Intervento di Alfredo Cospito al dibattito sulla lotta contro il nucleare per l’iniziativa “Voi gli date vent’anni, noi gli diamo la parola”

Il testo che segue è l’intervento dell’anarchico imprigionato Alfredo Cospito al dibattito sulla lotta contro il nucleare tenutosi durante l’iniziativa “Voi gli date vent’anni, noi gli diamo la parola”, presso il Circolaccio Anarchico di Spoleto il 20 marzo 2021.

Dopo la visione di questo film sulla tragedia di Chernobyl mi è stato chiesto di fare un intervento.

Cosa dire?

Gli ultimi nove anni della mia vita li ho passati chiuso in una cella perché assieme ad un mio compagno ho sparato ad uno dei maggiori responsabili del nucleare in Italia all’epoca. Lo abbiamo fatto perché non volevamo capitasse qui da noi quello che avete visto accadere in questo film. Molto semplicistica come motivazione, ma è andata proprio così.

Ne è valsa la pena?

Mi piace pensare che la nostra azione, per quanto isolata, abbia avuto il suo peso. L’unica cosa certa è che azioni di questo tipo non saranno mai in alcun modo recuperabili da parte del sistema. Possono essere demonizzate ma mai recuperate e tanto meno cancellate perché pongono un aut-aut al potere, e dal mio punto di vista questo è più che sufficiente per giocarsi tutto, la libertà e anche la vita.

Sì! Alla fine dei conti ne è valsa la pena.

Non volevamo uccidere, ma solo ferire per erigere un muro invalicabile davanti al cinismo tecnologico ed assassino di scienziati e politici senza scrupoli: “Oltre non si va, non riporterete il nucleare in Italia, altrimenti ci opporremo con tutti i mezzi”.

Nove anni fa, quando colpimmo, la possibilità di un rientro del nucleare in Italia sembrava riaffacciarsi con forza. Da poco c’era stata Fukushima, nel “nostro” paese anni e anni di lotte contro il nucleare sembravano a rischio di essere cancellati, e ciò avveniva in un silenzio totale. All’epoca e ancora oggi l’Italia, attraverso l’Ansaldo Nucleare, contribuisce alla costruzione di centrali nucleari in paesi come la Romania e l’Albania. Poco prima della nostra azione un incidente durante i lavori di costruzione in uno di questi cantieri aveva ucciso due operai. In Italia nessuno ne parlava, tranne quei pochi utopisti di ecologisti-e e anarchici-e che temevano un ritorno delle centrali nel “nostro” territorio, molti partiti sostenevano questa prospettiva da incubo. Certo non mi illudo che il nostro gesto abbia bloccato il ritorno del nucleare in Italia, ma un po’ di paura gliela abbiamo messa. Il nostro contributo, per quanto limitato, lo abbiamo dato e ha avuto il suo peso, e non credo sia stato così trascurabile come hanno voluto farci credere.

Oggi lo Stato italiano deve per forza di cose “smaltire” le scorie nucleari delle vecchie centrali dismesse nascondendo 78.000 metri cubi di rifiuti radioattivi sotto il tappeto in Piemonte, Sardegna, Toscana, Lazio, Puglia, Basilicata, Sicilia. Spacciando la cosa come “smaltimento” di scorie a bassa intensità di radioattività, prodotto di lastre ed altro materiale medico di scarto, ma in realtà cercando sottobanco di far passare soprattutto lo “smaltimento” di radioattività ben più pericolosa, scarti delle vecchie centrali.

Voglio essere chiaro, la soluzione non può essere quella di portare i nostri rifiuti fuori dall’Italia, magari come già fatto in passato in Africa, usando i paesi più poveri come pattumiera della nostra merda nucleare. Un movimento “ecologista” che di fatto spinge a questo è un “ecologismo” borghese ed infame. Coloro che si oppongono ai depositi perché il valore delle proprie proprietà va a calare non avranno mai la mia fiducia. Sono quel genere di persone che hanno fatto entrare la politica più bieca nel movimento contro il TAV. Sempre pronti a svendere le lotte, a dissociarsi dalle azioni. Non possiamo far leva su certi istinti borghesi, né potremo far finta di non vedere quando i sindaci, le istituzioni locali di questi paesi, chiederanno risarcimenti o piagnucoleranno per le loro proprietà, per i loro commerci, per le loro perdite economiche. Avere a che fare di nuovo con tali personaggi sarebbe disastroso. Un antico detto ebraico diceva: “L’essere umano è l’unico animale che riesce ad inciampare due volte sulla stessa pietra”. Cerchiamo di non ripetere gli stessi errori, venti anni di lotta contro il TAV avranno pure insegnato qualcosa.

