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11–12 settembre 2021: Parole al vetriolo

11–12 settembre 2021
Parole al vetriolo

Sabato 11 settembre

Ore 17:30 – Capitalismo ed elettrificazione. Giornata di approfondimento teorico su tendenze e conseguenze della digitalizzazione.
Ore 20:00 – Cena.
Ore 22:00 – Serata live e dj set.

Domenica 12 settembre

Ore 17:30 – L’autunno che ci aspetta. Tra paure pandemiche, G20, sfruttamento e repressione.

Circolaccio Anarchico
viale della repubblica 1/A – Spoleto
e-mail: circolaccioanarchico[at]inventati.org

 

Intervento di Alfredo Cospito all’iniziativa “Terra d’amore e libertà” a Grisolia (Cs) 23- 24 /08/2021

Il testo che segue è l’intervento del compagno anarchico Alfredo Cospito, attualmente recluso nel carcere di Terni, per il dibattito a partire dal libro Quale internazionale?, tenutosi nel contesto della seconda edizione dell’iniziativa “Terra d’amore e libertà”, due giorni di editoria anarchica in Calabria incentrati sull’internazionalismo e la continuità rivoluzionaria, a Grisolia il 23-24 agosto 2021.

Ultimamente mi sono chiesto con quale faccia tosta un anarchico prigioniero da dieci anni come il sottoscritto pretende di esprimere un’analisi “realista” sul presente, sul movimento reale fuori da queste quattro mura. L’intervista a “Vetriolo” mi coglieva ancora relativamente imbevuto di realtà, uscito dalla mischia della lotta, ancora convinto di avere una visione “realista” e obiettiva del mondo. Quale internazionale? è il risultato di un trentennio di lotta praticata, di colpi inferti e ricevuti, di affinità, amicizie nate e poi traumaticamente tranciate dal muro di una prigione. Tirando le somme, oggi posso dire con una certa convinzione che gli unici momenti in cui ho avuto la certezza di aver contribuito a cambiare le cose sono stati quei momenti nei quali mi sono scontrato concretamente con il sistema, in cui ho rischiato libertà e pelle. In quei momenti ho vissuto, mi sono sentito più che mai vivo. E il piacere che ho provato è stato ineguagliabile, paragonabile solo all’amore per il proprio o la propria compagna nei momenti più intensi della passione. Ricordo quando da ragazzetto mi sembrava impossibile intervenire concretamente, mi sembrava sempre insufficiente il livello di approfondimento, le capacità pratiche che avevo non mi sembravano all’altezza, non sapevo da dove incominciare, all’inizio ci si sente inetti, incapaci… Aspettavo dai compagni/e più esperti un suggerimento, un avvio. Spesso in cambio del mio entusiasmo ricevevo una buona dose di “realismo” che smorzava o rischiava di smorzare ogni “velleità” rivoluzionaria, ogni spinta all’azione. Per quanto incredibile possa sembrare il “realismo” a volte rende impossibile qualunque azione, qualunque slancio. Sono uscito da questa sorta di “vicolo cieco” solo quando mi sono deciso in maniera impacciata, spericolata, folle, provocatoria ad armare le mie mani. Poi tutto è diventato “facile”, fallimento dopo fallimento, passo dopo passo, le cose hanno iniziato a funzionare. Ho cercato i miei compagni/e e li ho trovati, ci siamo riconosciuti facendo del rifiuto della delega e dell’attendismo la nostra bussola. Sono passati molti (forse troppi) anni da quel tempo e oggi mi trovo dall’altra parte, anarchico “navigato” con più “esperienza”. E quello che mi sento di dire è semplicemente di seguire il proprio istinto e di non dare troppo retta alla prudenza di coloro che dall’alto della propria vita “vissuta” spingono alla moderazione. Perché quel detto popolare che dice “si nasce incendiari e si muore pompieri” non è poi così campato in aria. Io, tutti i giorni, qui dentro lotto con me stesso per rimanere quello che ero, e non sempre ci riesco. Nelle mie parole a volte intravedo quello che ho sempre combattuto, opportunismo, paternalismo, realismo… “politica”. Dinamiche che rischiano di farmi dimenticare quanto era bello comunicare solo attraverso gesti di distruzione e le parole che li seguivano. Quando non correvo il rischio di diventare un “punto di riferimento”, quando ero un emerito sconosciuto. E le stupidate che mi capitava di dire rimanevano circoscritte, nessuno giustamente se le filava. La cosa tragicomica è che la “metamorfosi” è quasi indolore e non riguarda solo noi prigionieri/e ma forse ancora di più coloro che fuori da queste mura tutti i giorni si rapportano con una realtà che tende a normalizzare. Il “realismo” ti trascina ad un ribasso continuo che ti porta a giudicare coloro che rimangono “se stessi” come ingenui, provocatori, infantili, illusi. 

