale è la solidarietà. Rispetto a questo lasciamo ai giudici il “libero convincimento” perché per noi rimane principio di fratellanza al quale non verremo mai meno. Vengono in particolare incalzate dagli inquirenti, a sostegno di questa suggestione, le procedure penali avviate nei nostri confronti e di altri 5 compagnx relative all’interruzione del processo “Scripta Manent”. Durante quell’udienza dell’11 febbraio 2019 nell’aula bunker del carcere di Torino, un nutrito gruppo di compagnx ha espresso la sua calorosa e concreta solidarietà agli anarchici/e sotto processo. Il PM Roberto Sparagna è stato impossibilitato a prendere parola per formulare la sua requisitoria. Dopo diversi slogan e la lettura di un testo solidale, la Corte ha interrotto l’udienza e l’aula è stata sgomberata dall’intervento delle squadre antisommossa.
Coerentemente alla strategia impiegata dai repressori fino ad allora, tesa a isolare i/le prigionieri/e e minare il sostegno espresso loro, perseguendo le varie manifestazioni di vicinanza e solidarietà, la questura di Torino in seguito alla presenza in aula di febbraio, ha emesso una sessantina di fogli di via dalla città, e sette denunce per interruzione di pubblico ufficio ed oltraggio in concorso, poi giunte a condanne in primo grado con pene da 6 mesi ad un anno di reclusione.
Oltre a questo procedimento, un altro ritenuto aggravante per la posizione di Gianluca è la recente operazione “Sibilla” della procura di Perugia, che lo vede coinvolto assieme ad altri 5 compagni/e, indiziati del reato di art. 270 bis (associazione con finalità di terrorismo ed eversione dell’ordine democratico) per l’ideazione, la redazione, la stampa e la diffusione anche con strumenti informatici e telematici, del giornale anarchico “Vetriolo”. Inoltre accusati di art. 414 (istigazione a delinquere), per la redazione e divulgazione di comunicati dal contenuto istigatorio alla commissione di delitti contro la personalità dello Stato, con finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico. Nel contesto di questa operazione vennero anche oscurati due siti internet di controinformazione, perché ritenuti un’aggravante sul reato specifico di istigazione (attraverso strumento digitale).

Fra anarchiche/ci si dice spesso che non ci interessa sapere se gli accusati sono “colpevoli” o “innocenti”. Ed è così. Poco o niente ci deve interessare riconoscersi tali di fronte alla giustizia borghese. Si dovrebbe invece parlare, almeno in questo caso e per una opinione personale, di “ordinaria amministrazione” per i rivoluzionari/e: gli arresti, le perquisizioni, le inchieste, gli imprevisti, gli attacchi repressivi dello Stato (citando solo le cose negative).
Questo non significa subire passivamente gli eventi, ma riconoscere che il nostro campo di battaglia è altrove: nelle strade, nei luoghi di sfruttamento del lavoro, dove ci siano autorità prevaricazione ed oppressione, con le loro strutture ed i loro responsabili, dove gli umani e gli animali vengono rinchiusi, dove la Terra viene avvelenata, dove l’azione diretta e l’attacco prendono corpo e danno senso alle teorie dell’anarchismo.
Non possiamo sentirci “perseguitati” dallo Stato o “vittime” della repressione se, riconosciuti i principi e le prospettive dell’anarchismo, abbiamo dichiarato guerra sociale al Capitalismo, ad ogni istituzione, padrone e autorità. Sarebbe una menzogna inaccettabile e incongruente riconoscersi vittime o perseguitati e ci ricondurrebbe a facili prese di distanza, dissociazioni, o al rischio di rinnegare le idee in cui crediamo per qualche sconto fittizio o una premialità paternalistica.