Sarebbe stupido e controproducente cercare noi le “soluzioni”, i palliativi per rendere la tecnologia più accettabile, “ecologica”. Siamo contro i depositi nucleari quanto contro le pale eoliche, non esistono in questo campo le mezze misure. L’unica reale e definitiva soluzione alle scorie nucleari è lottare con ogni mezzo perché le centrali nucleari chiudano dappertutto. Non possiamo girarci intorno, è una questione di vita o di morte. Il pianeta sta morendo, c’è una sola cosa da fare: distruggere dall’interno la società tecnologica e capitalista in cui siamo costretti a vivere. È inutile scappare, è ipocrita ritagliarsi un piccolo paradiso in terra, anche non volendo si diventa complici, è criminale cercare palliativi, illudersi che la tecnologia possa diventare “ecologica”. Non è il numero di partecipanti ad un corteo che ci farà ottenere risultati, ma la forza e la radicalità delle nostre azioni. Questa è una delle nostre peculiarità, come anarchici-e miriamo al qualitativo, non tanto alla quantità di persone dietro uno striscione ma alla qualità delle azioni, della nostra vita. La gente arriverà ma dipenderà dalla nostra coerenza e onestà d’intenti e anche dalla nostra progettualità rivoluzionaria. Il primo ostacolo che incontriamo in questo ambito è sempre lo stesso, l’ecologismo qualunquista borghese.

Con questo non voglio sostenere che bisogna isolarsi, certo lottiamo a fianco delle persone che vengono coinvolte direttamente da questi depositi, partecipiamo ai cortei, ai presidi ma non sacrifichiamo il nostro punto di vista alla “realtà”, al compromesso. Cerchiamo di essere sempre critici con chi abbiamo a fianco e soprattutto non limitiamo le nostre azioni in nome di una presunta incomprensibilità da parte della gente.

Partecipiamo alle assemblee popolari (se ci saranno) ma non mistifichiamo il nostro reale fine, la distruzione della società tecnologica, la costruzione di una società libera dallo Stato.

Ricordiamoci anche che agendo al di fuori delle decisioni assembleari non facciamo alcun torto alla collettività in lotta, esprimiamo semplicemente il nostro essere anarchici-e.

Non dissociamoci in nome di una lotta comune dalle azioni violente che avverranno, se mai avverranno, anche se non le condividiamo. Rinunciamo ai falsi benefici (comodità) che questa società marcia ci “regala”, cerchiamo di essere coerenti.

Credo che questi siano i pochi insegnamenti che le lotte “sociali” ecologiste ci hanno dato negli ultimi decenni.

Forse un’altra occasione ci si presenta all’orizzonte, un’occasione da non perdere, sono fermamente convinto che basterebbe non ripetere i soliti errori per andare incontro ad inaspettati riscontri.

Si potrebbe condensare tutto questo mio soliloquio in un concetto molto semplice: “multiformità delle azioni senza preconcetti e paletti”.

Facciamola finita con le paranoie sull’avanguardia, sulla spettacolarizzazione delle azioni, ognuno agisca come vuole, tutto si armonizzerà in un “unicum”, e soprattutto dissociamoci dalle dissociazioni.

Sarò sicuramente uscito “fuori tema”, credo che comunque tra di voi ci saranno degli anarchici e delle anarchiche. Il mio è un discorso di un anarchico indirizzato più che altro a degli anarchici-e, ma spero sia stato raccolto da tutti-e, anche se rappresenta un punto di vista “particolare”.

Quello che è certo è che i problemi che abbiamo affrontato oggi riguardano tutti, la vita di tutti.

Mi piacerebbe moltissimo partecipare al dibattito lì con voi, ma per forza maggiore mi è impossibile.

Un saluto anarchico e rivoluzionario,

Alfredo Cospito
Carcere di Ferrara

PER SCRIVIRE AI COMPAGNI ANARCHICI INCARCERATI IL 27 F  A BARCELLONA

Alberto Frisetti: Modulo 4

Luca Callegarini: Modulo 4

Ermanno Cagnassone: Modulo 2

Danilo Infantino: Modulo 4

Emmanuele Agliano: Modulo 2

Jalienne S.: Modulo 1 femenino

Sara Casiccia : Modulo 1 femenino

BRIANS I,

CARRETERA DE MARTORELL-CAPELLADES, KM 23, BAJO, SANT ESTEVE SESROVIRES, CODIGO POSTAL (C.P.) 08635, (BARCELONA). SPAGNA

*Per scrivere ai compagni devono essere riportati: nome, cognome e modulo, altrimenti le lettere non arrivano. Arrivano solo lettere, niente riviste o libri.