Bando alle ciance, sono felice che i compagni/e calabresi dello spazio anarchico “Lunanera” mi abbiano invitato a dire due parole di presentazione per il libretto edito da Monte Bove, Quale internazionale?. Sono particolarmente compiaciuto perché come abruzzese credo che il lavoro editoriale dei compagni/e calabresi sia molto importante perché mette in rilievo l’importanza che l’anarchismo del sud Italia ha avuto nella nostra storia. Una delle caratteristiche di questo anarchismo storicamente sono state le sue posizioni antiorganizzatrici ed informali. Basti ricordare Di Giovanni e Schicchi e più recentemente Leggio e Bonanno. Quale internazionale? è su quella linea, tutta l’esperienza informale della Federazione Anarchica Informale sono su quella stessa linea. La “linea” dell’informalità e dell’anarchismo antiorganizzatore di cui l’organizzazione informale è il fulcro. La FAI e la FAI–FRI sono stati il tentativo di darsi una struttura fluida, di creare una comunicazione basilare attraverso le azioni. Fuori da qualunque idiozia settaria e chiacchiericcio demenziale. Non mi stancherò mai di ripeterlo! La parola solo a coloro che rischiano la pelle e la propria libertà colpendo. Il chiacchiericcio di cui parlo è quello del web, su queste dinamiche ultimamente ho riflettuto molto anche grazie ad alcuni compagni/e. Internet ci consente di comunicare con velocità le azioni e i messaggi che le accompagnano. Ma nello stesso tempo ci stordisce con un rumore di fondo continuo fatto di una miriade di deliri prodotti da commenti di spettatori applaudenti o ipercritici (che in fin dei conti sono la stessa cosa). Spettatori che per dar senso e “radicalità” alla loro esistenza sparano sentenze sommarie mettendo sù ridicoli tribunali della “purezza” rivoluzionaria. Questo non è un prigioniero anarchico/a quindi non è degno di solidarietà, quello invece sì! La merita tutta, ha un bellissimo pedigree… che tristezza! Per non parlare poi degli “ideologi” di turno che cercano di ingabbiare un fenomeno intrinsecamente caotico come “l’internazionale nera” in gabbie “ideologiche” e schettini semplicistici che rivelano ottusità e distanza dalle dinamiche dell’azione praticata. Per uscire da questo stallo secondo me bisogna agire su un doppio binario. Due binari come due rette parallele che non si intersecano ma vanno nella stessa direzione. L’approfondimento storico e teorico che riporta alla luce le strategie organizzative portate avanti negli anni passati. E l’altro binario, quello della lotta reale concreta che con le nostre mani contribuiamo a costruire, giorno dopo giorno, azioni, resistenze, coordinamenti, lotte dei prigionieri, gruppi, nuclei d’azione, organizzazioni informali o specifiche alle quali diamo il nostro contributo. Quello che mi piace definire “sperimentazione rivoluzionaria”, che non è nient’altro che la ricerca dello strumento giusto per scardinare questo mondo. Due piani diversi, uno alla luce del sole che a parer mio trova nella carta stampata ancora uno strumento adeguato per veicolare un approfondimento, una riflessione su quelle dinamiche passate che potranno, si spera, insegnarci qualcosa, ispirarci. L’altro, il piano della lotta concreta che ognuno di noi coltiva con i propri compagni/e, che non si può certo esaurire nella stampa di un libro. 

