Torino – Presentazione di “Quale internazionale?” di Alfredo Cospito e molti altri

Assemblea pubblica in supporto ai prigionieri in lotta contro 41 bis ed ergastolo ostativo e letture e discussione attorno al libro “Quale internazionale?” di Alfredo Cospito e molti altri

Giovedì 24 novembre, a Radio Blackout, via Cecchi 21/A, Torino.

Ore 19:00: Assemblea pubblica in supporto ai/alle prigionieri/e in lotta contro 41 bis ed ergastolo ostativo.

Ore 21:30: Letture e discussione attorno al libro Quale internazionale? di Alfredo Cospito e molti altri (Edizioni Monte Bove). Ne parleremo con
alcuni curatori del libro, redattori di “Vetriolo”.

«Ecco, io credo che questa internazionale debba lottare contro Stati e capitale ed alimentare l’odio di classe, l’odio degli esclusi, dei poveri, dei proletari indirizzando le energie contro lobbisti, militari,
industriali, ricchi, tecnocrati, politici, statisti, tecnici, scienziati. Contro tutti gli inclusi, coloro che detengono le conoscenze ed il capitale e quindi il potere qualunque esso sia».

Contro la censura, perseveriamo nella propaganda anarchica

Stessa storia, stesso posto, stesso baracchino. Rinvenimento di microspia in un appartamento di Roma

Probabilmente nei giorni a ridosso della manifestazione del 12 novembre scorso a Roma in solidarietà ad Alfredo e gli altri compagni prigionieri in sciopero della fame, qualcuno si è infilato nella casa in cui abitiamo per piazzare una microspia. Forse con senso dell’ironia, o forse con “acume” investigativo, che nella continua malinterpretazione della “solidarietà e complicità” che si sviluppa tra anarchici avrà fatto loro prevedere un digiuno collettivo, gli intrusi hanno pensato che il posto più adatto ad accogliere la loro cimice fosse il retro del forno da cucina. Alimentata dal cavo dello stesso elettrodomestico, era fornita anche di batteria. L’episodio è aggravato dalla recidiva, in quanto nello stesso luogo, alimentata dal medesimo cavo di corrente, era già stata ritrovata un’altra microspia parecchi mesi fa. Il tempo passa ma il controllo resta.

Non ci faremo intimorire dalle attenzioni che ci riservano alcuni fra i responsabili della detenzione dei prigionieri rivoluzionari.
Il nostro pensiero è fisso sui compagni che anche da dentro una galera stanno continuando a lottare.
A loro tutta la stima, la rabbia e l’amore che meritano.

Marco e Sandro

Corteo per le vie di Trastevere e strade bloccate contro il 41 bis e l’ergastolo ostativo, in solidarietà con gli anarchici Alfredo Cospito, Juan Sorroche, Ivan Alocco e Anna Beniamino in sciopero della fame (Roma, 12 novembre 2022) [IT – EN]

In occasione della manifestazione  indetta per sabato 12 novembre, per più di quattro ore sono state bloccate varie strade del quartiere Trastevere, nel centro di Roma. Circa quattrocento compagni e compagne hanno sfilato in solidarietà con Alfredo Cospito, Juan Sorroche, Ivan Alocco e Anna Beniamino in  sciopero della fame contro il regime detentivo di 41 bis (in cui Alfredo è stato trasferito il 5 maggio) e l’ergastolo ostativo. Si sono verificati momenti di tensione e tafferugli con gli sbirri quando il corteo ha cercato di muoversi in direzione del carcere di Regina Coeli.

Solidarietà rivoluzionaria con gli anarchici imprigionati in sciopero della fame! Fuori Alfredo Cospito dal 41 bis! Chiudere il 41 bis! Liberi tutti, libere tutte!


Demonstration through the streets of Trastevere and roads blocked against 41 bis and life imprisonment without possibility of parole, in solidarity with anarchists Alfredo Cospito, Juan Sorroche, Ivan Alocco and Anna Beniamino on hunger strike (Rome, Italy, November 12, 2022)

At the demonstration called for Saturday, November 12, various streets in the Trastevere district, in the centre of Rome, were blocked for more than four hours. Approximately four hundred comrades marched in solidarity with Alfredo Cospito, Juan Sorroche, Ivan Alocco and Anna Beniamino on hunger strike against the 41 bis prison regime (to which Alfredo was transferred on May 5) and life imprisonament without a possibility of parole. There were moments of tension and clashes with the cops when the demonstration tried to move in the direction of the Regina Coeli prison.

