Posts by fuoridallariserva

Il compagno Davide Delogu trasferito al carcere di Vibo Valentia

Il prigioniero anarchico deportato sardo Davide Delogu è stato trasferito dal carcere di Caltagirone a quello di Vibo Valentia.

Per Scrivergli:

DAVIDE DELOGU

C.C. Nuovo Complesso
Contrada Cocari
89900 Vibo Valentia

 

 

 

Kafka alla messinese. Testo dell’anarchica Anna Beniamino sul 270bis notificatole nel carcere di Messina (marzo 2021)

Esistono fenomeni repressivi in cui il comico travalica il tragico.

I giorni scorsi sono stata l’involontaria protagonista di uno di questi, tra i tanti che il carcere messinese riesce a regalare, ogni giorno.

La DDA (Direzione Distrettuale Antimafia) di Messina, tramite emissari della Digos cittadina, mi ha notificato in carcere, il 26 febbraio 2021, un avviso di garanzia per 270bis (associazione sovversiva con finalità di terrorismo), a me sola contro lo Stato, ad opera dei PM Vito Di Giorgio e Antonio Carchietti perché è stato: «inviato un hard-disk tramite corrispondenza indirizzata allo stesso istituto di pena. Ritenuto che il contenuto del suddetto hard-disk possa fornire elementi utili ad evidenziare le condotte criminose dalla stessa posta in essere o a mettere in luce il sorgere di nuove azioni con finalità terroristiche o di eversione dell’ordine democratico. Rilevato che, come segnalato dalla Digos di Messina nell’informativa sopra indicata, appare necessario apprendere il contenuto del citato hard-disk».

Ad aggiungere ridicolo al tutto c’è che il suddetto hard-disk non è entrato attraverso una non meglio specificata “corrispondenza” (fatto pressoché impossibile per chiunque conosca un minimo le modalità di ricezione, registrazione e controllo postale in carcere) ma era custodito al casellario, all’ufficio valori e mi ha seguito a distanza nei vari pellegrinaggi tra le patrie galere degli ultimi 4 anni, contenendo… semplicemente gli atti giudiziari del procedimento Scripta Manent. Insomma… un 270bis per detenzione di atti giudiziari di un processo per 270bis. Ne avevo richiesto l’uscita, come oggetto depositato all’ufficio valori, in occasione di un colloquio.

Con questo la DDA e Digos messinesi si sono distinte per l’applicazione più creativa dell’anno dell’utilizzo dello spauracchio “associativo”… visto che in questo caso i correi potrebbero essere solo i PM torinesi redattori degli atti… o gli addetti degli uffici valori del carcere che li custodivano.

Una tragicommedia che rivela le ricadute spicciole dello stato di polizia (penitenziaria) in atto.

Anna
Messina, marzo 2021

VOI GLI DATE VENT’ANNI, NOI GLI DIAMO LA PAROLA

Sabato 20 marzo
Ore 16:00 — Chernobyl cineforum. Proiezione delle prime due puntate della serie “Chernobyl”, di Johan Renck.
Ore 18:00 — Dibattito sulla lotta contro il nucleare a partire da un intervento di Alfredo Cospito.
Alfredo si trova imprigionato a seguito della condanna a 20 anni avuta nel processo anti-anarchico Scripta Manent. Prima di questa sentenza era già in carcere dal 2012 per aver colpito assieme ad un altro compagno, a Genova, il 7 maggio dello stesso anno, l’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi.

Domenica 21 marzo
Ore 16:00 — Conclusione Chernobyl cineforum. Proiezione delle ultime tre puntate e a seguire cena.

Circolaccio Anarchico
viale della repubblica 1/a — Spoleto

 

Ancora un 270bis contestato all’anarchica Anna Beniamino (febbraio 2021)

Da quando la DNAA (Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo), dal 2015, coordina le varie procure antiterrorismo, queste ultime gareggiano a chi ha il 270bis più facile. A questa competizione tra teste pensanti si è unita anche la polizia penitenziaria, un cui nucleo, a partire dall’autunno del 2020, ha iniziato a dare il proprio contributo alla DNAA.