La vita di un anarchico/a, di un ribelle, di un rivoluzionario/a trova (a parer mio) pienezza e realizzazione unicamente quando si rapporta con la vita, quando si sporca le mani con la merda che ci circonda. Può avvenire in tanti modi, ognuno trova il proprio. La violenza anarchica è il mio modo di cambiare le cose. L’approfondimento che mi interessa è quello che si occupa del modo in cui coloro che ci hanno preceduto si sono organizzati. Per capire dai loro successi o insuccessi come agire oggi, subito. Con i compagni/e di “Lunanera”, insieme ad altre realtà editoriali anarchiche, abbiamo iniziato un percorso editoriale di approfondimento di alcune esperienze storiche di lotta armata di stampo libertario e anarchico che negli ultimi decenni hanno attraversato il panorama rivoluzionario. Il nostro primo lavoro sarà il Movimiento Ibérico de Liberación – Grupos de Acción Revolucionaria Internacionalista. Ben cosciente però che la vita è altrove, nella lotta. Per concludere tornerei a ribadire il concetto iniziale diretto ad ipotetici neo-compagni/e che nella mia fantasia malata ascolteranno queste mie parole. 

Seguite il vostro istinto, la vostra rabbia, non date troppo retta ai compagni/e coscienziosi. Buttatevi nella mischia, male che vada avrete vissuto una vita con qualche rischio e sofferenza in più ma anche piena di pensieri felici, piaceri e soddisfazioni. Contribuendo magari a cambiare le cose, e perché no… a fare la differenza. Come diceva un vecchio canto anarchico, “È l’azion l’ideal”. 

Un abbraccio anarchico e rivoluzionario a tutti/e i compagni/e presenti. 

Sempre per l’anarchia, 

Alfredo Cospito
Carcere di Terni

 

Grisolia (Cosenza): Due giorni di editoria anarchica in Calabria

TERRA   D’AMORE   E   LIBERTÀ
23–24   AGOSTO   2021   A   GRISOLIA
SECONDA   EDIZIONE

Due giorni di editoria anarchica in Calabria incentrati sull’internazionalismo e la continuità rivoluzionaria

LUNEDÌ   23   AGOSTO
Dalle   ore   17:30

Presentazione   del   libro:

La   guerra   di   classe   in   Spagna:   1973
Gangsters   o   rivoluzionari?

(coedizione   di: Archivio   di   Documentazione   “Franco   Di   Gioia”; Biblioteca   dello   Spazio   Anarchico   “Lunanera”; Editziones   Sa   Kàvuna; Edizioni   Monte   Bove 2021)

Lettura e discussione a partire dal libro:

Quale   internazionale?
di   Alfredo   Cospito   e   molti   altri

(a   cura   di   anarchici   redattori   di   “Vetriolo” Edizioni   Monte   Bove 2021)

MARTEDÌ   24   AGOSTO
Dalle   ore   17:30

Dibattiti:

La   nostra   salute   e   i   provvedimenti   di   padroni   e   governanti

Il   nostro   internazionalismo.   Contro   l’Unità   Nazionale.
Parlano   gli   anarchici

Le due giornate si terranno in piazza Piana a Grisolia (provincia di Cosenza).

Saranno presenti con libri e pubblicazioni anarchiche e libertarie la distribuzione dello spazio anarchico Lunanera di Cosenza e la distribuzione anarchica Malacoda.

Per   contatti:   lunanera@mortemale.org

È uscito il Bollettino n. 6 dello Spazio anarchico Lunanera

È uscito il Bollettino n. 6 dello Spazio anarchico Lunanera

Indice

  • Nessun motivo, mille ragioni
  • Il tradimento della tecnica
  • Negare l’esistente
  • Parliamo di tecno-scienze e nuovo accumulo dei capitalismi
  • La danza degli algoritmi
  • Un contributo ed un approfondimento dei compagni sardi delle Editziones Sa Kavuna sul libro “Anti-Tech Revolution” di Ted Kaczynski

Brossura – Pagine 88 costo 5 euro

Per richieste scrivere alla mail: lunanera@mortemale.org

Presentazione del libro “Schegge di rumore” + approfondimento poetico di Patricia De la Ville e 22:08

SERATA SULLE CONTROCULTURE

Presentazione del libro

“Schegge di rumore storie: storie di hardcore italiano negli anni ’90”

a cura di:

Andrea Capò Corsetti e Monica RageApart Miceli

 

Approfondimento poetico

a cura di:

Patricia de la Ville

e

22:08

(electro punk da Lucca)

Sabato 24 luglio ore 21:00

Spazio anarchico Lunanera

viale della repubblica 293 Cosenza

Scienza e Stato: dibattito aperto con alcuni compagni della redazione del giornale anarchico Vetriolo

“Le tecno-scienze non sono qualcosa di neutro da poter eventualmente condividere o migliorare, sono uno dei tanti strumemnti che limitano le nostre esistenze. Non è l’uso che se ne fa ad essre giusto o sbagliato. La nuova faccia del capitalismo non smentisce quelle che lo hanno preceduto nel tempo, tuttavia, esso si dota di un orizzonte necrotizzante maggiormente incisivo, ma non per questo meno attaccabile”.