Revolutionary solidarity with the imprisoned anarchists on hunger strike! Alfredo Cospito out from 41 bis! Close 41 bis! Freedom for everyone!

Contro il 41 Bis e l’ergastolo ostativo.

 

 

Pola Roupa e Nikos Maziotis: Per Alfredo Cospito. Testo di solidarietà dai membri di Lotta Rivoluzionaria (Grecia) [IT – ES]

Lo sterminio fisico e morale dei combattenti rivoluzionari e dei prigionieri politici, o la costrizione alla rinuncia politica e al pentimento, è un obiettivo senza tempo da parte dello Stato e del capitale. Per raggiungere questo obiettivo, gli Stati hanno creato condizioni speciali di detenzione e di isolamento per coloro che hanno impugnato le armi contro il regime, per coloro che chiamano «terroristi».

Uno degli esempi di detenzione speciale oggi è il modello italiano ai sensi dell’articolo 41 bis.

Secondo la legge italiana, il ministro della «Giustizia» ha il diritto di revocare le norme sul trattamento di alcuni detenuti e ordinarne il trasferimento in condizioni speciali di detenzione. Le condizioni speciali di cui all’articolo 41 bis impongono il completo isolamento sociale e sensoriale, limitando i contatti con altri detenuti, restringendo i colloqui a una volta al mese solo con i parenti, senza contatto fisico e con il vetro divisorio, limitando o vietando la corrispondenza e il possesso di libri, riducendo il tempo dell’aria a una (1) ora al giorno e aumentando il tempo di reclusione in cella.

Queste condizioni sono una forma di tortura volta a schiacciare i militanti prigionieri e in generale coloro che si trovano in questo regime detentivo.

Il compagno anarchico Alfredo Cospito, condannato per azioni della Federazione Anarchica Informale (FAI), si trova in questo regime dal 5 maggio 2022, recluso nel carcere di Bancali (a Sassari), in Sardegna, per ordine dell’ex ministro della «Giustizia» Marta Cartabia. Dal 20 ottobre il compagno ha iniziato uno sciopero della fame contro il regime di isolamento. In solidarietà con il compagno Alfredo, anche i compagni Juan Sorroche, dal 25 ottobre, Ivan Alocco, incarcerato in Francia, dal 27 ottobre, e la compagna Anna Beniamino, dal 7 novembre, si trovano in sciopero della fame.

Questa politica repressiva degli Stati con le condizioni speciali di detenzione è un aspetto che è stato avviato da decenni e che si è evoluto e cresciuto.

L’inizio è stato intrapreso dagli USA, già negli anni Sessanta, con le unità di alta sicurezza all’interno delle carceri dove vennero detenuti membri di organizzazioni come le Pantere Nere e il Black Liberation Army.

Negli anni Settanta, lo Stato della Germania occidentale costruì le celle bianche a Stammheim, dove vennero detenuti i membri della Rote Armee Fraktion, quattro dei quali furono uccisi nel 1976-77.

La Gran Bretagna istituì condizioni di detenzione speciali per i prigionieri dell’Irish Republican Army, condizioni in cui 10 prigionieri dell’IRA sono morti in sciopero della fame nel 1981. Ciò coincise con la riforma del governo Thatcher dell’epoca che annullò il regime detentivo antecedente, non riconoscendo lo status politico dei combattenti dell’IRA imprigionati.

In Spagna, le unità FIES hanno creato condizioni speciali di detenzione, mentre nel 2000 lo stato turco ha creato le carceri di tipo F’ per isolare e schiacciare i combattenti rivoluzionari che fino ad allora avevano vissuto in comunità, raggruppati nelle celle delle sezioni.

Quando i rivoluzionari turchi iniziarono lo sciopero della fame, nel dicembre 2000 molti furono assassinati dopo l’intervento delle forze di sicurezza e dell’esercito.

La grande ipocrisia degli Stati e delle autorità giudiziarie è che mentre non riconoscono lo status del prigioniero politico o dell’oppositore politico al di fuori del sistema rappresentativo statale, applicano leggi speciali, cosiddette «antiterrorismo», instaurano tribunali speciali all’interno delle carceri e stabiliscono condizioni di detenzione speciali per i componenti delle organizzazioni di guerriglia, per i combattenti rivoluzionari.

Lo Stato italiano è uno dei più innovativi nello sviluppo di questa politica repressiva.