Così lo scorso venerdì 26 febbraio la Digos di Messina si è recata nel carcere di quella città per notificare alla compagna Anna Beniamino un nuovo 270bis. Secondo gli investigatori Anna avrebbe ricevuto via posta un hard-disk dal contenuto ancora ignoto, questa è la contestazione da cui parte tutto. Ironia – o meglio idiozia – vuole che l’hard-disk in questione contenga i faldoni d’indagine di un altro 270bis, quello di Scripta Manent, e che sia stato autorizzato ad Anna nel 2017 per darle modo di consultare le carte poliziesche di quel procedimento. Da allora fino ad oggi ha seguito Anna per i vari casellari delle carceri in cui lei è transitata, dunque Rebibbia, L’Aquila, Lecce, Messina, di nuovo Rebibbia e di nuovo Messina, fino all’arguta intuizione della procura messinese.

 

Per scrivere ad Anna:

Anna Beniamino
C. C. “Gazzi” femminile
via Consolare Valeria 2
98124 Messina

 

IV anniversario dello spazio anarchico Motín (Madrid, Spagna, 27-28.02.2021)

Sabato 27 febbraio

Ore 13:00 – Laboratorio sull’occupazione. Strumenti, esperienze, consigli e alcune procedure per imparare a occupare.

Ore 15:00 – Pranzo 100% vegetariano.

Ore 17:00 – Dibattito: «Su la testa. La svolta autoritaria di nuova forma e la repressione anti-anarchica in Italia». A cura di compagni del giornale anarchico “Vetriolo”.

Ore 19:00 – Dibattito: «La nostra proposta è il conflitto». Un approccio all’anarchia nera. Informalità, insurrezionalismo, nichilismo… una panoramica degli ultimi decenni e l’attualità di queste proposte.

Domenica 28 febbraio

Ore 12:00 – Omaggio a Delgado, Granado e Agustín Rueda e agli anarchici repressi da Franco e durante la transizione nel vecchio carcere di Carabanchel. Alcune parole e una corona di fiori. Appuntamento al metro / Renfe di Aluche.

Cibo 100% vegetariano. Tutto il ricavato andrà a sostegno dell’autogestione dello spazio.

Local Anarquista Motín
Calle Matilde Hernández 47 – Madrid
<M> fermate “Oporto” o “Vista Alegre”

 

Aggiornamenti sul processo per l’operazione Renata

Lunedì 22 Febbraio si è tenuta l’udienza d’appello per i 7 compagni coinvolti nell’operazione Renata. Un numeroso gruppo di compagni e compagne era presente fuori dal tribunale, e il dispositivo messo in campo, tra polizia e carabinieri, si è mostrato molto muscolare. Numerosi blindati, bidoni coperti in tutti i dintorni e un tribunale completamente transennato.

L’udienza si è svolta in corte d’assise, e le richieste dei PM sono state le stesse del primo grado (da un minimo di 3 anni circa ad un massimo di 6 anni, già scontati di un terzo per il rito) con l’aggiunta di qualche mese.
Il dato più significativo è che siano cadute nuovamente le accuse di associazione sovversiva con finalità di terrorismo (270bis) e il maldestro tentativo dell’accusa di trasformare in extremis l’accusa di associazione terroristica in associazione a delinquere “semplice”, ossia da articolo 270 a 416 del codice penale.
Rimangono dunque confermate le condanne del primo grado (un totale di poco più di 13 anni) per la produzione di documenti falsi, danneggiamento, violazione della legge sulle armi. Le pene sono state ricalcolate per due compagni e una compagna. I giudici hanno preso 90 giorni per depositare le motivazioni della sentenza.