(BOLLETTINO n.6 Biblioteca Spazio Anarchico Lunanera – Cosenza – Giugno 2021)

 

Scienza e Stato

dibattito aperto con alcuni compagni della redazione del giornale anarchico Vetriolo

e con la presenza della Malacoda distribuzione anarchica.

Venerdì 23 luglio ore 21:30

Spazio anarchico Lunanera

viale della repubblica 293 – Cosenza

 

Presentazione del libro Neapolis 2125 di Gennaro “Shamano” Cozzolino

Siamo nel 2125. A causa di uno strano virus non identificabile, i capi di governo del futuro, hanno deciso di recludere lintera umanità in casermoni alveari, varando un decreto, chiamato strade sicure. Chiusi nei loro rispettivi appartamenti, come il resto della popolazione mondiale, i due giovani protagonisti della storia, Marco e Ivana, non hanno altra scelta che sopravvivere nella realtà virtuale, che mira oltre ad alienare le persone, persino a sottoporle ad un processo di disumanizzazione senza precedenti. Entrambi i protagonisti provano dei sentimenti sinceri, l’uno nei confronti dell’altra, nonostante non si siano mai visti dal vivo, ma soltanto sui social network. Stringersi la mano, restando faccia a faccia, non è neanche lontanamente pensabile nel futuro in cui vivono.
Scritto nell’autunno 2018, questo libro anticipa con incredibile predizione gli eventi della cosiddetta pandemia di Covid-19 tuttora in corso. Segno che questa società andava verso la catastrofe e che non era difficile accorgersene se dotati di sufficiente spirito critico. Spirito critico e fantasia non mancano certamente allautore, Gennaro Cozzolino, in arte Shamano, in un romanzo dispotico che mette sotto accusa, guardando al futuro, la società del presente. Unopera dirompente che scardina i confini dei generi letterari, un libro che alterna la narrativa ai fumetti graffianti della penna di Alcatraz. Uno strumento col quale vorremmo dialogare con più generazioni, ma sopratutto, invitarvi a riflettere.

GIOVEDI 8 LUGLIO ORE 21:30

PRESENTAZIONE E DISCUSSIONE CON L’AUTORE GENNARO “SHAMANO” COZZOLINO

Biblioteca dello Spazio Anarchico Lunanera
Archivio di Documentazione “F. Di Gioia”

viale della Repubblica 293 – Cosenza

Presentazione del libro “La guerra di classe in Spagna: 1973 Gangsters o rivoluzionari?”

DOMENICA 20 GIUGNO ore 17:00

CIRCOLACCIO ANARCHICO SPOLETO

viale della Repubblica 1/A

È disponibile il libro “La guerra di classe in Spagna: 1973. Gangsters o rivoluzionari?”

È disponibile il libro “La guerra di classe in Spagna: 1973. Gangsters o rivoluzionari?”

«La carta scritta rappresenta un elemento fondamentale, sia per imovimenti rivoluzionari, sia per le individualità determinatesi ad agire. Esperienze storiche di lotta e di agitazione armata si sonosempre dotate di opuscoli, di biblioteche, ciclostili e quanto altro necessario per produrre autonomamente il materiale da diffondere. I tempi? Lunghi. I luoghi? Spesso angusti. Le persone? Affidabili, prima che militanti specializzati o informatizzati. È nella strutturazione di tali fisicità che si ricompongono i fili delle azioni, che si individua il nemico, che si può meglio stabilire dove colpirlo, anticipando e smascherando le sue prossime mosse» (dalla nota introduttiva).