Alla fine degli anni Settanta, quando lo Stato italiano si trovava ad affrontare una guerriglia ad alta intensità, modernizzò il proprio arsenale penale introducendo una legislazione «antiterrorismo», creando allo stesso tempo carceri speciali o sezioni di sicurezza speciali, destinate principalmente ai componenti delle organizzazioni di guerriglia, come le Brigate Rosse. Vi fu anche la legge Cossiga, implementata tra il 1978 e il 1983, che legalizzò la tortura per ottenere informazioni al fine di smantellare le organizzazioni armate, e vennero approvate anche le leggi sui pentiti.

Il regime detentivo dell’articolo 41 bis è un’evoluzione peggiorativa di questa politica repressiva.

Oltre al compagno Cospito in questo regime ci sono tre (3) prigionieri politici, militanti delle Brigate Rosse per la costruzione del Partito Comunista Combattente, arrestati nel 2003, Nadia Lioce, Marco Mezzasalma e Roberto Morandi.

Un’altra compagna prigioniera, anch’essa militante delle BR-PCC, Diana Blefari, per anni detenuta in isolamento in regime di 41 bis, si è suicidata.

È certo che anche qui in Grecia lo Stato sogna simili condizioni di detenzione per i combattenti rivoluzionari.

Un primo tentativo di attuare tali condizioni sono state le carceri di tipo C nel 2014, costruite principalmente per i condannati per azioni armate, ma che sono state abolite dopo uno sciopero della fame da parte di prigionieri politici e anarchici nella primavera del 2015.

Oggi, con il nuovo codice penale che il governo di Néa Dimokratía ha recentemente votato, si stanno formando carceri o reparti «ad alta sicurezza» destinati, tra l’altro, ai detenuti condannati per attività di guerriglia – articolo 19A del c. p. –, cioè secondo la legge «antiterrorismo», la 187A, così come per altri prigionieri «indisciplinati». Per queste carceri di «maggiore sicurezza» finora non esiste un quadro chiaro di quali condizioni prevarranno al loro interno, ma è molto probabile che lo Stato greco tenterà di attuare condizioni di isolamento secondo i modelli statunitensi ed europei, avvicinandosi all’articolo 41 bis esistente in Italia, quindi accantonando le norme sul trattamento dei detenuti per come sono applicate nel resto delle carceri greche.

Le lotte contro tali condizioni di detenzione, che costituiscono forme di tortura, sono imperative nel quadro lotta contro lo Stato e il capitale.

Ecco perché nessun prigioniero come il compagno Alfredo Cospito dovrebbe essere lasciato solo.

SOLIDARIETÀ AL COMPAGNO ANARCHICO ALFREDO COSPITO

SOLIDARIETÀ CON TUTTI/E I/LE COMBATTENTI RIVOLUZIONARI/E IMPENITENTI

I membri imprigionati di Lotta Rivoluzionaria
Pola Roupa – Nikos Maziotis


Pola Roupa y Nikos Maziotis: Por Alfredo Cospito. Texto de solidaridad de los miembros de Lucha Revolucionaria (Grecia)

El exterminio físico y moral de los combatientes revolucionarios y de los prisioneros políticos, o el forzamiento a la renuncia política y al arrepentimiento, es un objetivo sin tiempo por parte del Estado y del capital. Para alcanzar este objetivo, los Estados han creado condiciones especiales de detención y de aislamiento para aquellos que han empuñado las armas contra el régimen, para aquellos que llaman “terroristas”.

Uno de los ejemplos de detención especial hoy es el modelo italiano bajo el artículo 41 bis.

Según la ley italiana, el Ministro de la ‘Justicia’ tiene el derecho de revocar las normas sobre el tratamiento de algunos detenidos y ordenar el traslado en condiciones especiales de detención. Las condiciones especiales a las cuales se refiere el artículo 41 bis imponen el completo aislamiento social y sensorial, limitando los contactos con otros reclusos, restringiendo las visitas a una vez al mes sólo con los familiares, sin contacto físico y con la mampara de cristal divisoria, limitando o prohibiendo la correspondencia y la tenencia de libros, reduciendo el tiempo de patio a una (1) hora al día y aumentando el tiempo de reclusión en la celda.

Estas condiciones son una forma de tortura destinada a aplastar a los militantes prisioneros y en general a aquellos que se encuentran en este régimen de detención.

El compañero anarquista Alfredo Cospito, condenado por acciones de la Federación Anarquista Informal (FAI), se encuentra en este régimen desde el 5 de mayo de 2022, recluido en la prisión de Bancali (en Sassari), en Cerdeña, por orden del exministro de la «Justicia » Marta Cartabia. Desde el 20 de octubre, el compañero ha empezado una huelga de hambre contra el régimen de aislamiento. En solidaridad con el compañero Alfredo, también los compañeros Juan Sorroche, desde el 25 de octubre, Iván Alocco, encarcelado en Francia, desde el 27 de octubre, y la compañera Anna Beniamino, desde el 7 de noviembre, se encuentran en huelga de hambre.

