Pensiero e azione. 4ª Fiera dell’editoria anarchica (Lecce, 21-22.05.2022)

Pensiero e azione. 4ª Fiera dell’editoria anarchica (Lecce, 21-22.05.2022)

Due giorni di diffusione e propaganda delle idee anarchiche.

Due giorni di libri, incontri, presentazioni e discussioni per parlare della storia e dell’attualità del pensiero e dell’azione anarchica, del legame indissolubile che le unisce e della loro capacità di incidere nel mondo nella prospettiva di cambiarlo.

Sabato 21 maggio

  • Ore 15: apertura della fiera e degli stand di stampa anarchica.
  • Ore 17: I Giustizieri. Propaganda del fatto e attentati anarchici di fine Ottocento, ed. Monte Bove, 2018. Presentazione a cura dell’autore e discussione.
  • Ore 19: Il mondo a distanza. Su pandemia, 5G, materialità rimossa del digitale e l’orizzonte di un controllo totalitario, ed. Bergteufel, 2021. Presentazione a cura dell’autore e discussione.
  • Ore 21: cena benefit.

Domenica 22 maggio

  • Ore 10.30: apertura degli stand di stampa anarchica.
  • Ore 11.30: Varkarides – I battellieri. Il gruppo nichilista di Salonicco 1898-1903, ed. Biblioteca Anarchica Sabot, 2021. Presentazione con il curatore e discussione.
  • Ore 13.30: pranzo benefit.
  • Ore 15.30: Buscando a la calle. Aggiornamento sui prigionieri e le prigioniere sovversive e anarchiche in lotta nelle carceri cilene. Per l’annullamento delle condanne della “giustizia militare” di Pinochet ancora vigenti. Approfondimento a cura di una compagna dello spazio di lotta anticarceraria.
  • Ore 17.00: Capitalismo resiliente. Uno sguardo siciliano su estrattivismo e nocività nel Green New Deal, 2022. Presentazione a cura dei compagni di sciroccomadonie.noblogs.org
  • Ore 18.30: La guerra e i suoi tentacoli. Il ruolo strategico della Sicilia per il militarismo imperialista della NATO. A cura di alcuni compagni dell’assemblea antimilitarista siciliana “Per chi sente il ticchettio”.

Biblioteca Anarchica Disordine
disordine@riseup.net
disordine.noblogs.org

L’iniziativa si terrà presso Asfalto Teatro, via D. Birago 60, a Lecce.

Sono benvenute le edizioni e distribuzioni di stampa anarchica. Chi viene da fuori ci avvisi, se possibile, con qualche giorno di anticipo. E-mail: disordine@riseup.net

PDF del manifesto per l’iniziativa: Pensiero e azione. IV Fiera dell’editoria anarchica (Lecce, 21-22.05.2022).

[Tratto da disordine.noblogs.org].

Contro il 41bis solidarietà internazionale rivoluzionaria al compagno Alfredo Cospito! [IT+EN]

Contro il 41bis solidarietà internazionale rivoluzionaria al compagno Alfredo Cospito!

Quando un compagno è prigioniero del nemico, come Alfredo o come quelli che lo Stato chiama “irriducibili” perché rimasti sul terreno della lotta di classe anziché piegarsi alla dissociazione e al pentitismo, compito di ogni rivoluzionario non è questionare a quale struttura appartiene, quali pratiche ha messo in atto tantomeno discettare di innocenza o colpevolezza, il solo pensarlo significa mettersi sul piano del diritto borghese, significa accettare le categorie del dominio capitalistico.

Compito di ogni comunista è la solidarietà incondizionata a ogni compagno, ogni proletario, a chi lotta per l’abbattimento di questo marcio sistema.

Solidarietà incondizionata al compagno anarchico Alfredo Cospito!

Solidarietà incondizionata a tutti i compagni e proletari nelle mani del nemico di classe!

Onore a tutti i compagni caduti combattendo e/o lottando contro lo Stato e il Capitale!

Comitato di Lotta Viterbo
Classe Contro Classe

* * *

Against 41bis, international revolutionary solidarity with comrade Alfredo Cospito!

When a comrade is a prisoner of the enemy, like Alfredo or those that the state calls ‘irreducible’ because they remained on the ground of the class struggle instead of bending to dissociation and repentance, the task of every revolutionary is not to question which structure he belongs to, what practices he has put in place, let alone discuss innocence or guilt, just thinking this means putting oneself on the level of bourgeois law, it means accepting the categories of capitalist domination.

The task of every communist is unconditional solidarity with every comrade, every proletarian, with those fighting for the overthrow of this rotten system.

Unconditional solidarity to anarchist comrade Alfredo Cospito!

Unconditional solidarity to all comrades and proletarians in the hands of the class enemy!

Honour to all comrades fallen fighting and/or struggling against the state and capital!