Tornando alle interpretazioni del fascicolo, per una amara ironia, colpisce come in tempi di guerra sia la NATO che in questa inchiesta fa letteratura, e istruisce sulla definizione dei cosiddetti IED (improvised explosive device, dispositivo esplosivo improvvisato). La Sezione di Chimica del RIS dei carabinieri di Parma infatti dando atto dell’analisi del materiale sequestrato utilizza proprio l’erudita preparazione della formazione militare. Probabilmente qualche “operatore tecnico”, come vengono chiamati i repressori e gli assassini in divisa nelle democrazie, ha avuto tempo, fra un bombardamento a grappolo e uno all’idrogeno sulla testa dei civili e la contrattazione per la fornitura di armi e munizioni a paesi belligeranti, di definire tipologie e tecniche di costruzione di “ordigni esplosivi improvvisati”.
La NATO non è un’organizzazione di difesa ma un’organizzazione militare imperialista, quindi di espansione della propria influenza di potere geopolitico, infatti sono state molte le guerre in cui la NATO ha attivamente operato invadendo i territori. Per un assurdo paradosso però, oggi la sicurezza a cui gli Stati ambiscono si delinea in termini del livello di potenziale nucleare a disposizione del proprio esercito, al potere estrattivo o gestionale delle risorse minerali fossili o all’appartenenza a questa organizzazione militare. Queste politiche sono il più chiaro degli insegnamenti sul fatto che la determinazione dei rapporti di forza è fondata da sempre sulla violenza che le varie soggettività sono in grado di raggiungere.
Sicuramente la politica internazionale nulla c’entra con la morale o l’etica, ma in maniera piuttosto esemplificativa rappresenta, con le mire espansionistiche delle organizzazioni militari o degli Imperi, la stretta maglia del potere che su larga scala nella politica guerrafondaia capitalista saccheggia i territori strategici e funzionali agli interessi economici degli Stati, delle grandi aziende, delle multinazionali e delle banche finanziatrici.
A livello mondiale i governi, di qualunque genere, hanno coadiuvato l’espansione imperialista e neocoloniale degli Stati e delle grandi potenze, nel connubio fra potere politico, militare ed economico, hanno organizzato nella nostra storia recente il neocolonialismo in Africa. L’Italia ad esempio ha collaborato all’occupazione militare di paesi come l’Iraq, la Libia, lo Yemen, la Somalia, il Libano, l’Afghanistan, nell’estenuante lavoro di integrazione mondiale alle imposizioni del profitto delle lobby di mercato e dello sfruttamento delle risorse, secondo le necessità occidentali e non solo. Il tutto, gestendo col pugno di ferro le migrazioni degli oppressi attraverso il finanziamento delle dittature per la gestione delle frontiere, le stragi nel Mediterraneo, la costituzione dei lager libici e l’impiego dei mercenari e dei militari per i rastrellamenti ai confini dell’est Europa e delle coste nord Africane. Nessuna delle loro politiche ha liberato i paesi “in via di sviluppo” dallo scacco del Fondo Monetario Internazionale o della Banca Mondiale.
Ma l’oppressione non si delinea solo su scala mondiale. Anche restringendo lo sguardo più vicino a noi, vediamo che quello che anche in Italia i governi propongono a livello nazionale nella loro forma “post democratica”, non è certo la politeìa, ma la consacrazione delle élite al comando all’insegna del privilegio e del mantenimento dell’ordine stabilito attraverso il profitto.
Infatti, anche i partiti del populismo di sinistra in Europa hanno affrontato con l’austerity la recessione economica, facendola pagare con aumento della crisi del debito agli sfruttati, mentre la delocalizzazione della produzione ha prodotto disoccupati, ulteriori sfruttati all’estero, e l’ingrasso del capitale delle grandi aziende. In certi casi il capitalismo attraverso il protezionismo ha trovato soluzione alla crisi della globalizzazione incrementando la ricchezza dei produttori in una spirale senza fine di disuguaglianza e sfruttamento, per il privilegio di pochi, sulla pelle dei più.

La critica a questo sistema di potere non può che essere totale.
Nell’opposizione a questo ordine autoritario imposto, le rivolte, i percorsi di lotta radicale, le pratiche individuali di liberazione, le rivoluzioni, sono, come da sempre nella storia, i momenti in cui dalla lotta per la dignità e per la giustezza sociale si determina la crescita umana, etica, individuale o sociale, e l’emancipazione individuale o collettiva. Di questo percorso fanno parte anche le lotte anarchiche e le pratiche rivoluzionarie.
Le ribellioni all’oppressione sono avvenute e vivono nonostante il nazionalismo, la repressione o il riformismo, che sempre hanno ristretto gli orizzonti conquistati dalle rivoluzioni e dalle lotte per la libertà, cercando, nell’alveo occidentale, di riportare al centro i valori ordoliberali di produzione e consumo e il monopolio della violenza da parte dello Stato, nell’esercizio dei suoi corpi armati.

In Italia in particolare, questo fu possibile anche grazie a guide politiche che hanno coperto le sue deliberate stragi civili con il segreto di Stato, mentre oggi con l’utilizzo sofisticato dell’apparato legislativo e giuridico, vengono formulate accuse di reato di strage nei confronti di compagni e compagne, rispetto a stragi di fatto mai avvenute. Nel prossimo periodo alcuni/e compagni/e anarchici/e che non hanno rinnegato il loro percorso rivoluzionario vedranno continuare nelle aule dei tribunali italiani processi a loro carico con accusa di strage. Questa ritorsione vendicativa legittimata dal potere è un chiaro tentativo di colpire direttamente i compagni e le compagne ed oltre, la levatura, la coerenza e l’integrità dell’idea anarchica. Questo fa parte dei giochi del potere, anche quello democratico, e del suo continuo impegno nel creare una narrazione storica di massa revisionista che influenzi direttamente la psicologia collettiva e coadiuvi indirettamente la gestione sociale dell’ordine interno nella lotta ai suoi nemici.