Esta política represiva de los Estados con las condiciones especiales de detención es un aspecto que ha sido adviado desde hace años y que ha evolucionado y crecido.

El inicio lo han emprendido los EE.UU., ya en los años Sesenta, con las unidades de alta seguridad dentro de las cárceles donde eran detenidos miembros de organizaciones como los Panteras Negras y el Black Liberation Army.

En la década de 1970, el Estado de la Alemania Occidental construyó las celdas blancas en Stammheim, donde estaban detenidos los miembros de Rote Armee Faktion, cuatro de los cuales fueron asesinados en el 1976-77.

Gran Bretaña instituyó condiciones carcelarias especiales para los prisioneros del Irish Republican Army, condiciones bajo las cuales 10 prisioneros del IRA murieron en huelga de hambre en 1981. Esto coincidió con la reforma del gobierno Thatcher de la época que anuló el régimen penitenciario anterior, no reconociendo el estatus político de los combatientes del IRA encarcelados.

En España, las unidades FIES  han creado condiciones especiales de detención, mientras que en el año 2000 el Estado turco ha creado las prisiones de tipo F’ para aislar y aplastar a los combatientes revolucionarios que hasta entonces habian vivído en comunidades, reagrupados en las celdas de las secciones.

Cuando los revolucionarios turcos se declararon en huelga de hambre en diciembre de 2000, muchos fueron asesinados tras la intervención de las fuerzas de seguridad y del ejército.

La gran hipocresía de los Estados y de las autoridades judiciales es que si mientras no reconocen el estatus de los prisioneros políticos u opositores políticos fuera del sistema representativo estatal, aplican leyes especiales, las llamadas “antiterroristas”, establecen tribunales especiales dentro de las prisiones y establecen condiciones especiales de detención para los componentes de organizaciones de guerrilla, para los combatientes revolucionarios.

El Estado italiano es uno de los más innovadores en el desarrollo de esta política represiva.

A finales de la década de 1970, cuando el Estado italiano se enfrentaba a una guerrilla a alta intensidad, modernizó su propio arsenal penal introduciendo una legislación «antiterrorista», al mismo tiempo que creaba prisiones especiales o secciones especiales de seguridad, destinadas principalmente a los componentes de las organizaciones de guerrillas, como las Brigadas Rojas. También estuvo la ley Cossiga, implementada entre 1978 y el 1983, que legalizó la tortura para obtener informaciónes con el fin de desmantelar las organizaciones armadas, y también se aprobaron leyes subre los arrepentidos.

El régimen detentivo del artículo 41 bis es una evolución peyorativa de esta política represiva.

Además del compañero Cospito en este régimen hay tres (3) prisioneros políticos, militantes de las Brigadas Rojas por la construcción del Partido Comunista Combatiente, detenidos en el 2003, Nadia Lioce, Marco Mezzasalma y Roberto Morandi.

Otra compañera prisionera, también ella militante de las BR-PCC, Diana Blefari, durante años detenida en aislamiento bajo el régimen del 41 bis, se ha suicidado.

Es cierto que incluso aquí en Grecia el Estado sueña con condiciones de detención similares para los combatientes revolucionarios.

Un primer intento de implementar tales condiciones han sido las cárceles de tipo C en el 2014, construidas principalmente para los condenados por acciones armadas, pero que han sido abolidas después de una huelga de hambre por parte de prisioneros políticos y anarquistas en la primavera del 2015.

Hoy, con el nuevo código penal que ha votado recientemente el gobierno de Néa Dimokratía, se están formando prisiones o departamentos “a alta seguridad” destinados, entre otras cosas, a los detenidos condenados por actividades de guerrilla -artículo 19A del Código Penal-, es decir, según la ley “antiterrorista”, la 187A, así como para otros prisioneros “indisciplinados”. Para estas prisiones de “mayor seguridad” hasta el momento no existe un cuadro claro de cuales condiciones prevalecerán dentro de ellas, pero es muy probable que el Estado griego intentara actuar condiciones de aislamiento según los modelos estadounidenses y europeos, acercándose al artículo 41 bis existente en Italia, dejando así de lado las normas sobre el trato de los detenidos por como estan aplicadas en el resto de las prisiones griegas.

Las luchas contra tales condiciones de detención, que constituyen formas de tortura, son imperativas en el marco de la lucha contra el Estado y el capital.