Comitato di Lotta Viterbo
Classe Contro Classe

Manifesto solidale: Solidarietà con Alfredo Cospito, anarchico recluso in 41 bis

Copia PDF stampa: solidarieta con alfredo cospito anarchico recluso in 41 bis A3 stampa

Copia PDF web: solidarieta con alfredo cospito anarchico recluso in 41 bis A3 web


Solidarietà con Alfredo Cospito, anarchico recluso in 41 bis

Il 5 maggio l’anarchico imprigionato Alfredo Cospito ha ricevuto notifica del suo trasferimento dall’“Alta Sicurezza 2” al 41 bis. Il decreto è stato disposto dalla ministra della giustizia Marta Cartabia. Il 41 bis è un regime penitenziario afflittivo che prevede: l’isolamento e il silenzio, l’assenza di socialità e di ogni attività interna, la censura della corrispondenza e il blocco di una buona parte di essa, un’ora di colloquio mensile col vetro divisorio, la registrazione del colloquio stesso, dieci minuti di telefonate al mese con un familiare autorizzato e costretto a chiamare da una caserma, il divieto di ricevere e acquistare giornali e libri, la limitazione nella disponibilità di oggetti all’interno della cella.

Questo trasferimento è un attacco a un compagno anarchico che non ha mai abbassato la testa: che dopo l’arresto e nel processo che è seguito, ha rivendicato a testa alta di aver sparato alle gambe l’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, l’ingegner Adinolfi, uno dei massimi responsabili del nucleare in Europa. In questi anni, Alfredo è stato una spina nel fianco per gli inquirenti a causa del suo costante contributo al movimento rivoluzionario, un contributo che adesso vorrebbero zittire.

Occorre una mobilitazione internazionale capace di contrattaccare, che faccia pagare allo Stato italiano il prezzo di questa scelta. Le nostre armi risiedono nella lotta rivoluzionaria che, con la sua chiarezza, è sempre un passo avanti rispetto all’ambiguità del diritto e della giustizia di Stato. Le azioni intraprese contro il tentativo di avvicinamento al 41 bis delle condizioni detentive degli anarchici reclusi – in particolare nel 2019 con il trasferimento della sezione AS2 femminile nel carcere dell’Aquila, cui fece seguito un lungo sciopero della fame – sono una manifestazione di queste nostre pratiche.

Essere anarchici è difficile, ma non ci interessa se ciò è considerato reato o meno. Coloro che affamano, sfruttano, sganciano le bombe sulle popolazioni, sono gli stessi uomini e donne che si premurano di far rientrare l’anarchismo negli schemi del diritto, depotenziandone le tensioni, sopprimendone le possibilità di azione. Questo trasferimento è un monito a tutti coloro che ritengono che non esistano «libertà» concesse da padroni e governanti, un messaggio per chi – unendo pensiero e azione – intende distruggere lo Stato e il capitale.

Che la solidarietà rompa l’isolamento dove vorrebbero seppellirlo! Esortiamo dunque ad una mobilitazione internazionale nel segno di una continuità rivoluzionaria che renda sempre più vasto il proprio campo d’azione.

Contro il 41 bis, rompere l’isolamento!

Contro la censura, perseveriamo nella propaganda anarchica!

Solidarietà rivoluzionaria con l’anarchico Alfredo Cospito!

Anarchici

Per una solidarietà internazionale rivoluzionaria!

 

PDF scaricabile per una solidarieta internazionale rivoluzionaria

Contro il 41 bis, solidarietà rivoluzionaria con l’anarchico Alfredo Cospito [IT+EN+ES+FR]

CONTRO IL 41 BIS, SOLIDARIETÀ RIVOLUZIONARIA CON L’ANARCHICO ALFREDO COSPITO

Giovedì 5 maggio l’anarchico imprigionato Alfredo Cospito ha ricevuto notifica della disposizione nei suoi confronti del regime penitenziario del 41 bis. Al momento Alfredo è ancora detenuto nel carcere di Terni, nell’apposita sezione dedicata. Non sappiamo se questa è una destinazione provvisoria e se ad essa seguirà un trasferimento in altro istituto. Il decreto è stato disposto, come prevede la norma, direttamente dalla ministra della giustizia Marta Cartabia, già presidente della corte costituzionale. Ricordiamo, molto brevemente, che il 41 bis è un regime penitenziario particolarmente afflittivo, che prevede, onde impedire ogni forma di comunicazione, l’isolamento, l’assenza di socialità e di ogni attività interna, il silenzio, la censura della corrispondenza, un’ora di colloquio mensile col vetro divisorio e il «citofono», quindi la registrazione del colloquio stesso, 10 minuti di telefonate al mese con un familiare autorizzato costretto a telefonare dall’interno di una caserma dei carabinieri. Ai reclusi è fatto divieto di ricevere giornali e libri, preventivamente la gran parte della corrispondenza viene bloccata a causa dei suoi contenuti, inoltre, non è possibile acquistare giornali e vi è una forte limitazione nella disponibilità di oggetti all’interno della cella (libri, vestiti, cibo, carta e penna contingentati).

Non è la prima volta che un provvedimento del genere viene applicato a dei rivoluzionari, nel 2006 quattro prigionieri delle Brigate Rosse furono internati in tali strutture (una tra questi, Diana Blefari, suicidatasi nell’ottobre del 2009, poco tempo dopo essere stata declassificata dal 41 bis). Questo è un precedente che, nonostante le mobilitazioni, non è stato ancora disarticolato.

In queste prime ore di rabbia dobbiamo soffermarci su due questioni.