«Rivoluzionari o gangsters? Un titolo che è tutto un programma. Formulato all’epoca in modo critico nei confronti di quei “rivoluzionari” europei che negli anni precedenti la morte di Puig Antich avevano fatto del loro meglio per offuscare la carica innovativa
che il MIL-GAC (Movimiento Ibérico de Liberación – Grupos Autonomos de Combate) stava apportando al panorama rivoluzionario post-sessantotto europeo. Una volta morto Puig Antich questi “rivoluzionari” si resero conto che un “martire” avrebbe potuto far comodo al loro rivoluzionarismo da operetta per dare maggiore slancio al discorso
antifranchista e democratico. Discorso che il MIL aveva sempre contrastato non considerandosi mai “antifranchista” ma anticapitalista. […].
Per collocare nel giusto contesto storico la nascita del MIL, bisogna andare ad un tempo lontano, quando il vecchio Sten del guerrigliero anarchico Sabaté, alla sua morte, passò di mano e finì materialmente a disposizione di un gruppo di giovani di Tolosa appartenenti al circolo anarchico “Viva la comune” […]» (dalla prefazione di Alfredo Cospito).

«Terrorismo e sabotaggio sono armi attualmente utilizzabili da ogni rivoluzionario, sia che esercitino a parole sia coi fatti. L’organizzazione è l’organizzazione dei doveri: è in questo senso che i gruppi di base si uniscono per l’azione.
Si può concludere che l’organizzazione, la politica, il militantismo, il moralismo, i martirii, le sigle e le etichette fanno ormai parte del vecchio mondo.
Ognuno È perché FA» (ottobre 1973).

All’interno del libro:

— Una nota introduttiva
— Prefazione
— La guerra di classe in Spagna: 1973. Gangsters o rivoluzionari?
— Appendice

La guerra di classe in Spagna: 1973
Gangsters o rivoluzionari?
Prima edizione, maggio 2021. Pagine 88.
Prefazione di Alfredo Cospito.

Coedizione di:
Archivio di Documentazione “Franco Di Gioia” – Cosenza
Biblioteca dello Spazio Anarchico “Lunanera” – Cosenza
Editziones Sa Kàvuna – Sardigna
Edizioni Monte Bove – Spoleto

Per richieste di copie: lunanera@mortemale.org
Costo di una copia: 5,00 euro. Spese di spedizione escluse.

 

Un contributo riguardo la “Proposta per un nuovo manifesto anarchico”

Premetto che vivendo in una “bolla” (una sezione di alta sicurezza) solo oggi, ad aprile 2021, ho ricevuto le “Riflessioni in merito al substrato anarchico contemporaneo informale, insurrezionale e internazionalista. Per un nuovo manifesto anarchico”, scritto nel lontano febbraio–aprile 2020.

Pur non sapendo come si sia evoluta la cosa vorrei comunque dire la mia. Dare il mio contributo su ciò che credo sia l’essenza reale e concreta di quella che a volte viene definita “la nuova anarchia”, a volte “l’internazionale nera”. Mi piacerebbe che questo mio scritto circolasse il più possibile fuori dai confini italiani e quindi spero che qualche compagno/a traduca queste mie parole nelle varie lingue. La mia intenzione è semplicemente quella di chiarire alcuni punti, spero di non pestare i piedi a nessuno, i miei sono solo punti di vista un po’ diversi… La prima cosa che ho notato in questo scritto è che la Federazione Anarchica Informale – Fronte Rivoluzionario Internazionale e la Cospirazione delle Cellule di Fuoco non vengono mai citate. Questa mancanza dal mio punto di vista è abbastanza sorprendente e indicativa perché stiamo parlando di esperienze di lotta armata che, con tutti i loro limiti, hanno dato l’avvio a questo fenomeno. Queste due esperienze ci hanno lasciato in eredità una concretezza che prima solo ci sognavamo, una concretezza prodotto di una vera e propria “internazionale”. Un’internazionale che ha permesso agli anarchici e alle anarchiche di comunicare attraverso le azioni senza organizzazioni e coordinamenti di sorta. Una forza che si è resa riconoscibile presentandosi al mondo attraverso degli acronimi. Acronimi dietro i quali non vi erano nient’altro che anarchiche e anarchici d’azione che si rapportavano tra di loro attraverso le parole che seguivano le azioni. Compagne e compagni che in quello specifico ambito avevano un solo fine: la distruzione concreta, fattuale dell’esistente e non il riconoscimento o l’auto-rappresentazione all’interno di un’assemblea. Nel vostro scritto (che se ho capito bene avrebbe tra i tanti anche lo scopo benefico di “attenuare le discrepanze” tra le cosiddette lotte “sociali” e “antisociali”) la reale essenza di questa “nuova” anarchia viene riportata sui binari dell’insurrezionalismo classico. Dico questo perché concetti base che sono fondanti per questa “nuova” anarchia nelle vostre parole vengono stravolti se non capovolti. Parole che sembrerebbero il tentativo di dare un’organicità, una strutturazione ad un fenomeno che per sua natura è etereo, destrutturato e che trova la sua forza proprio in questa sua impalpabilità e imprevedibilità.