Per la Cassa di Solidarieta’

C.C. IT19G0347501605000317522969

Intestato a: Luca Cagnassone

 

Il compagno Davide Delogu trasferito al carcere di Vibo Valentia

Il prigioniero anarchico deportato sardo Davide Delogu è stato trasferito dal carcere di Caltagirone a quello di Vibo Valentia.

Per Scrivergli:

DAVIDE DELOGU

C.C. Nuovo Complesso
Contrada Cocari
89900 Vibo Valentia

 

 

 

Kafka alla messinese. Testo dell’anarchica Anna Beniamino sul 270bis notificatole nel carcere di Messina (marzo 2021)

Esistono fenomeni repressivi in cui il comico travalica il tragico.

I giorni scorsi sono stata l’involontaria protagonista di uno di questi, tra i tanti che il carcere messinese riesce a regalare, ogni giorno.

La DDA (Direzione Distrettuale Antimafia) di Messina, tramite emissari della Digos cittadina, mi ha notificato in carcere, il 26 febbraio 2021, un avviso di garanzia per 270bis (associazione sovversiva con finalità di terrorismo), a me sola contro lo Stato, ad opera dei PM Vito Di Giorgio e Antonio Carchietti perché è stato: «inviato un hard-disk tramite corrispondenza indirizzata allo stesso istituto di pena. Ritenuto che il contenuto del suddetto hard-disk possa fornire elementi utili ad evidenziare le condotte criminose dalla stessa posta in essere o a mettere in luce il sorgere di nuove azioni con finalità terroristiche o di eversione dell’ordine democratico. Rilevato che, come segnalato dalla Digos di Messina nell’informativa sopra indicata, appare necessario apprendere il contenuto del citato hard-disk».

Ad aggiungere ridicolo al tutto c’è che il suddetto hard-disk non è entrato attraverso una non meglio specificata “corrispondenza” (fatto pressoché impossibile per chiunque conosca un minimo le modalità di ricezione, registrazione e controllo postale in carcere) ma era custodito al casellario, all’ufficio valori e mi ha seguito a distanza nei vari pellegrinaggi tra le patrie galere degli ultimi 4 anni, contenendo… semplicemente gli atti giudiziari del procedimento Scripta Manent. Insomma… un 270bis per detenzione di atti giudiziari di un processo per 270bis. Ne avevo richiesto l’uscita, come oggetto depositato all’ufficio valori, in occasione di un colloquio.

Con questo la DDA e Digos messinesi si sono distinte per l’applicazione più creativa dell’anno dell’utilizzo dello spauracchio “associativo”… visto che in questo caso i correi potrebbero essere solo i PM torinesi redattori degli atti… o gli addetti degli uffici valori del carcere che li custodivano.

Una tragicommedia che rivela le ricadute spicciole dello stato di polizia (penitenziaria) in atto.

Anna
Messina, marzo 2021

VOI GLI DATE VENT’ANNI, NOI GLI DIAMO LA PAROLA

Sabato 20 marzo
Ore 16:00 — Chernobyl cineforum. Proiezione delle prime due puntate della serie “Chernobyl”, di Johan Renck.
Ore 18:00 — Dibattito sulla lotta contro il nucleare a partire da un intervento di Alfredo Cospito.
Alfredo si trova imprigionato a seguito della condanna a 20 anni avuta nel processo anti-anarchico Scripta Manent. Prima di questa sentenza era già in carcere dal 2012 per aver colpito assieme ad un altro compagno, a Genova, il 7 maggio dello stesso anno, l’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi.

Domenica 21 marzo
Ore 16:00 — Conclusione Chernobyl cineforum. Proiezione delle ultime tre puntate e a seguire cena.

Circolaccio Anarchico
viale della repubblica 1/a — Spoleto

 

Ancora un 270bis contestato all’anarchica Anna Beniamino (febbraio 2021)

Da quando la DNAA (Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo), dal 2015, coordina le varie procure antiterrorismo, queste ultime gareggiano a chi ha il 270bis più facile. A questa competizione tra teste pensanti si è unita anche la polizia penitenziaria, un cui nucleo, a partire dall’autunno del 2020, ha iniziato a dare il proprio contributo alla DNAA.