Da un lato, prendiamo atto dell’attacco personale, fisico, a un compagno anarchico che in questi dieci anni non ha mai abbassato la testa: un compagno che ha rivendicato a testa alta di aver sparato alle gambe l’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, l’ing. Adinolfi. Il fatto che non si sia riusciti ad isolare Alfredo e che non si sia potuto zittirne il contributo rivoluzionario è stata una spina nel fianco per gli inquirenti. Ciò ha portato negli ultimi anni ad ulteriori misure restrittive nei suoi confronti, quali la censura sulla corrispondenza e la notifica in carcere di un mandato d’arresto per l’operazione Sibilla dell’11 novembre scorso, attraverso la quale le forze repressive hanno tentato di far sparire dalla circolazione un giornale e delle pubblicazioni che nel corso degli anni hanno riportato gli articoli e i contributi del compagno. Ad Alfredo dobbiamo far sentire la solidarietà di un movimento che non è domo, che non lo ha dimenticato, che non lo lascia solo; dobbiamo fare in modo che questa solidarietà rompa i divieti e spezzi l’isolamento.

Dall’altro lato, vediamo in questo fatto un precedente contro l’intero movimento anarchico. Occorre una mobilitazione internazionale efficace, che faccia pagare allo Stato italiano il prezzo di questa ennesima scelta. In altre parole, il precedente non deve passare.

La lotta rivoluzionaria, però, è sempre un passo avanti rispetto all’ambiguità del diritto e porta con sé chiarezza. Ciò è dimostrato dalle azioni intraprese contro il tentativo di avvicinamento al 41 bis, manifestatosi in particolare nel 2019 con il trasferimento della sezione AS2 femminile nel carcere dell’Aquila. Davanti alla coltre di isolamento che lo Stato intende imporre ad Alfredo, occorre riaffermare la solidarietà come necessità costante nella comunicazione tra rivoluzionari, elemento che in questi ultimi anni non è mancato a livello internazionale.

Essere anarchici è difficile, ma non ci interessa se ciò è considerato reato o meno. Chi affama, sfrutta, sgancia le bombe sulle popolazioni, sono gli stessi uomini e donne che si premurano di far rientrare l’anarchismo negli schemi del diritto, depotenziandone le tensioni, sopprimendone le possibilità di azione concreta. Questo trasferimento è anche un monito a tutti coloro che ritengono che non esistano «libertà» concesse da padroni e governanti, un messaggio per chi – unendo pensiero e azione – intende distruggere lo Stato e il capitale.

Occorre una mobilitazione capace di contrattacare. Non possiamo e non vogliamo sottacere le responsabilità politiche e personali della ministra Marta Cartabia. La giurista, con il suo provvedimento, sembra aver deciso di anticipare di venti giorni la sentenza della cassazione nel processo Scripta Manent, prevista per il 25 maggio, processo nel quale Alfredo è stato condannato in appello a venti anni di reclusione per associazione sovversiva con finalità di terrorismo e strage con finalità di terrorismo (a cui vanno aggiunti i nove anni e mezzo del già menzionato processo per l’azione contro Adinolfi). In Italia il reato di strage è previsto anche senza morti e feriti, in base alla potenzialità di un attacco esplosivo. Proprio il reato di strage potrebbe essere stato il grimaldello che ha permesso la disposizione del 41 bis nei confronti di Alfredo. Lo stesso reato di strage è imputato, sempre nel processo Scripta Manent, all’anarchica Anna Beniamino, e, in un altro processo, all’anarchico Juan Sorroche. A dimostrazione di come il precedente sia già ora potenzialmente gravido di conseguenze per altri compagni.

La ministra Cartabia viene fortemente sponsorizzata come presidente della repubblica in pectore da quelle consorterie progressiste che hanno lanciato la campagna per avere finalmente in Italia un capo dello Stato donna. Ricordiamo che in Italia il presidente della repubblica assume anche le funzioni di massimo gerarca dell’ordinamento giudiziario e presiede il consiglio superiore della magistratura (CSM). Non staremo qui a lagnarci degli abusi e delle violazioni del diritto da parte di quei burocrati che lo gestiscono, ma non possiamo non osservare come la ministra Cartabia abbia deliberatamente scelto di imporre tutto il proprio peso politico – di giurista, di ministra, di possibile futuro capo della magistratura – con una disposizione che, tra le varie nefandezze, contiene anche quella di ipotecare la possibile condanna definitiva per Alfredo e gli altri imputati. Per tutte queste ragioni non possiamo aspettare nemmeno un minuto. Esortiamo dunque ad una mobilitazione internazionale nel segno di una continuità rivoluzionaria che renda sempre più vasto il proprio campo d’azione.

Contro il 41 bis, rompere l’isolamento!
Se provate a tapparci la bocca, vi morderemo la mano!
Contro la censura, perseveriamo nella propaganda anarchica!
Solidarietà rivoluzionaria con l’anarchico Alfredo Cospito!