L’udienza si è dunque conclusa con le seguenti sentenze:

– Poza: 3 anni e 10 giorni
– Nico: 2 anni e 4 mesi
– Sasha: 2 anni e 4 mesi
– Stecco: 2 anni
– Agnese: 2 anni
– Rupert: 1 anno, 9 mesi e 10 giorni
– Giulio: assolto

Rimangono effettive le misure dell’obbligo di dimora per 5 dei 7 imputati. Per quanto riguarda le misure cautelari si dovrebbe avere risposta sulla eventuale revoca nei prossimi giorni. Per le riflessioni di più ampio respiro rimandiamo all’opuscolo “L’amore, l’azione, la vita sono altrove” e alla dichiarazione degli imputati e delle imputate.

Terrorista è lo Stato
Tutti liberi, tutte libere
anarchiche e anarchici di Trento e Rovereto

 

L’amore, l’azione, la vita sono altrove

 

Cosenza: Inaugurazione Archivio di Documentazione “Franco Di Gioia”

Inaugurazione dell’Archivio di documentazione “Franco Di Gioia”

presentazione del materiale in archivio

aggiornamenti sulle pubblicazioni della Biblioteca “Lunanera”
presentazione del BOLLETTINO N. 5

diffusione del libro
“TERRA D’AMORE E LIBERTA’” Grisolia 22/23 luglio 2020 – ATTI DEL CONVEGNO ANARCHICO

Giovedì 25 febbraio 2021
viale della repubblica 293
COSENZA

Biblioteca dello
Spazio Anarchico
“Lunanera”

Archivio
di Documentazione
“Franco Di Gioia”

Intendono distruggere la memoria! Solidarietà internazionale con Dimitris Koufondinas in sciopero della fame dall’8 gennaio (Grecia, febbraio 2021)

«L’organizzazione rivoluzionaria 17 Novembre non esiste più. Toccava a me, di quell’organizzazione, parlare, riempire il vuoto del silenzio. In questa lunga lotta non importa se si cade, importa trovare un’altra mano per poter continuare. Le strade cambiano, i tempi cambiano, i modi cambiano, ma lo scopo è lo stesso» – Dimitris Koufondinas

Il 22 dicembre 2020 il rivoluzionario imprigionato Dimitiris Koufondinas è stato prelevato dalla sua cella e trasferito dai sotterranei del carcere di Korydallos, dove era detenuto, al carcere di Domokos. L’8 gennaio ha iniziato uno sciopero della fame esigendo di il ritorno a Korydallos, dove avrebbe dovuto essere secondo una legge che il governo ha adottato. In solidarietà, anche gli anarchici imprigionati Nikos Maziotis e Giannis Dimitrakis sono in sciopero della fame dal 16 gennaio. Altri prigionieri, Vaggelis Stathopoulos e Polikarpos Georgiadis, hanno fatto uno sciopero della fame della durata di cinque giorni. Sono già passati 26 giorni da quando Dimitris Koufondinas ha iniziato lo sciopero e la salute del nostro compagno è peggiorata notevolmente a causa del fatto che non è la prima volta che affronta uno sciopero della fame. È stato portato in ospedale e posto in isolamento totale. È ovvio che lo Stato greco non ha nessuna intenzione di cambiare la propria decisione, imponendo passivamente una condanna a morte non ufficiale. Dall’inizio di questo sciopero della fame molte persone hanno mostrato il loro sostegno. Quella che segue è una serie di azioni pubbliche che sono avvenute da quando il nostro Koufondinas è in sciopero della fame.

— Intervento presso l’Associazione degli Avvocati ad Atene.
— Intervento fuori dalla casa di Arios Pagos (Corte Suprema di Cassazione).
— Intervento presso l’ufficio dell’avvocato, membro del Consiglio Centrale Scientifico Penitenziario e stretto collaboratore della Segreteria Generale della Polizia Anticrimine, che è uno dei principali responsabili del trasferimento di Koufontinas.
— Molti compagni che stanno a fianco di Koufontinas hanno occupato gli uffici del partito al governo (Néa Dimokratía) e in seguito interrotto una conferenza del Ministro della Protezioni dei Cittadini (corrispettivo del ministro per l’ordine pubblico) a Patrasso.