Così lo scorso venerdì 26 febbraio la Digos di Messina si è recata nel carcere di quella città per notificare alla compagna Anna Beniamino un nuovo 270bis. Secondo gli investigatori Anna avrebbe ricevuto via posta un hard-disk dal contenuto ancora ignoto, questa è la contestazione da cui parte tutto. Ironia – o meglio idiozia – vuole che l’hard-disk in questione contenga i faldoni d’indagine di un altro 270bis, quello di Scripta Manent, e che sia stato autorizzato ad Anna nel 2017 per darle modo di consultare le carte poliziesche di quel procedimento. Da allora fino ad oggi ha seguito Anna per i vari casellari delle carceri in cui lei è transitata, dunque Rebibbia, L’Aquila, Lecce, Messina, di nuovo Rebibbia e di nuovo Messina, fino all’arguta intuizione della procura messinese.

 

Per scrivere ad Anna:

Anna Beniamino
C. C. “Gazzi” femminile
via Consolare Valeria 2
98124 Messina

 

IV anniversario dello spazio anarchico Motín (Madrid, Spagna, 27-28.02.2021)

Sabato 27 febbraio

Ore 13:00 – Laboratorio sull’occupazione. Strumenti, esperienze, consigli e alcune procedure per imparare a occupare.

Ore 15:00 – Pranzo 100% vegetariano.

Ore 17:00 – Dibattito: «Su la testa. La svolta autoritaria di nuova forma e la repressione anti-anarchica in Italia». A cura di compagni del giornale anarchico “Vetriolo”.

Ore 19:00 – Dibattito: «La nostra proposta è il conflitto». Un approccio all’anarchia nera. Informalità, insurrezionalismo, nichilismo… una panoramica degli ultimi decenni e l’attualità di queste proposte.

Domenica 28 febbraio

Ore 12:00 – Omaggio a Delgado, Granado e Agustín Rueda e agli anarchici repressi da Franco e durante la transizione nel vecchio carcere di Carabanchel. Alcune parole e una corona di fiori. Appuntamento al metro / Renfe di Aluche.

Cibo 100% vegetariano. Tutto il ricavato andrà a sostegno dell’autogestione dello spazio.

Local Anarquista Motín
Calle Matilde Hernández 47 – Madrid
<M> fermate “Oporto” o “Vista Alegre”

 

Aggiornamenti sul processo per l’operazione Renata

Lunedì 22 Febbraio si è tenuta l’udienza d’appello per i 7 compagni coinvolti nell’operazione Renata. Un numeroso gruppo di compagni e compagne era presente fuori dal tribunale, e il dispositivo messo in campo, tra polizia e carabinieri, si è mostrato molto muscolare. Numerosi blindati, bidoni coperti in tutti i dintorni e un tribunale completamente transennato.

L’udienza si è svolta in corte d’assise, e le richieste dei PM sono state le stesse del primo grado (da un minimo di 3 anni circa ad un massimo di 6 anni, già scontati di un terzo per il rito) con l’aggiunta di qualche mese.
Il dato più significativo è che siano cadute nuovamente le accuse di associazione sovversiva con finalità di terrorismo (270bis) e il maldestro tentativo dell’accusa di trasformare in extremis l’accusa di associazione terroristica in associazione a delinquere “semplice”, ossia da articolo 270 a 416 del codice penale.
Rimangono dunque confermate le condanne del primo grado (un totale di poco più di 13 anni) per la produzione di documenti falsi, danneggiamento, violazione della legge sulle armi. Le pene sono state ricalcolate per due compagni e una compagna. I giudici hanno preso 90 giorni per depositare le motivazioni della sentenza.

L’udienza si è dunque conclusa con le seguenti sentenze:

– Poza: 3 anni e 10 giorni
– Nico: 2 anni e 4 mesi
– Sasha: 2 anni e 4 mesi
– Stecco: 2 anni
– Agnese: 2 anni
– Rupert: 1 anno, 9 mesi e 10 giorni
– Giulio: assolto

Rimangono effettive le misure dell’obbligo di dimora per 5 dei 7 imputati. Per quanto riguarda le misure cautelari si dovrebbe avere risposta sulla eventuale revoca nei prossimi giorni. Per le riflessioni di più ampio respiro rimandiamo all’opuscolo “L’amore, l’azione, la vita sono altrove” e alla dichiarazione degli imputati e delle imputate.