Anarchici


AGAINST 41 BIS, REVOLUTIONARY SOLIDARITY WITH ANARCHIST ALFREDO COSPITO

Thursday, May 5, the imprisoned anarchist Alfredo Cospito received notification of the provision against him of the penitentiary regime of 41 bis. At the moment Alfredo is still detained in the prison of Terni, in the dedicated section. We do not know if this is a provisional destination and if it will be followed by a transfer to another institute. The decree has been ordered, as foreseen by the law, directly by the Minister of Justice Marta Cartabia, former president of the Constitutional Court. Let us recall, very briefly, that 41 bis is a particularly afflictive penitentiary regime, which provides, in order to prevent any form of communication, isolation, absence of sociability and any internal activity, silence, censorship of correspondence, one hour of monthly meetings with the glass partition and the “intercom”, then the recording of the meeting itself, 10 minutes of phone calls per month with an authorized family member forced to call from inside a Carabinieri barracks. Inmates are forbidden to receive newspapers and books, most correspondence is blocked in advance because of its contents, moreover, it is not possible to buy newspapers and there is a strong limitation in the availability of objects inside the cell (books, clothes, food, paper and pen are limited).

It is not the first time that such a measure is applied to revolutionaries, in 2006 four prisoners of Brigate Rosse were interned in such facilities (one of them, Diana Blefari, committed suicide in October 2009, shortly after being declassified from 41 bis). This is a precedent that, despite the mobilizations, has not yet been disarticulated.

In these first hours of anger, we must dwell on two issues.

On the one hand, we note the personal, physical attack on an anarchist comrade who in these ten years has never lowered his head: a comrade who claimed to have shot in the legs the CEO of Ansaldo Nucleare, Adinolfi. The fact that Alfredo could not be isolated and his revolutionary contribution silenced was a thorn in the side for investigators. This has led in recent years to further restrictive measures against him, such as the censorship of correspondence and the serving of an arrest warrant in prison for Operation Sibilla on November 11, through which the repressive forces have attempted to remove from circulation a newspaper and publications that over the years have reported the articles and contributions of the comrade. We must make Alfredo feel the solidarity of a movement that is not tamed, that has not forgotten him, that does not leave him alone; we must make sure that this solidarity breaks the bans and breaks the isolation.

On the other hand, we see in this fact a precedent against the entire anarchist movement. We need an effective international mobilization that makes the Italian state pay the price for this umpteenth choice. In other words, the precedent must not pass.

Revolutionary struggle, however, is always one step ahead of the ambiguity of law and brings clarity. This is demonstrated by the actions taken against the attempt to move closer to 41 bis, manifested in particular in 2019 with the transfer of the women’s AS2 (“High Security 2”) section to the prison of L’Aquila. In the face of the blanket of isolation that the state intends to impose on Alfredo, it is necessary to reaffirm solidarity as a constant necessity in communication between revolutionaries, an element that in recent years has not been lacking internationally.

Being anarchists is difficult, but we do not care if this is considered a crime or not. Those who starve, exploit, drop bombs on the people, are the same men and women who take care to bring anarchism into the schemes of law, depotentiating the tensions, suppressing the possibility of concrete action. This transfer is also a warning to all those who believe that there are no “freedoms” granted by masters and rulers, a message to those who – combining thought and action – intends to destroy the state and capital.

We need a mobilization capable of counterattacking. We cannot and do not want to conceal the political and personal responsibilities of Minister Marta Cartabia. The jurist, with her measure, seems to have decided to anticipate by twenty days the sentence of the Court of Cassation in the Scripta Manent trial, scheduled for May 25, a trial in which Alfredo was condemned on appeal to twenty years of imprisonment for subversive association with the purpose of terrorism and massacre with the purpose of terrorism (to which must be added the nine and a half years of the already mentioned trial for the action against Adinolfi). In Italy the crime of massacre is foreseen even without deaths and injuries, based on the potentiality of an explosive attack. It is precisely the crime of massacre that could have been the pick that allowed the provision of 41 bis against Alfredo. The same crime of massacre is charged, also in the Scripta Manent trial, to the anarchist Anna Beniamino, and, in another trial, to the anarchist Juan Sorroche. Demonstrating how the precedent is already potentially fraught with consequences for other comrades.

Minister Cartabia is strongly sponsored as president of the republic as a candidate by those progressive groups that have launched the campaign to finally have a female head of state in Italy. Let’s remember that in Italy the president of the republic assumes also the functions of maximum hierarch of the judicial system and presides over the superior council of the magistracy (CSM). We are not going to complain about the abuses and violations of the law by those bureaucrats who manage it, but we cannot fail to observe how Minister Cartabia has deliberately chosen to impose all her political weight – as a jurist, as a minister, as a possible future head of the judiciary – with a provision that, among the various iniquities, also contains that of assuming the possible final sentence for Alfredo and the other defendants. For all these reasons, we cannot wait a single minute. We therefore call for an international mobilization under the sign of a revolutionary continuity that makes its field of action wider and wider.

Against 41 bis, break the isolation!
If you try to shut us up, we will bite your hand!
Against censorship, we persevere in anarchist propaganda!
Revolutionary solidarity with the anarchist Alfredo Cospito!