Durante tutto questo tempo, quasi ogni giorno, sono state fatte scritte murali, affissi striscioni in ogni angolo delle città e scritti testi a sostegno della lotta di Koufondinas. Si sono verificati molti attacchi contro molteplici obiettivi (banche, entità capitaliste, politici, ecc.). Due giorni di azione hanno già avuto luogo in varie città della Grecia, dove la polizia ha attaccato violentemente per fermare qualsiasi movimento di solidarietà con Koufondinas.

Nel mezzo della pandemia, la repressione dello Stato sta evolvendosi nella forma più sfrenata e regolare che abbiamo sperimentato negli ultimi anni. Sulla base di quanto detto e del fatto che la salute del nostro compagno è in pericolo a causa dello sciopero della fame, è imperativo che ogni uomo e donna in lotta sia informato e stia accanto a Koufondinas, perciò auspichiamo che la voce solidale con Dimitris Koufondinas raggiunga ogni angolo del mondo.

Compagni greci coinvolti nel movimento di solidarietà per Koufontinas

Testo dei Compagni anarchici internazionali in solidarietà

Dall’8 gennaio 2021 Dimitris Koufondinas, rivoluzionario imprigionato in Grecia, è in sciopero della fame per protestare contro il trasferimento nel carcere di Domokos, un moderno inferno ad alta sicurezza che è un cimitero per i reclusi incontrollabili del sistema carcerario greco. Anche in base ai criteri dello Stato greco avrebbe dovuto essere rimandato al carcere di Korydallos ad Atene. Dimitris Koufondinas è imprigionato dal 2002, essendo stato condannato per appartenenza all’organizzazione rivoluzionaria 17 Novembre e per le azioni compiute mentre ne era membro.

Anche se non siamo d’accordo con la concezione teorica dell’organizzazione, riteniamo che sia importante dare un quadro generale dell’organizzazione, che ha condotto una campagna di guerriglia urbana durata oltre 27 anni, con rapine a mano armata, uccisioni e attacchi dinamitardi contro lo Stato greco, le banche, gli affaristi, prendendo di mira anche gli interessi americani, turchi e britannici in Grecia, ad esempio con l’uccisione di Richard Welch, un capo della CIA, e di Stephen Saunders, un funzionario militare inglese. Altre azioni significative sono state:

— Undici espropri per un totale di 3,5 milioni di dollari.
— L’uccisione di Pantelis Petrou, il vice-direttore della polizia antisommossa (MAT).
— L’uccisione del vice-capo del Gruppo congiunto di sostegno militare degli Stati Uniti alla Grecia, George Tsantes.
— L’uccisione di Nikos Momferatos, editore di alcune testate giornalistiche di destra. Il testo lasciato vicino al suo corpo accusava Momferatos di collegamenti con la CIA, affermando che la Grecia «è rimasta un regime fantoccio nelle mani degli imperialisti americani e dell’establishment economico».
— Il ferimento di Dimitris Angelopoulos, uno dei principali industriali greci, in quanto lui e altri esponenti della «classe della grande borghesia» greca stavano spolpando la Grecia a spese dei lavoratori.
— L’uccisione più significativa in relazione al presente fu quella del deputato di Néa Dimokratía Pavlos Bakoyannis nel settembre 1989. Si tratta del padre di Kostas Bakoyannis, l’attuale sindaco di Atene, che è anche figlio di Dora Bakoyannis, sorella dell’attuale primo ministro Kyriakos Mitsotakis.
— Altre uccisioni furono quelle del capitano della marina americana William Nordeen, funzionario militare addetto alla difesa degli USA, il cui veicolo fu distrutto da un’autobomba a pochi metri dalla sua residenza, e quella del sergente dell’aeronautica americana Ronald O. Stewart, che fu ucciso da una bomba fatta esplodere fuori dal suo appartamento. Furono colpiti anche Çetin Görgü, addetto stampa turco, ucciso nella sua auto, e Ömer Haluk Sipahioğlu, un consigliere dell’ambasciata turca, ucciso in una strada di Atene. Il proprietario di navi e cantieri Constantinos Peratikos fu colpito mentre usciva dal proprio ufficio.
— Nel 1985 l’organizzazione fece esplodere il suo primo ordigno contro un autobus pieno di poliziotti in assetto antisommossa; un lungo cavo fu impiegato per far esplodere una carica composta di esplosivi da cava rubati, che detonando uccise un poliziotto.
— La 17N colpì quattro uffici delle imposte con altrettanti ordigni.
— Nel dicembre 1989, la 17N sottrasse 114 razzi anticarro in disuso da un deposito militare greco a Sykourion (Larissa). Tra il 1990 e il 1999, il 17N ha condotto 24 attacchi con razzi, tutti mirati a delle strutture (tranne tre diretti a persone). Nel novembre 1990 fallì un attacco con razzi contro la limousine blindata dell’armatore Vardis Vardinogiannis. Successivamente un attacco con razzi ebbe luogo contro un edificio della British Petroleum. Nel maggio 1991 un attacco con razzi avvenne contro gli uffici della Siemens. Nel dicembre 1991 un attacco simile contro la Viohalco, una compagnia industriale greca. Nel 1991, la 17N lanciò un razzo contro un autobus della polizia antisommossa, uccidendo un agente e ferendone 14. Nel maggio 1994 ci fu un attacco con razzi contro un edificio dell’IBM. Nel marzo 1995 due razzi contro Mega Channel. Venne impiegato un altro razzo per attaccare una filiale della statunitense Citibank ad Atene; l’attacco causò danni ma nessun ferito, poiché il razzo non esplose. Quest’ultimo fu sparato con un comando a distanza da un veicolo parcheggiato fuori dalla banca in via Drossopoulou, nell’area di Kypseli.
— Il 29 giugno 2002 le autorità greche hanno arrestato Savvas Xiros, ferito dopo un fallito attacco alla compagnia di traghetti Minoan Flying Dolphins al Pireo. La perquisizione di Xiros e l’interrogatorio [effettuato mentre era semi-incosciente, ferito e stordito da forti dosi medicinali] hanno portato alla scoperta di due abitazioni e all’arresto di altre sei persone, compresi due fratelli di Savvas. Un ex studente di matematica di 58 anni che viveva in clandestinità dal 1971, Alexandros Giotopoulos, fu identificato dalle forze di polizia come un dirigente dell’organizzazione e arrestato il 17 luglio 2002 sull’isola di Lipsi. Il 5 settembre, Dimitris Koufodinas, identificato [dalle forze di polizia] come principale artefice delle operazioni del gruppo, si è consegnato alle autorità.

I compagni greci ci riferiscono che a causa dell’età (68 anni) la sua salute è peggiorata gravemente, che perde e riprende coscienza, che molto probabilmente morirà o cadrà in coma. Presto sarà mandato in una struttura ospedaliera dove le persone vengono condotte a morire.