In Europa negli anni passati furono sperimentati tra anarchici/e più o meno informali tentativi simili al vostro. Tentativi di assemblee internazionali più o meno riuscite. Tentativi che al di là delle intenzioni iniziali non portarono a nulla se non a libri, documenti in comune e manifesti vari, riducendosi di fatto al solito teatrino per i soliti/e compagni/e conosciuti/e. Mi tocca a questo punto ribadire quali sono (secondo il mio solitario punto di vista) i concetti fondanti alla base delle nuove pratiche informali:

– Superamento dello “strumento” assembleare, parlano solo le azioni, solo gli anarchici e le anarchiche che rischiano la vita colpendo duramente, la comunicazione avviene attraverso le rivendicazioni.

– Esclusione di ogni organizzazione di sorta, anche di coordinamenti, gli scritti che seguono le azioni in qualche modo invitano gli altri gruppi ad agire di conseguenza, non c’è bisogno di conoscersi perché questo darebbe adito a leader o coordinamenti.

– Esclusione dei teorici puri, che non hanno alcuna voce in capitolo, parlo di quei compagni/e che attraverso la loro “lucidità” e capacità teorica riescono (pur non volendo) ad imporsi nelle assemblee.

Queste a parer mio sono le caratteristiche fondanti di tutte quelle miriadi di azioni che negli ultimi anni si sono parlate per il mondo, rimbalzando spesso da un continente all’altro dando origine a campagne di lotta. Non importa se le azioni vengano accompagnate da un acronimo o meno, l’importante è la comunicazione che avviene attraverso le rivendicazioni*.