Anarchists


EN CONTRA DEL 41 BIS, SOLIDARIDAD REVOLUCIONARIA CON EL ANARQUISTA ALFREDO COSPITO

Este jueves 5 de mayo el preso anarquista Alfredo Cospito recibe la notificación del cambio de régimen penitenciario al que está sometido: se dispone para el la aplicación del 41 bis. En este momento Alfredo está aun detenido en la cárcel de Terni, en el módulo adecuado para el 41 bis. Aun no sabemos si este será su destino final o si aun le moverán a otro instituto penitenciario. Cómo previsto por la norma, esta disposición desciende directamente por la ministra de justicia Marta Cartabia, ya presidente de la Corte Constitucional. Vamos a recordarlo muy rápidamente: el 41 bis es un régimen penitenciario especialmente aflictivo, que, para prevenir cualquier forma de comunicación, prevé el aislamiento, la ausencia de sociabilidad y de cualquier actividad para los internos, el silencio, intervención del correo, una hora de visita por mes con cristal integral y telefonillo, y además la grabación de la misma, 10 minutos de llamada mensual, sólo en caso de que no se haya recibido la visita, que los familiares autorizados tienen que efectuar desde un cuartel de Carabinieri. A los internos está prohibido recibir periódicos y libros, para prevención la gran parte del correo es intervenido y bloqueado a causa su contenido; está prohibido comprar periódicos y hay una fuerte limitación de los objetos que se puedan poseer al interior de la celda (libros, ropa, comida, papel y bolígrafo, etc).

No es la primera vez que este régimen se les aplica a unos revolucionarios: en 2006 cuatro presos de las Brigadas Rojas fueron encerrados en estas estructuras (una de ellos, Diana Blefari, se suicidó en 2009, nada más salir del 41 bis). Es un antecedente que, no obstante las movilizaciones, aun no pudimos desarticular.

En estas primeras horas, llenas de rabia, queremos subrayar dos asuntos.

Por un lado, tomamos actas de ese ataque personal, físico, a un compañero anarquista que en estos 10 años nunca bajó su cabeza: un compañero que revindicó con su cabeza bien alta el haber disparado en las piernas del administrador delegado de Ansaldo Nucleare, el ingeniero Adinolfi. El hecho de que no conseguiron aislar a Alfredo y de no haber podido callar su aporto revolucionario ha sido una espina en el costado de los investigadores. Esto conllevó en los últimos años más medidas cautelares en contra suya, cómo la intervención del correo y la notificación en la cárcel de otra orden de detención por la Operación Sibilla el 11 de noviembre pasado, con la cual las fuerzas represivas han intentado hacer desaparecer una revista y unas publicaciones que, en los años, han dado voz a los artículos y a los escritos del compañero. Al Alfredo, tenemos que hacer llegar la solidaridad de un movimiento que no está vencido, que no le ha olvidado, que no le deja a solas; tenemos que conseguir que esta solidaridad pueda con los vetos y con el aislamiento.

Por otro lado, vemos en este hecho un antecedente para todo el movimiento anarquista. Se necesita una movilización internacional eficaz, que haga pagar al Estado italiano el precio de esta enésima elección. Por decirlo más claro, este antecedente no debe pasar.

Pero la lucha revolucionaria siempre está un paso por delante de la ambigüedad del derecho, y nos trae claridad. Eso se demonstrò con las acciones llevadas a cabo en contra de la tentativa de acercarse al 41 bis, cuándo en 2019 se abrió la sección femenina de Alta Seguridad en L’Aquila y se trasladaron allá a las compañeras anarquistas. Delante la capa de aislamiento con la que el Estado quiere sepultar Alfredo, hace falta reafirmar la solidaridad como necesidad constante de la comunicación entre revolucionarios, un elemento que en estos últimos años no ha fallado a nivel internacional.

Ser anarquistas es difícil, pero no nos interesa que sea delito o menos. Quien mata de hambre, quien explota, quien lanza bombas en contra de las poblaciones, son los mismos hombres y mujeres que intentan encasillar el anarquismo dentro de los esquemas del derecho, desapoderando sus tensiones, aplastando sus concretas potencialidades de acción. Este traslado es también una advertencia para todos aquellos que no creen que las libertades puedan concederse por padrones y gobernantes, un mensaje para quien – juntando idea y acción – quiere destruir el Estado y el capital.

Hace falta una movilización que sea capaz de contraatacar. No podemos y no queremos callarnos sobre la responsabilidad política y personal de la ministra Marta Cartabia. Esa jurista, con su decisión, parece quiera adelantar de veinte días la sentencia de la Cassazione [el equivalente del Supremo en Italia] sobre el proceso Scripta Manent, prevista por el 25 de mayo, proceso en el que Alfredo ha sido condenado en la apelación a 20 años de cárcel por asociación subversiva con finalidad de terrorismo y strage* con finalidad de terrorismo (a los que hay que añadir los 9 años y medio del dicho proceso por la acción en contra de Adinolfi). En Italia el delito de strage* se configura hasta en ausencia de muertos y heridos, sobre la base de la potencialidad, por ejemplo, de un ataque explosivo. Y podría ser ese delito, strage*, la llave que les permitió abrir las puertas del 41 bis para Alfredo. El mismo delito de strage* se les imputa, en el mismo proceso Scripta Manent, a la anarquista Anna Beniamino, y en otro al anarquista Juan Sorroche. Para decir como este antecedente sea, en potencia, cargado de consecuencias para otros compañeros.