Por esto ningún prisionero como el compañero Alfredo Cospito debería ser dejado solo.

SOLIDARIDAD AL COMPAÑERO ANARQUISTA ALFREDO COSPITO

SOLIDARIDAD CON TODXS LOS COMBATIENTXS REVOLUCIONARIXS IMPENITENTES

Los miembros encarcelados de Lucha Revolucionaria

Pula Roupa – Nikos Maziotis

Contro il 41 bis, dal carcere di Alessandria [IT – ES]

“Crisi, guerra, repressione contro lavoratori, disoccupati, studenti”

In questo contesto si è ultimamente estesa l’applicazione del regime carcerario del 41 bis per i prigionieri rivoluzionari; un regime che mira all’annientamento della loro identità e integrità psico-fisica.

Il 9/11/2022 ho prolungato l’aria in:
– solidarietà con Alfredo Cospito, prigioniero anarchico in sciopero della fame ad oltranza nel carcere di Bancali-Sassari contro il 41 bis;
– solidarietà con i prigionieri delle Brigate Rosse-PCC, Nadia Lioce, Marco Mezzasalma, Roberto Morandi, che da più di 17 anni resistono al
regime 41 bis.

Nicola De Maria, militante prigioniero delle Brigate Rosse – Colonna Walter Alasia

 


 

Contra el 41 bis, desde la cárcel de Alessandria

“Crisi, guerra, represión conta los trabajadores, desempleados, estudiantes”
En este contexto últimamente se ha extendido la aplicación del regimen carcelario del 41 bis para los prisioneros revolucionarios; un régimen que mira a la aniquilación de su identidad y integridad psico-fisica.
Il 9/11/2022 he prolungado el tiempo del patio en:
– solidaridad con Alfredo Cospito, prisionero anarquista en huelga de hambre hasta el final en la cárcel de Bancali-Sassari contra el 41 bis;
– solidaridad con los prisioneros de las Brigadas Rojas- PCC, Nadia Lioce, Marco Mezzasalma, Roberto Morandi, que desde hace mas de 17 años resisten al régime del 41 bis.
Nicola De Maria, militante prisionero de las Brigate Rosse – Columna Walter Alasia

È uscito CARTACARBONE, foglio murario anarchico, anno VII n.8 Novembre 2022

 

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cartacarbone 8

Torino: interrotta conferenza del vicedirettore della Stampa ad artissima contro 41bis ed ergastolo ostativo [IT – EN]

Artissima a Torino si chiude con la solidarietà ad Alfredo, Juan e Ivan in sciopero della fame contro il regime di 41bis e l’ergastolo ostativo.
Un gruppo di solidali ha interrotto la conferenza di chiusura dell’evento e il vicedirettore de La Stampa intonando cori, leggendo  un volantino ed esponendo uno striscione.


In Turin, the event Artissima ends in solidarity to Alfredo, Juan and Ivan, who are in hunger strike against the 41bis regime and life imprisonment without possibility of appeal.
A group of people in solidarity tothe prisoners interrupted the event’s closing conference and the deputy director of la stampa eith choruses,
reading a flyer, and showing a banner.

Appello alla solidarietà attiva. Sabato 12 novembre a Roma: Fuori Alfredo Cospito dal 41 bis! Chiudere il 41 bis! Tutte libere, tutti liberi!