Terrorista è lo Stato
Tutti liberi, tutte libere
anarchiche e anarchici di Trento e Rovereto

 

L’amore, l’azione, la vita sono altrove

 

Cosenza: Inaugurazione Archivio di Documentazione “Franco Di Gioia”

Inaugurazione dell’Archivio di documentazione “Franco Di Gioia”

presentazione del materiale in archivio

aggiornamenti sulle pubblicazioni della Biblioteca “Lunanera”
presentazione del BOLLETTINO N. 5

diffusione del libro
“TERRA D’AMORE E LIBERTA’” Grisolia 22/23 luglio 2020 – ATTI DEL CONVEGNO ANARCHICO

Giovedì 25 febbraio 2021
viale della repubblica 293
COSENZA

Biblioteca dello
Spazio Anarchico
“Lunanera”

Archivio
di Documentazione
“Franco Di Gioia”

Intendono distruggere la memoria! Solidarietà internazionale con Dimitris Koufondinas in sciopero della fame dall’8 gennaio (Grecia, febbraio 2021)

«L’organizzazione rivoluzionaria 17 Novembre non esiste più. Toccava a me, di quell’organizzazione, parlare, riempire il vuoto del silenzio. In questa lunga lotta non importa se si cade, importa trovare un’altra mano per poter continuare. Le strade cambiano, i tempi cambiano, i modi cambiano, ma lo scopo è lo stesso» – Dimitris Koufondinas

Il 22 dicembre 2020 il rivoluzionario imprigionato Dimitiris Koufondinas è stato prelevato dalla sua cella e trasferito dai sotterranei del carcere di Korydallos, dove era detenuto, al carcere di Domokos. L’8 gennaio ha iniziato uno sciopero della fame esigendo di il ritorno a Korydallos, dove avrebbe dovuto essere secondo una legge che il governo ha adottato. In solidarietà, anche gli anarchici imprigionati Nikos Maziotis e Giannis Dimitrakis sono in sciopero della fame dal 16 gennaio. Altri prigionieri, Vaggelis Stathopoulos e Polikarpos Georgiadis, hanno fatto uno sciopero della fame della durata di cinque giorni. Sono già passati 26 giorni da quando Dimitris Koufondinas ha iniziato lo sciopero e la salute del nostro compagno è peggiorata notevolmente a causa del fatto che non è la prima volta che affronta uno sciopero della fame. È stato portato in ospedale e posto in isolamento totale. È ovvio che lo Stato greco non ha nessuna intenzione di cambiare la propria decisione, imponendo passivamente una condanna a morte non ufficiale. Dall’inizio di questo sciopero della fame molte persone hanno mostrato il loro sostegno. Quella che segue è una serie di azioni pubbliche che sono avvenute da quando il nostro Koufondinas è in sciopero della fame.

— Intervento presso l’Associazione degli Avvocati ad Atene.
— Intervento fuori dalla casa di Arios Pagos (Corte Suprema di Cassazione).
— Intervento presso l’ufficio dell’avvocato, membro del Consiglio Centrale Scientifico Penitenziario e stretto collaboratore della Segreteria Generale della Polizia Anticrimine, che è uno dei principali responsabili del trasferimento di Koufontinas.
— Molti compagni che stanno a fianco di Koufontinas hanno occupato gli uffici del partito al governo (Néa Dimokratía) e in seguito interrotto una conferenza del Ministro della Protezioni dei Cittadini (corrispettivo del ministro per l’ordine pubblico) a Patrasso.

Durante tutto questo tempo, quasi ogni giorno, sono state fatte scritte murali, affissi striscioni in ogni angolo delle città e scritti testi a sostegno della lotta di Koufondinas. Si sono verificati molti attacchi contro molteplici obiettivi (banche, entità capitaliste, politici, ecc.). Due giorni di azione hanno già avuto luogo in varie città della Grecia, dove la polizia ha attaccato violentemente per fermare qualsiasi movimento di solidarietà con Koufondinas.

Nel mezzo della pandemia, la repressione dello Stato sta evolvendosi nella forma più sfrenata e regolare che abbiamo sperimentato negli ultimi anni. Sulla base di quanto detto e del fatto che la salute del nostro compagno è in pericolo a causa dello sciopero della fame, è imperativo che ogni uomo e donna in lotta sia informato e stia accanto a Koufondinas, perciò auspichiamo che la voce solidale con Dimitris Koufondinas raggiunga ogni angolo del mondo.