Assieme ai nostri compagni greci, vediamo nel palese tentativo dello Stato greco di isolare e non trasferire Koufondinas al carcere di Korydallos l’annientamento di un rivoluzionario, contro cui intendono vendicarsi a causa dell’uccisione di Pavlos Bakoyannis da parte della 17N. A questo si aggiunge l’attacco alla memoria della «lotta armata» non solo contro lo Stato greco, ma contro tutti i sistemi di potere sul piano internazionale, così da cancellare la memoria di coloro che osano ricorrere alla violenza rivoluzionaria contro di loro, come hanno tentato nei confronti di tanti gruppi rivoluzionari nel passato. Non è una coincidenza che dopo la crisi economica e con la pandemia attualmente in corso, i controllori delle nostre vite stiano cercando di azzerare le rotture che continuano a verificarsi, per imporre al mondo un nuovo apparato ancor più repressivo. Vogliono distruggere la memoria del fatto che la violenza abbia rappresentato per loro una minaccia. Cercando anche oggi di porre una divisione tra quanti sarebbero «violenti» e «non violenti».

Ora più che mai abbiamo bisogno di agire a livello internazionale, di non lasciarci isolare a vicenda. Non lasciare che cerchino di distruggere la nostra memoria, perché ci sia una continuità!

Dalla più piccola scintilla può nascere una tempesta che non sarà mai fermata!

Dimitris Koufontinas, il conflitto continuerà! Forza ai compagni anarchici Nikos Maziotis e Giannis Dimitrakis, anch’essi in sciopero della fame!

Compagni anarchici internazionali in solidarietà

Good Bye, Giuseppi!

Annunciazione, annunciazione. L’oscena commedia della politica italiana giunge al suo prevedibile esito: governo affidato a Mario Draghi, i liberisti tornano in sella, l’Unione Europea manda il suo Viceré a prendersi cura, rianimare o eventualmente seppellire la Provincia malata.

Ma le cose stanno davvero così? Lo stop della globalizzazione, intuito già nel 2019 sulle colonne del giornale anarchico “Vetriolo”, deflagrato nell’ultimo anno di crisi generale economico-sanitaria, può essere normalizzato dai Bocconi avvelenati di un burocrate pluri-laureato? Solo il tempo potrà dircelo.

Draghi ha potenti alleati, anche oltre mare, per esempio nel nuovo Presidente USA; ma le convulsioni di questi anni sono state troppo forti per risolversi con troppa facilità. Ai tempi del Biennio Rosso, il fascismo era emerso come risposta alla rivoluzione mondiale. Oggi non c’è nessuna peste rossa – motivo per cui, non ci stancheremo mai di ripeterlo, non c’è nessun pericolo fascista – ma le mezze classi e la piccola borghesia stanno perdendo potere economico, da ultimo a causa dei lockdown e della quarta rivoluzione industriale. Pensare che questo fenomeno «geologico» si arresti tanto facilmente è da illusi. Semmai il 2020 è stato l’anno dove maggiormente si è concentrata la ricchezza nelle mani di pochi (unica tendenza liberista che non è entrata mai in crisi).

Quello che è certo è che dietro la parvenza della lotta tra liberisti e sovranisti ciò che si prepara è il nostro sterminio. Come individui refrattari, e come classe pericolosa.

American psycho

Sarà a causa dell’intelligenza artificiale, sarà a causa dello smog, sarà a causa del cibo spazzatura o degli psicofarmaci, chi può dirlo, ma come negare che quella in cui viviamo è l’epoca nella quale gli intellettuali non sono mai stati tanto stupidi, tanto poveri di intelletto. Dove per intelletto si intende quella capacità negativa della mente di scindere e sezionare, di determinare l’inderminato, di fare la negazione radicale del «complesso» in giudizi semplici e taglianti.

I politologi ben ingrassati sulle poltrone di tutti i giornali non hanno saputo rappresentare la crisi politica italiana se non come frutto della «pazzia», della natura «egocentrica» della personalità di Matteo Renzi, della sua «gelosia» per la popolarità del suo rivale. Nessuno che si sia azzardato a guardare sopra, verso chi muoveva i fili.