Nella vostra analisi sostenete tutto il contrario di quello che (secondo me) traspare con chiarezza e con tutta evidenza dalle dinamiche concrete e reali della cosiddetta “contemporaneità anarchica insurrezionale e internazionalista”. In più punti affermate che non bisognerebbe limitarsi all’azione distruttiva perché questa non basterebbe a far crollare il sistema tutto. Adombrando poi il rischio che limitandosi all’azione distruttiva si andrebbe incontro alla nascita di “gruppi di specialisti dell’azione”, insomma il solito spauracchio dell’avanguardia. Arrivando poi di logica in logica alla sorprendente affermazione che questa “nuova” anarchia non si dovrebbe circoscrivere ai soli che realizzano le azioni. Tutti concetti rispettabili ma che snaturano la vera essenza di questo fenomeno, riportandoci indietro al rischio molto più concreto e puntuale di creare specialisti della teoria (non dell’azione) che, dando “potere” decisionale alle assemblee, impongono (pur non volendo) la loro strategia perché più bravi a scrivere e parlare e magari perché compagni/e carismatici/e e conosciuti/e. Nel vostro scritto si parla di “informalità organizzativa” e di “prassi insurrezionale permanente”, questa vostra visione mi pare non rispecchi a pieno la “contemporaneità” dell’anarchismo d’azione. A questo punto mi azzardo a tentare per sommi capi la “genesi” di questo nuovo modo di intendere l’insurrezionalismo, almeno per quanto riguarda l’Italia. Qui da noi tutto è cominciato come critica all’insurrezionalismo sociale e alle sue dinamiche assembleari. Alle assemblee erano sempre i soliti a parlare perché avevano maggiore esperienza, perché avevano le idee più chiare. Peccato che le idee, essendo il prodotto di pochi illuminati, ristagnassero. Le parole di chi parlava meglio, di chi scriveva meglio e magari aveva più carisma pesavano di più di quelle degli altri che intimiditi rimanevano in silenzio. La maggioranza si accodava, qualche volta qualcuno/a provava ad intervenire ma le loro parole avevano un peso effimero. Insomma, le solite, temo inevitabili, dinamiche assembleari. Sia ben chiaro che non sto colpevolizzando nessuno, semplicemente in certi meccanismi sociali ci si entra senza neanche accorgersene, ci caschiamo tutti prima o poi. Dalla critica ai compagni/e con più esperienza a sperimentare percorsi “nuovi” il passo fu breve. Si partì dalla messa in discussione dei coordinamenti figli delle dinamiche assembleari, per poi arrivare alla messa in discussione di alcuni “dogmi”. Uno per tutti, quello che sosteneva che le uniche azioni valide fossero quelle “riproducibili” (le “piccole” azioni). Una formuletta che demonizzava come “spettacolare” e “avanguardia” ogni azione che per la sua violenza potesse andare un po’ più in là. Mi permetto di dire che nel vostro scritto questo “dogma” rischia di essere resuscitato quando fate la distinzione tra obiettivi giusti da colpire, “basi del sistema”, e obiettivi obsoleti, “simboli del sistema”. Le parole cambiano ma il succo rimane lo stesso. Chi è che dovrebbe decidere quali sono gli obiettivi giusti da colpire? Basterebbe questa semplice domanda per mettere in luce le contraddizioni di una tale impostazione. Col tempo l’ultimo “tabù” ad essere infranto fu quello delle rivendicazioni e delle sigle e lì il panico fu generale anche per le conseguenze repressive che una tale pratica avrebbe comportato, e che effettivamente comportò. Per qualche anno la maggioranza del movimento insurrezionalista di lingua italiana ignorò queste “nuove” pratiche. Ma l’aumento dell’impatto anche massmediatico provocato da azioni sempre più oggettivamente violente rese risibile ogni atteggiamento di snobismo e superiorità. Poi, con la diffusione in mezzo mondo della FAI–FRI, risultò demenziale insistere con quell’atteggiamento. In maniera critica o ipercritica, con i distinguo dovuti, tutti o quasi tutti presero atto che qualcosa di nuovo era nato.

Adesso temo sia arrivato il momento del “recupero” e risaltano fuori, di nuovo, coordinamenti, assemblee, manifesti. Sono certo della vostra buona volontà, ma ho paura che con questi presupposti quello che nascerà non potrà fare altro che ricalcare (e lo dico senza alcuna ironia) il “vecchio” e glorioso insurrezionalismo sociale. Secondo me è la metodologia che avete usato che è sbagliata. Dovrebbero essere i gruppi e i singoli anarchici/e, attraverso le azioni, a parlarne. Solo dalle loro analisi, veicolate attraverso le azioni, potrà rafforzarsi la nuova prospettiva anarchica. Solo così si potrà fare quella selezione necessaria, indispensabile, che escluda a priori gli “ideologi di professione”, coloro che non agendo nel reale non hanno gli strumenti affilati e quindi una visione concreta e realista per incidere nella realtà. Non è un’accusa, sono certo che tra di voi “ideologi di professione” non ce ne siano, è semplicemente una questione di metodo.

È il metodo che fa la differenza tra le diverse visioni dell’anarchia. In questo tipo di contesto le analisi strategiche non possono cadere dall’alto. Per quanto elaborate e ben scritte che siano, le parole devono essere veicolate dall’azione, altrimenti l’analisi inevitabilmente mancherà di realismo e concretezza. Detto questo, il mio è solo un punto di vista. Il punto di vista di un compagno prigioniero che ha una visuale limitata della realtà.

Proprio per il discorso appena fatto, il mio parere vale per quello che vale, poco. Il mio è solo un contributo, e spero tanto che le mie critiche si rivelino costruttive.

Alfredo Cospito
19 aprile 2021

* Bisogna comunque far notare che le azioni rivendicate hanno uno svantaggio nei confronti di quelle non rivendicate: comportano un rischio maggiore dal punto di vista repressivo. D’altra parte però anche le azioni non rivendicate hanno un inconveniente: l’invisibilità e la dispersione. Il messaggio che (in un’ottica sociale) le azioni non rivendicate vorrebbero trasmettere spesso non arriva o viene fortemente offuscato o stravolto.