La ministra Cartabia está muy fuertemente anunciada cómo presidente de la república in pectore por estos grupos de poder progresistas que empujan para en fin obtener, en Italia, una primera presidenta y jefe de Estado femenina. Recordamos que en Italia, el presidente de la república ejerce al mismo tiempo las máximas cargas de Jefe del orden jurídico y Presidente del consejo superior judicial (CSM). No estaremos aquí perdiendo el tiempo en quejas por lo abusos y las violaciones del derecho por parte de esos burócratas que lo gestionan, pero no podemos no observar como la ministra Cartabia haya decidido jugarse todo su peso político – de jurista, ministra, potencial futuro Jefe del orden jurídico – con un dispositivo que, entre otras asquerosidades, también hipoteca la posible condena para Alfredo y los demás acosados. Por todas estas razones, no podemos esperar ni un minuto. Llamamos a una movilización internacional en el signo de una continuidad revolucionaria que amplíe cada vez más su propio marco de acción.

En contra del 41 bis, romper con el aislamiento!
Si intentan taparnos la boca, os morderemos la mano!
En contra de la censura, seguimos con la propaganda anarquista!
Solidaridad revolucionaria con el compañero Alfredo Cospito!

Anarquistas.

*lit. estrago, masacre: delito previsto en el código penal italiano por atentado de cierta estatura, cómo los atentados de piazza Fontana o de la estación de Bologna de las décadas ‘60-’80.


CONTRE LE 41 BIS, SOLIDARITÉ RÉVOLUTIONNAIRE AVEC L’ANARCHISTE ALFREDO COSPITO

Jeudi 5 mai, l’anarchiste emprisonné Alfredo Cospito a été informé qu’on lui avait imposé le régime de détention 41 bis. Actuellement, Alfredo est encore déténu dans la prison de Terni, dans la section préposée à ce régime de détention. Nous ne savons pas si cette destination est provisoire et si elle sera suivie par un transfert dans une autre prison ou pas. Le décret qui lui impose le 41 bis a été émis, comme la loi le prévoit, par la ministre de la Justice Marta Cartabia, déjà présidente de la Cour Constitutionnelle. On rappelle, très rapidement, que le régime de détention régit par l’article 41 bis est particulièrement dur et que, dans le but d’empêcher toute forme de communication, il prévoit l’isolement, l’interdiction de tout moment en commun entre détenus et de toute activité interne à la prison, le silence, la censure du courrier, une heure de parloir par mois, séparés par une vitre par un interphone et avec l’enregistrement des dialogues, dix minutes d’appels téléphoniques par mois avec une membre de la famille qui a reçu une autorisation et qui est obligé d’appeler à partir d’une caserne des Carabinieri. Les détenus ont l’interdiction de recevoir des journaux et des livres, la majorité du courrier est bloqué de manière préventive, à cause de ses contenus et en plus ils n’ont pas la possibilité d’acheter des journaux et ils ont des fortes limitation quant aux objets qu’ils peuvent garder dans leur cellule (il y a un nombre maximale de livres, d’habits, de nourriture, de papier et de stylos).

Ce n’est pas la première fois que ce régime de détention est appliqué à des révolutionnaires : en 2006, quatre prisonniers des Brigate Rosse ont été enfermés dans des telles structures (l’une d’entre eux, Diana Blefari, s’est suicidée en octobre 2009, peu après qu’on lui avait enlevé le 41 bis). Il s’agit là d’un précédent qui, malgré les mobilisations à ce sujet, n’a pas encore été effacé.

En ces premières heures de rage, nos devons nous arrêter sur deux points.

D’un côté, nous prenons acte de l’attaque personnelle, physique, contre un compagnon anarchiste qui, au cours de ces dernières dix ans d’emprisonnement, n’a jamais baissé sa tête : un compagnon qui a revendiqué la tête haute le fait d’avoir tiré dans les jambes du PDG d’Ansaldo Nucleare, l’ingénieur Adinolfi. Le fait que l’État n’a pas réussi à isoler Alfredo ni à faire taire sa contribution révolutionnaire, a été une épine dans le pied pour la magistrature et la police. Cela a mené, ces dernières années, à d’autres mesures répressives à son encontre, comme la censure de son courrier et la notification, en prison, d’un mandat d’arrestation pour l’opération Sibilla, le 11 novembre dernier ; une opération par laquelle les forces répressives ont essayé de faire disparaître un journal et des publications qui, au fil des années, ont publié les articles et les contributions de ce compagnon. Nous devons faire ressentir à Alfredo la solidarité d’un mouvent qui n’est pas dompté, qui ne l’a pas oublié, qui ne le laisse pas seul ; nous devons faire en sorte que cette solidarité rompe les interdits et brise l’isolement.

De l’autre côté, nous voyons là un précédent contre le mouvement anarchiste dans son ensemble. Il nous faut une mobilisation internationale efficace, qui fasse payer à l’État italien le prix de son choix. En d’autres termes, ce précédent ne doit pas passer.