Uno di questi fili porta a Washington. I quattro lettori del quotidiano «il manifesto» forse si saranno risvegliati dal coma profondo quando lo scorso settembre è uscito un brillante retroscena sulle colonne di quel giornale: se Biden vince le elezioni a novembre, a gennaio, dopo che si sarà insediato il nuovo Presidente USA, Renzi farà cadere il governo Conte. Figuriamoci se il pavido bamboccio di Rignano sull’Arno si mette a fare un casino del genere senza la benedizione dello Zio Sam. Se il problema di Renzi fosse solo psichiatrico, come sostiene la stampa italiana, beh allora sarebbe quanto meno un american psycho.

Ricordiamoci che Giuseppe Conte era stato benedetto direttamente da Trump nel famigerato Tweet: «Starting to look good for the highly respected Prime Minister of the Italian Republic, Giuseppi Conte».

Sconfitto Trump, serviva anche in Italia un governo di restaurazione liberista. Sconfitto Trump, non c’è più spazio per «Giuseppi».

Chissà come la stanno prendendo quei rosso-bruni che hanno scommesso sul sovranismo giacché questo, a loro dire, quanto meno questo avrebbe danneggiato gli odiati americani e la perfida Europa. Usciranno dal tunnel? Probabilmente faranno come nel capolavoro di Wolfgang Becker, Good Bye, Lenin!, dove il protagonista, per tutelare la salute morale della madre, fervente comunista, uscita dopo 8 mesi di coma, simula la normalità della DDR all’interno di una stanza del proprio appartamento come se il Muro non fosse mai caduto.

E chissà se gli antifascisti in servizio permanente effettivo si renderanno conto di aver lavorato – in tutti questi anni di contestazione all’anomalia sovranista – per il Re di Prussia? Ovvero per la restaurazione dell’ordine liberale mondiale.

«Arbeit macht frei»: Willkommen in Confindustrialand

Ma ci sono fili ben più corti, che vengono direttamente da Milano, che hanno manovrato i personaggi del teatrino dei burattini della politica italiana.

Il vero grande protagonista dell’Operazione-Draghi è stato senz’altro la Confindustria. Da dicembre comincia un bombardamento coordinato dai palchi del boss Bonomi, dalle pagine del “Sole 24 Ore” o dalle colonne di quella che ormai è «la-Repubblica-degli-Agnelli».

Eppure Conte ha fatto di tutto per tutelare gli interessi dei padroni. Prima, non ha chiuso Bergamo e Brescia, facendo una strage. Poi, ha chiuso tutta Italia, per evitare che la sperequazione Nord-Sud venisse attenuata. Intanto le fabbriche restavano aperte. Poi, quando gli scioperi di fine marzo 2020 hanno imposto la chiusura delle fabbriche, è corso a firmare i protocolli sulla «sicurezza» coi salti in banco dei sindacati per farle riaprire. Sul piano extra-economico ha mantenuto l’ordine con la violenza, col massacro nelle carceri, i pestaggi punitivi, le operazioni anti-anarchiche e con lo stillicidio di multe e denunce verso chiunque osava uscire di casa.

Ma cosa vogliono ancora di più lorsignori? «Cosa vogliamo? Vogliamo tutto!», risponde Bonomi, in una sorta di «anni ’70 al rovescio» dove sono solo i padroni a fare la lotta di classe e pretendere sempre di più.

Non gli vanno ancora giù i timidi «miglioramenti» a favore dei lavoratori con cui il «Giuseppi I» ha levigato, impercettibilmente, il Job Act. Ma soprattutto, rispetto alle politiche del «Secondo tragico Giuseppi» non gli vanno giù i miliardi elargiti come elemosina per tenere il paese in «Stato di rianimazione» e non gli va giù la proroga del blocco dei licenziamenti. E se si stesse un poco più attenti con le date, si noterebbe che i bombardamenti coordinati Confindustria-Sole-Repubblica si intensificano dopo che il governo proroga proprio il blocco dei licenziamenti, dal 31 dicembre scorso al prossimo 31 marzo.