A partire da fine maggio il compagno anarchico Alfredo Cospito, in carcere dal 2012, è stato sottoposto al regime di 41 bis e deportato nel carcere insulare di Bancali, in provincia di Sassari.
L’esistenza di tale regime di carcere duro è stata dapprima sdoganata grazie alla retorica dell’antimafia; il 41 bis è stato poi applicato a detenuti e detenute appartenenti all’organizzazione comunista BR-PCC. Oggi viene imposto per la prima volta ad un compagno anarchico, rendendo concreto il monito che in anni di lotta avevamo più volte espresso: se esiste questo regime prima o poi lo estenderanno.
Il 20 ottobre Alfredo ha dato inizio ad uno sciopero della fame a oltranza, fino alla morte, per l’abolizione del regime speciale detentivo del 41 bis e il “fine pena mai” dell’ergastolo ostativo, in quanto, entrambi, espressione della vendetta dello Stato attraverso la tortura istituita per legge.
Condizioni di detenzione inenarrabili, unica possibilità di modificarle, fare i nomi di qualcun altro.
Mettere qualcun altro al proprio posto.
La sua è una lotta di denuncia, attraverso la quale ci sbatte in faccia che per lui è meglio rischiare la morte mettendosi ancora una volta in gioco, che vivere interminabili anni in condizioni di stillicidio tese all’annientamento psico-fisico.
È l’attacco all’ipocrisia dello Stato democratico.
È lo smascheramento della manovra che lo Stato stesso sta operando attraverso il suo caso, perché esso costituisca un precedente nella storia, spalancando le porte del carcere duro per tutti quelli che verranno fatti rientrare nella categoria di “nemico”.
È guerra.
Crediamo sia importante non far passare sotto silenzio questa manovra.
È necessario mobilitarsi, per noi e per quelli/e che verranno dopo di noi. Per Alfredo, in sciopero della fame a oltranza. E gli altri.
In solidarietà alla lotta di Alfredo, altri due anarchici prigionieri, Juan Sorroche e Ivan Alocco, hanno iniziato uno sciopero della fame rispettivamente dal 25 e dal 27 ottobre.
Dal 7 novembre anche la compagna anarchica Anna Beniamino, detenuta nel carcere romano di Rebibbia, si è unita a questa lotta, dichiarando anche lei lo sciopero della fame.
Alfredo non ha mai smesso, in nessuna condizione si trovasse, di mettere lo Stato ed il capitalismo di fronte alle loro responsabilità. Per questo lo vogliono tombare vivo. Noi non possiamo permetterlo.
Diciamo chiaramente che riteniamo responsabili della vita e della salute del nostro compagno in primo luogo soggetti e organi dello Stato quali Ministero della Giustizia, Tribunale di Sorveglianza di Roma, Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, direttore e personale del carcere di Bancali.
Alfredo ha già superato le prime due settimane di sciopero della fame, e andiamo incontro alla conclusione della terza. Le iniziative di solidarietà si susseguono qui, e ovunque nel mondo.
La situazione è di allerta.
Sabato 12 novembre scendiamo in piazza a Roma, dove si trovano i responsabili politici di quanto sta avvenendo.
Concentramento a piazza Gioacchino Belli.

Ore 15:00.
Partecipiamo numerosi/e!

Dichiarazione di Anna Beniamino sull’inizio dello sciopero della fame [IT – ES]

Il 20 ottobre Alfredo Cospito, nel carcere di Bancali (SS), ha iniziato uno sciopero della fame ad oltranza contro il regime 41 bis e l’ergastolo ostativo.
Il regime 41 bis o.p. gli è stato riservato dal maggio di quest’anno, reo di mantenere, dalle sezioni di Alta Sicurezza dove si trovava da anni rinchiuso, rapporti epistolari ed attività editoriale con il movimento anarchico, attraverso scritti pubblici ed interventi.

L’ergastolo ostativo rischia di essere lo sbocco del rinvio in appello – operato dalla sentenza di cassazione del luglio 2022 del processo Scripta Manent – per il ricalcolo della condanna approdata alla qualifica di 285 c.p., “strage politica”, per un duplice attentato alla scuola allievi carabinieri di Fossano, a firma FAI-RAT.
La condanna per 285 c.p. costituisce la chiave di volta di un’architettura accusatoria che ha sancito l’esistenza di un’ “associazione eversiva con finalità di terrorismo” (costituita da soli 3 promotori e con un’esistenza a singhiozzo, per ovviare alle contraddizioni dovute agli esiti di precedenti processi) e l’attività di “istigazione” per blog e giornali anarchici editi dai condannati nel corso degli scorsi 20 anni.
Insomma una sentenza-monstre dove si è capi/factotum di un’ “associazione” dai contorni incerti, nonché istigatori e rei di una
“strage” mai avvenuta e soprattutto mai difesa in quanto tale. Ovvero, come è capitato ripetutamente di affermare in tempi non sospetti, la violenza rivoluzionaria è difesa dagli anarchici, e da me tra questi, lo stragismo no.
Ciò che le carte dei tribunali e le direttive dei Servizi e degli apparati di prevenzione chiamano variamente eversione interna o terrorismo e che viene racchiuso in una serie di reati (associazione sovversiva, strage, devastazione e saccheggio…) attinti pari pari dal Codice Rocco ancora in auge, sono in realtà tasselli della tensione rivoluzionaria e della ricerca di libertà e giustizia sociale.
Che quest’ultima e la giustizia somministrata dai tribunali siano mondi antitetici non è una novità per chiunque abbia un minimo di conoscenza
delle vicende storiche e politiche dei movimenti, delle idee e delle pratiche refrattarie allo status quo: più è grande e complessa l’accusa, più è difficile riportare gli eventi sul piano della realtà. Su questa falsariga ci si ritrova da imputati in processi dalle “verità” farsesche, dove è l’identità politica, non i fatti, a costruire il reato, a seppellirti vivo.