A questo proposito va un saluto oltre le sbarre ad un esempio di determinazione e coerenza, il compagno Alfredo Cospito che, durante gli anni di prigionia nelle sezioni di Alta Sicurezza, ha continuato testardamente a difendere la sua idea anarchica e le pratiche rivoluzionarie. Con i suoi scritti aperti al movimento anarchico, con i suoi contributi per incontri e giornali, con la pubblicazione dei suoi libri, ha contribuito al dibattito fuori dal carcere, ha protestato e solidarizzato con gli altri prigionieri senza scendere a compromessi ideologici e politici o a prese di distanza dalle pratiche dell’anarchismo. Ora, anche per lui, si è concretizzato punitivamente lo spettro del 41 bis, il regime di carcere duro che legittima lo Stato a praticare la tortura psico-fisica e pianifica l’annichilimento della persona nell’Italia repubblicana, “libera e democratica”. Infatti Alfredo è stato trasferito in regime 41 bis nei primi giorni di maggio.
Quindi ancor più in questo momento, ribadisco solidarietà e vicinanza ad Alfredo, amico e compagno che ci troverà sempre al suo fianco, e rinnovo la mia solidarietà ai/le compagni/e a processo con l’accusa di strage.

La funzione della repressione è quella di mantenere i rapporti del privilegio, ma finché essi continueranno ad esistere troveranno sempre individui indomiti pronti a combatterli.
Lunga vita all’anarchia.

Evelin Sterni, e anarchica

PDF: Ci troverete al nostro posto, che al vostro non ci sappiamo stare. A proposito dell’inchiesta “Diamante”.

Nota: Il compagno anarchico Gianluca attualmente si trova agli arresti domiciliari con tutte le restrizioni.

 

Iniziative a Roma e Torino in vista della sentenza di cassazione per il processo Scripta Manent e contro il 41 bis

Iniziative a Roma e Torino in vista della sentenza di cassazione per il processo Scripta Manent e contro il 41 bis

Assemblea per rilanciare la solidarietà rivoluzionaria

Mercoledì 18 maggio, ore 19.00 allo STRIKE, via U. Partini 21 – Roma

Il 25 maggio è prevista l’udienza presso il tribunale di cassazione, a Roma, per il processo “Scripta Manent” in cui alcuni compagni anarchici vengono giudicati per associazione con finalità di terrorismo e strage, reati che prevedono pesantissime pene.

Tra loro Alfredo Cospito, che ha già scontato 9 anni per il ferimento di Roberto Adinolfi aministratore delegato di Ansaldo nucleare. A pochi giorni dall’udienza il nostro compagno è stato trasferito nella sezione 41 bis del carcere di Terni.

Il 41 bis è un regime di tortura e annientamento, il carcere duro giustificato con la lotta alla mafia.

Lo Stato italiano, responsabile della strategia della tensione e di continue stragi di innocenti, ribalta la realtà accusando di strage chi osa individuare e colpire il nemico di classe.

anarchiche e anarchici


Difendiamo le pratiche rivoluzionarie! Iniziativa solidale a Torino in vista della sentenza di cassazione per il processo Scripta Manent

Il 25 maggio la Corte di Cassazione deciderà in merito al processo relativo all’inchiesta Scripta Manent, processo per il quale, fra gli imputati condannati, due sono ancora in carcere, Anna con una sentenza di appello di 16 anni e 6 mesi e Alfredo con una di 20 anni.

Fra i reati contestati, oltre all’associazione sovversiva e i reati fine ad essa collegati, per alcuni di loro vi è quello di strage.

Come al solito lo Stato attua la politica dell’inversione delle responsabilità, quando nella realtà è lo stesso Stato che ogni giorno commette stragi impunite nelle guerre, nelle carceri, nei mari, sul lavoro, nelle strade, in una costante pratica affermata del monopolio della violenza. Quando qualcuno prova a rompere questo monopolio, restituendo un’infinitesimale parte della violenza statale, viene duramente represso. Per questo, sotto processo ci sono le pratiche rivoluzionarie che gli anarchici e le anarchiche hanno sempre sostenuto e che da sempre fanno parte del loro percorso.

Dietro a questa, come ad altre vicende giudiziarie, c’è il tentativo degli inquirenti di voler rileggere sotto la loro lente di ingrandimento la storia del mondo anarchico, dividendolo tra buoni e cattivi.

Finalità del processo è la volontà di zittire i compagni distribuendo anni di galera. A conferma di tutto ciò, dallo scorso 5 maggio ad Alfredo è stata applicata la tortura legalizzata del 41 bis, il più pesante regime di isolamento previsto dallo Stato italiano.

OPPONIAMOCI A QUESTE LOGICHE REPRESSIVE
RIMANDIAMO AL MITTENTE LA RESPONSABILITÀ DELLE STRAGI

DIFENDIAMO LE PRATICHE RIVOLUZIONARIE!
NO AL 41 BIS, LIBERI/E TUTTI/E

Sabato 21 maggio, ore 10:00, piazza Borgo Dora, zona Balon, Torino.

Cassa Antirepressione delle Alpi Occidentali