Da ultimo Bonomi ha lanciato il tormentone sul «Sussidistan». Espressione razzista per dire che l’Italia è un paese asiatico di pezzenti che vivono di sussidi, tipo il Kazakistan, l’Uzbekistan, ecc.

In realtà il paese che vuole Bonomi è il Confindustrialand. Un grande lager a trazione teutonica, dove si esce di casa solo per lavorare, giacché come dicevano i suoi padri immorali solo «il lavoro rende liberi».

Per chi suona la Campania

Un’altra linea di lettura affatto sviluppata dai commentatori di professione di questi giorni è che ci sia un asse di rottura Nord-Sud, non solo nelle tensioni sociali, ma anche tra gli stessi politicanti. Si provi a prestare più attenzione al fatto che Conte sia pugliese, che lo stesso Movimento 5 Stelle abbia preso una valanga di voti al Sud e che l’operazione-responsabili per tentare di salvare il governo Conte dalle grinfie dei Draghi della Confindustria (operazione fallita) sia stata portata avanti in particolare da Clemente Mastella, vecchio volpone democristiano campano e attuale sindaco di Benevento.

Non che questa gentaglia si sia all’improvviso rinsavita. Ma questi vecchi malandrini (Mastella, Cirino Pomicino) hanno una lettura cattolica e un po’ mafiosotta delle questioni sociali. Non bastonare fino alla morte il popolo bove, dare qualche bastonata, ma anche qualche carota. Questi personaggi, dal basso della loro scaltrezza, devono aver capito che la situazione, specialmente nel Meridione, è esplosiva.

Lo scontro interno ai governanti quindi si è sviluppato anche sull’asse di una Confindustria «calvinista» che vuole andare fino in fondo nella macelleria sociale («se qualcuno morirà pazienza», secondo l’espressione del lurido Domenico Guzzini, presidente di Confindustria Macerata) e una borghesia «terrona» cattolica e più disponibile, in tutti i sensi, al compromesso.

Che gli sconfitti di questo round siano per forza di cose degli scemi dinosauri della storia non è però detto. Da vecchi «agrari» i democristiani che si sono opposti all’Operazione-Draghi sanno bene che pure il bove più mansueto, a furia di venire bastonato, può diventare molto pericoloso.

È quello che è successo, guarda caso, a Napoli la notte del 23 ottobre. L’arroganza di Bonomi e compagni di merende, evidentemente troppo lontani da certa feccia nei loro palazzi di vetro, potrebbe portare i loro burattini a fare dei brutti passi falsi.

Ma la campana sta suonando anche per noi. Lo Stato e i padroni fanno come gli pare perché da anni il movimento degli sfruttati è allo sbando. Perché ormai anche il movimento rivoluzionario è afono e il movimento anarchico, estinti tutti i sinistri, da solo non si sta ancora dimostrando in grado di essere la leva dell’insurrezione. Nonostante la rabbia aumenti noi sembriamo del tutto impotenti ad aprire per primi le danze, se si esclude qualche gloriosa azione esemplare.

Non possiamo farci trovare ancora una volta impreparati. Il progetto dei potenti è molto chiaro. Stanno suonando la carica. Cercano l’impatto violento contro le nostre carcasse e per questo hanno cambiato timoniere. Si devono rompere il muso.

Sansone e Dalila

Biblioteca Spazio Anarchico “Lunanera”: consultabile il fondo “Pino Vermiglio”

E’ cosultabile presso lo Spazio Anachico “Lunanera” il fondo “Pino Vermiglio”, che si va ad aggiungere al materiale d’archivio presente in sede.

Ringraziamo il compagno Vermiglio per la donazione, costituita da numerose pubblicazioni, con edizioni rare, inerenti  il pensiero e la storia dell’anarchismo.

Anrchici del Lunanera

Cosenza, 04/02/2021

Biblioteca Spazio Anarchico Lunanera
viale della Repubblica 293 – Cosenza