Cependant, la lutte révolutionnaire est toujours un pas en avant par rapport à l’ambiguïté du droit et elle porte avec soi de la clarté. Cela est démontré par le actions menées contre la tentative de rapprochement vers le 41 bis, qui s’est manifestée en particulier en 2019, avec le transfert de la section AS2 [Haute sécurité 2, la section destinée aux prisonnier.e.s politiques dans les prisons italiennes ; NdAtt.] de la prison pour femmes de l’Aquila. Face à au rideau d’isolement que l’État veut faire tomber sur Alfredo, il faut réaffirmer la solidarité en tant que nécessité constante dans la communication entre révolutionnaires, un élément qui, ces dernières années, n’a pas fait défaut, au niveau international.

Être anarchistes est quelque chose de difficile, mais il ne nous intéresse pas de savoir si cela est considéré comme un délit ou pas. Ceux qui affament, exploitent, larguent des bombes sur des populations civiles sont les mêmes hommes et les mêmes femmes qui prennent soin de faire rentrer l’anarchisme dans les schémas du droit, en neutralisant ses tensions, en lui ôtant ses possibilités d’action concrète. Le transfert d’Alfredo est aussi un avertissement pour tous ceux qui pensent que celles octroyées par les patrons et les gouvernants ne sont pas des « libertés », un message pour ceux qui – en joignant la pensée et l’action – ont l’intention de détruire l’État et le capital.

Il nous faut une mobilisation capable de contre-attaquer. Nous ne pouvons pas et ne voulons pas passer sous silence les responsabilités politiques et personnelles de la ministre Marta Cartabia. Cette juriste, avec son décret, semble avoir décidé d’anticiper de vingt jours la sentence de la Cour de cassation pour la procès Scripta Manent, prévue pour le 25 mai, un procès dans lequel Alfredo a été condamné en appel à 20 ans de prison pour association subversive avec finalité de terrorisme et pour massacre avec finalité de terrorisme (sentence à laquelle il faut ajouter les neuf ans et demi du procès pour l’action contre Adinolfi). En Italie, le crime de « massacre » est prévu par le code pénal même en absence de morts et de blessés, sur la base du potentiel d’une attaque explosive. C’est justement le crime de massacre qui aurait pu être le moyen permettant de justifier l’imposition du 41 bis à Alfredo. L’anarchiste Anna Beniamino, dans ce même procès Scripta Manent, ainsi que l’anarchiste Juan Sorroche, dans un autre procès, sont accusés eux aussi de massacre. Cela démontre à quel point ce précédent est déjà, à l’heure actuelle, un possible porteur de conséquences pour d’autres compagnons.

La ministre Cartabia est largement considérée comme la possible prochaine présidente de la république, soutenue par ces coteries progressistes qui ont lancé la campagne pour qu’il y ait, enfin, une femme à la tête de l’État italien. On rappelle qu’en Italie le président de la république occupe aussi la fonction de plus haut dignitaire du système judiciaire et qu’il préside le Conseil supérieur de la magistrature (CSM). Nous n’allons pas nous plaindre ici des abus et des violations du droit de la part de ces bureaucrates qui le gèrent, mais nous ne pouvons pas nous passer d’observer que la ministre Cartabia a délibérément choisi d’imposer tout son poids politique – de juriste, de ministre, de possible futur chef de la magistrature – avec un décret qui, parmi les autres turpitudes, porte en soi aussi celle de cautionner la possible condamnation définitive d’Alfredo et de ses coïnculpés. Pour toutes ces raisons, nous ne pouvons pas attendre une minute de plus. Nous appelons donc à une mobilisation internationale dans le signe de la continuité révolutionnaire, qui élargisse de plus en plus son champ d’action.

Contre le 41 bis, rompre l’isolement !
Si vous essayez de nous fermer la bouche, nous vous mordrons la main !
Contre la censure, persévérons dans la propagande anarchiste !
Solidarité révolutionnaire avec l’anarchiste Alfredo Cospito !

Anarchistes

[Traduction française publiée dans https://attaque.noblogs.org/post/2022/05/08/italie-contre-le-41-bis-solidarite-revolutionnaire-avec-lanarchiste-alfredo-cospito/].

Aggiornamento sui compagni arrestati il 16 marzo: annullata l’ordinanza d’arresto per Evelin e confermata per Gianluca

Il 6 aprile si è tenuta l’udienza del tribunale del riesame sulle misure cautelari per Gianluca ed Evelin, i compagni anarchici accusati di «detenzione di materiale esplodente ed esplosivo, tentata fabbricazione di ordigni esplosivi improvvisati e detenzione di materiale esplodente al fine di attentare alla pubblica incolumità», arrestati il 16 marzo su mandato della procura di Genova e sucessivamente trasferiti agli arresti domiciliari.

Oggi, 8 aprile, è stato notificato ai compagni l’esito dell’udienza: l’ordinanza d’arresto nei confronti di Evelin è stata “annullata per carenza di gravi indizi di colpevolezza”, quindi la compagna esce dagli arresti domiciliari, mentre viene confermata per Gianluca, che resta ai domiciliari, senza alcuna variazione nelle restrizioni.

Ricordiamo che è stata attivata una carta postepay per sostenere le spese dei compagni. Le coordinate per inviare contributi sono:

Numero postepay: 4023 6010 2286 1819
Codice fiscale: BGNPPL79M18E472O

Solidarietà con Gianluca e con tutti gli anarchici imprigionati!