Il 41 bis è la forma più raffinata di annientamento psico-fisico, tra le varie gradazioni offerte dal carcere. Una tortura in guanti bianchi basata sulla deprivazione fisica, sensoriale e intellettiva, sulla rescissione dei vincoli amicali e sentimentali: un’ora di colloquio al mese, con vetro, con i famigliari spesso costretti a viaggi di centinaia di chilometri per effettuarli, con parenti e affetti spesso visti come sodali stessi dell’ “associazione”, con tutto quello che questo comporta in termini di allontanamenti; pesantissime limitazioni di studio e di lettura, che sole potrebbero cautelare l’individuo dallo “spegnimento” cerebrale, con una lucidità già messa alla prova dalla mancanza di confronto e socializzazione minima, in un quasi-isolamento che si prolunga per anni, spesso a vita; quotidiani censurati in toto o parzialmente, 10 canali televisivi e psicofarmaci come possibili “palliativi” a perfezionare il trattamento. D’altra parte tv e psicofarmaci sono le colonne portanti del mantenimento del controllo carcerario nella sua interezza: sezioni comuni sovraffollate, tonnare
d’anime dove medicalizzazione e infantilizzazione dell’individuo regnano sovrane.
Al 41 bis, per la sua manifesta durezza, volta a spezzare l’individuo, gli stessi legislatori avevano conferito una durata limitata nel tempo a 4 anni (anche il waterboarding ammette pause… pena l’annegamento del malcapitato!) che poi, con un procedimento burocratico tipico della ferocia democratica a bassa intensità, di proroga in proroga, da emergenziale è diventato ordinario. Santificato dall’incultura forcaiola e manettara, il “carcere duro” è il feticcio/spauracchio di una società che si vorrebbe, secondo la vulgata mediatica, sempre più spaventata dalle “emergenze” e bisognosa di “sicurezza”, da placare con un progressivo e plateale inasprimento delle pene e ingigantimento della narrazione della portata dei reati. Il feticcio della “sicurezza” è usato per distogliere l’attenzione di una società al collasso politico, economico, sociale.

Ho condiviso anni di vita, idee, discussioni, rabbia, risate e amore per la libertà con un compagno anarchico, con gli anarchici… non saranno i
regimi differenziati di una galera o le infamie di un processo certocapaci di offuscarli.
Per questi motivi, perché solidarietà e giustizia sono un cadavere in bocca ai legislatori, un fiore tra i denti di individui liberi.
Perché per chi ama la vita, reagire quando viene trasformata in sopravvivenza è un atto dovuto, da lunedì 7 novembre inizio uno sciopero della fame.
Contro il 41 bis.
In solidarietà ad Alfredo in sciopero della fame dal 20 ottobre, a Juan dal carcere di Terni dal 25 ottobre e ad Ivan dal carcere di Villepinte in Francia dal 27 ottobre, che hanno intrapreso uno sciopero per gli stessi motivi.
Con amore e rispetto per tutte le compagne ed i compagni che hanno lottato, lottano e lotteranno per gli utopici sentieri della libertà e della negazione dell’autorità, senza vendere i loro sogni al miglior
offerente.

Anna Beniamino


El 20 de octubre Alfredo Cospito, desde la cárcel de Bancali (SS), ha iniciado una huelga de hambre indefinida en contra del régimen 41 bis y de cadena perpetua ostativa. El régimen 41 bis o.p. le ha sido reservado en mayo de este año, con la acusación de mantener, desde los módulos de Alta Seguridad en los que se encontraba encerrado desde hace años, correspondencia y labor editorial con el movimiento anarquista, a través de escritos públicos e intervenciones. A raíz de la decisión del Tribunal Supremo del julio 2022, que vuelve a pedir al tribunal de apelación un nuevo cálculo de la condena ahora calificada 285 c.p., “masacre político”, por un doble atentado a la escuela aprendices de carabineros en Fossano, f irmado FAI-RAT, nos enfrentamos a la concreta probabilidad de cadena perpetua ostativa, sin descuentos . La condena por el artículo 285 c.p. constituye la piedra angular de una arquitectura acusatoria que ha consagrado la existencia de una “organización subversiva con finalidad de terrorismo” (constituida exclusivamente por 3 iniciadores y con una existencia a trompicones, para subsanar las contradicciones debidas a los resultados de juicios antecedentes), y la actividad de “incitación” por blogs y revistas anarquistas editados por los condenados en los últimos 20 años. O sea, una sentencia-monstruo, en la que uno es jefe/factótum de una “asociación” con dudosos límites, y al mismo tiempo instigador y reo de una “masacre” que nunca ocurrió y, sobre todo, que nunca fue revindicada como tal. Es decir, y eso ya se declaró más de una vez en tiempos remotos, los anarquistas defienden la violencia revolucionaria, y yo con ellos, pero no los masacres. Lo que en el papeleo de los tribunales y en las directivas de los servicios y del aparato de seguridad del Estado se le llama sedición interna o terrorismo, y que se incorpora en una gama de delitos (asociación subversiva, masacre, devastación y saqueo…) extraídos palabra por palabra desde el Código Rocco aún en boga, son en realidad piezas de la tensión revolucionaria y de la búsqueda de libertad y justicia social. El hecho de que esta justicia y la justicia que los tribunales subministran sean dos mundos antagónicos no es ninguna novedad para quien sea que tenga un mínimo de conocimiento de los acontecimientos históricos y políticos de los movimientos, de las ideas y de las practicas refractarias al estatus quo: la más grande y compleja la acusación, lo más difícil es llevar los acontecimientos al plano de la realidad. Consecuentemente, se nos encuentra imputados en juicios con “verdades” de comedia, en los que es la identidad política, y no los hechos, la que constituye el delito y la que te hará enterrar vivo. El 41 bis es la más refinada forma de aniquilación psico-física, dentro de los variados grados ofrecidos por la cárcel. Una tortura de guante blanco, basada en la privación física, sensorial e intelectual, en la cancelación de los lazos de amistad y emocionales: una hora de visita al mes, con cristal, con los familiares a menudo obligados a viajar centenares de kilómetros para realizarla, con familiares y seres queridos a menudo considerados cómplices de la asociación criminal, con todo lo que eso conlleva en lo que respecta a los alejamientos; durísimas limitaciones para el estudio y la lectura, lo único que podría proteger al individuo de la “desconexión” cerebral, con una lucidez ya puesta a prueba por la falta de confrontación y socialización mínima , en un casi-aislamiento total que se alarga durante años y muchas veces de por vida; periódicos censurados por completo o en parte, 10 canales de televisión y psicofármacos como útiles “paliativos” para perfeccionar el tratamiento. Además, televisión y psicofármacos ya son la columna vertebral del mantenimiento del control carcelario en su totalidad: módulos comunes sobrepoblados, almadrabas de almas en las que reinan la medicalización y la infantilización del individuo. A causa de su manifiesta dureza, dirigida a quebrar al individuo, al 41 bis los mismos legisladores habían otorgado una duración limitada en el tiempo a 4 años (hasta el waterboarding necesita descansos…o si no el desafortunado ¡se te ahoga!), lo que luego, con un proceso burocrático típico de la ferocidad democrática de baja intensidad, prórroga tras prórroga, de emergencia se ha transformado en lo ordinario. Santificado por la incultura ahorcadora y de grilletes fáciles, la “cárcel dura” es el fetiche/ espantajo de una sociedad que se quiere, por el relato de los medios, cada vez más asustada por las “emergencias” y necesitada de “seguridad”, para apaciguar con un progresivo y ostentoso endurecimiento de las condenas y con una hipérbole narrativa en cuestión de magnitud de los delitos. El fetiche de la “seguridad” se utiliza para desviar la atención de una sociedad al borde del colapso político, económico, social. “He compartido años de vida, ideas, debates, rabia, risas, amor por la libertad con un compañero anarquista, con los anarquistas…no serán los regímenes diferenciados de una cárcel ni las infamias de un proceso los que los podrán difuminar. Por estas razones, por qué solidaridad y justicia son un cadáver en boca de los legisladores, y una flor entre los dientes de los individuos libres. Porqué para quien ame la vida, reaccionar cuando a esta se la transforma en supervivencia, es un deber, voy a empezar una huelga de hambre a partir desde lunes 7 de noviembre”. En contra del 41 bis. En solidaridad con Alfredo en huelga de hambre desde el 20 de octubre, con Juan desde la cárcel de Terni desde el 25 de octubre, y con Iván desde la cárcel de Villepinte en Francia desde el 27 de octubre, que han empezado la huelga por las mismas razones. Con amor y respeto para todas las compañeras y los compañeros que han luchado, que luchan y que lucharán por los utópicos caminos de la libertad y de la negación de la autoridad, sin vender sus sueños al mejor comprador.

Anna Beniamino