——————————–

Update about the comrades arrested on March 16th: Evelin’s arrest order annulled and Gianluca’s confirmed (Italy)

On April 6th was held the hearing of the re-examination court on the precautionary measures for Gianluca and Evelin, anarchist comrades accused of “possession of deflagrant and explosive material, attempted manufacture of improvised explosive devices and possession of deflagrant material with the aim of attacking public safety”, arrested on March 16th on a warrant from the public prosecutor’s office of Genoa and later transferred under house arrest.

Today, April 8th, the comrades were notified of the result of the hearing: the arrest order against Evelin was “annulled for lack of serious evidence of guilt”, therefore the comrade is released from house arrest, while it is confirmed for Gianluca, who remains under house arrest, without any change in the specific restrictions (no communication with persons other than close family members, no leaving the perimeter of the house even to buy food, no receiving correspondence, etc., and periodic checks by the police).

We remind that a solidarity fund has been activated to support the expenses of the comrades (currently the fund is only active on italian territory). The coordinates for sending contributions are:

Postepay account number: 4023 6010 2286 1819
Tax code: BGNPPL79M18E472O

Solidarity with Gianluca and all imprisoned anarchists!

 

Presentazione Mobilitazione Internazionalista “Guerra alla Guerra”

GUERRA ALLA GUERRA

presentazione della

Mobilitazione Internazionalista

25 Aprile Spoleto – 1° Maggio Carrara

 

contro la guerra

contro il nucleare

in difesa della stampa anarchica

in solidarietà coi rivoluzionari prigionieri

e le pratiche di cui sono accusati

 

Letture dal: BOLLETTINO n.7

 

CONCERTO:

Matrak Attakk

anarco crust punk dalla Francia

VENERDI’ 15 APRILE

a partire dalle ore 18:00

Biblioteca dello Spazio Anarchico “Lunanera”

viale della Repubblica 293 – Cosenza

 

È uscito il Bollettino n.7

È uscito il Bollettino n.7 dello Spazio Anarchico Lunanera – Cosenza

 

dall’indice:

 

L’orizzonte degli eventi: pensieri incendiari sparsi sulle ultime gocce di carburante del Capitalismo

La domesticazione dei corpi

Stringi i denti e vai 

Vecchia organizzazione e nuova organizzazione 

L’ organizzazione

«Informalità, riproducibilità, anonimato»

Di propaganda in propaganda

Bollettino n.7

Biblioteca dello Spazio Anarchico “Lunanera”

Archivio di Documentazione “Franco Di Gioia”

viale della Repubblica 293 – Cosenza

Stampato a Marzo 2022

per richieste: lunanera@mortemale.org

pagine 64, costo 4 euro escluse spese di spedizione

Aggiornamenti sui compagni arrestati il 16 marzo

Evelin è stata trasferita ai domiciliari a Rovereto. Sia lei che Gianluca sono sottoposti a tutte le restrizioni.

E’ stata attivata una carta poste pay per sostenere le spese dei due compagni. Le coordinate per caricarla sono:

Cod. Fisc.: BGNPPL79M18E472O

Numero carta: 4023 6010 2286 1819

 

fonte: inferourbano.altervista.org

 

 

Aggiornamento sui compagni arrestati il 16 marzo: Gianluca trasferito agli arresti domiciliari

Mercoledì 16 marzo a Roma sono stati tratti in arresto due compagni anarchici, Evelin e Gianluca. L’indagine e l’operazione repressiva sono frutto di un lavoro congiunto tra il ROS dei carabinieri e la DIGOS, coordinate dalla procura di Genova. I due compagni sono accusati di «detenzione di materiale esplodente ed esplosivo, tentata fabbricazione di ordigni esplosivi improvvisati e detenzione di materiale esplodente al fine di attentare alla pubblica incolumità», in concorso con ignoti.

Il 23 marzo Gianluca è stato trasferito agli arresti domiciliari. Attualmente (25 marzo) Evelin resta reclusa nel carcere di Rebibbia femminile.

Solidarietà rivoluzionaria con Gianluca ed Evelin e con tutti gli anarchici imprigionati!

L’indirizzo della compagna:

Evelin Sterni
C. C. di Roma Rebibbia femminile
via Bartolo Longo 92
00156 Roma

__________________________________________________________________

 

Update about the comrades arrested on March 16: Gianluca transferred to house arrest (Italy)

On Wednesday, March 16, two anarchist comrades, Evelin and Gianluca, were arrested in Rome. The investigation and the repressive operation are the result of a joint work between the ROS (“Special Operational Grouping” of carabinieri) and the DIGOS (“General Investigations and Special Operations Division”, political police), coordinated by the Genoa public prosecutor’s office. The two comrades are charged with “possession of deflagrant and explosive material, attempted manufacture of improvised explosive devices, as well as possession of deflagrant material with the aim of attacking public safety”, in conspiracy with unknown persons.

On March 23, Gianluca was transferred to house arrest. Currently (March 25), Evelin remains imprisoned in the women’s Rebibbia prison.

Revolutionary solidarity with Gianluca and Evelin and all imprisoned anarchists!

The address of the comrade:

Evelin Sterni
C. C. di Roma Rebibbia femminile
via Bartolo Longo 92
00156 Roma (Italy)