Compagni greci coinvolti nel movimento di solidarietà per Koufontinas

Testo dei Compagni anarchici internazionali in solidarietà

Dall’8 gennaio 2021 Dimitris Koufondinas, rivoluzionario imprigionato in Grecia, è in sciopero della fame per protestare contro il trasferimento nel carcere di Domokos, un moderno inferno ad alta sicurezza che è un cimitero per i reclusi incontrollabili del sistema carcerario greco. Anche in base ai criteri dello Stato greco avrebbe dovuto essere rimandato al carcere di Korydallos ad Atene. Dimitris Koufondinas è imprigionato dal 2002, essendo stato condannato per appartenenza all’organizzazione rivoluzionaria 17 Novembre e per le azioni compiute mentre ne era membro.

Anche se non siamo d’accordo con la concezione teorica dell’organizzazione, riteniamo che sia importante dare un quadro generale dell’organizzazione, che ha condotto una campagna di guerriglia urbana durata oltre 27 anni, con rapine a mano armata, uccisioni e attacchi dinamitardi contro lo Stato greco, le banche, gli affaristi, prendendo di mira anche gli interessi americani, turchi e britannici in Grecia, ad esempio con l’uccisione di Richard Welch, un capo della CIA, e di Stephen Saunders, un funzionario militare inglese. Altre azioni significative sono state:

— Undici espropri per un totale di 3,5 milioni di dollari.
— L’uccisione di Pantelis Petrou, il vice-direttore della polizia antisommossa (MAT).
— L’uccisione del vice-capo del Gruppo congiunto di sostegno militare degli Stati Uniti alla Grecia, George Tsantes.
— L’uccisione di Nikos Momferatos, editore di alcune testate giornalistiche di destra. Il testo lasciato vicino al suo corpo accusava Momferatos di collegamenti con la CIA, affermando che la Grecia «è rimasta un regime fantoccio nelle mani degli imperialisti americani e dell’establishment economico».
— Il ferimento di Dimitris Angelopoulos, uno dei principali industriali greci, in quanto lui e altri esponenti della «classe della grande borghesia» greca stavano spolpando la Grecia a spese dei lavoratori.
— L’uccisione più significativa in relazione al presente fu quella del deputato di Néa Dimokratía Pavlos Bakoyannis nel settembre 1989. Si tratta del padre di Kostas Bakoyannis, l’attuale sindaco di Atene, che è anche figlio di Dora Bakoyannis, sorella dell’attuale primo ministro Kyriakos Mitsotakis.
— Altre uccisioni furono quelle del capitano della marina americana William Nordeen, funzionario militare addetto alla difesa degli USA, il cui veicolo fu distrutto da un’autobomba a pochi metri dalla sua residenza, e quella del sergente dell’aeronautica americana Ronald O. Stewart, che fu ucciso da una bomba fatta esplodere fuori dal suo appartamento. Furono colpiti anche Çetin Görgü, addetto stampa turco, ucciso nella sua auto, e Ömer Haluk Sipahioğlu, un consigliere dell’ambasciata turca, ucciso in una strada di Atene. Il proprietario di navi e cantieri Constantinos Peratikos fu colpito mentre usciva dal proprio ufficio.
— Nel 1985 l’organizzazione fece esplodere il suo primo ordigno contro un autobus pieno di poliziotti in assetto antisommossa; un lungo cavo fu impiegato per far esplodere una carica composta di esplosivi da cava rubati, che detonando uccise un poliziotto.
— La 17N colpì quattro uffici delle imposte con altrettanti ordigni.
— Nel dicembre 1989, la 17N sottrasse 114 razzi anticarro in disuso da un deposito militare greco a Sykourion (Larissa). Tra il 1990 e il 1999, il 17N ha condotto 24 attacchi con razzi, tutti mirati a delle strutture (tranne tre diretti a persone). Nel novembre 1990 fallì un attacco con razzi contro la limousine blindata dell’armatore Vardis Vardinogiannis. Successivamente un attacco con razzi ebbe luogo contro un edificio della British Petroleum. Nel maggio 1991 un attacco con razzi avvenne contro gli uffici della Siemens. Nel dicembre 1991 un attacco simile contro la Viohalco, una compagnia industriale greca. Nel 1991, la 17N lanciò un razzo contro un autobus della polizia antisommossa, uccidendo un agente e ferendone 14. Nel maggio 1994 ci fu un attacco con razzi contro un edificio dell’IBM. Nel marzo 1995 due razzi contro Mega Channel. Venne impiegato un altro razzo per attaccare una filiale della statunitense Citibank ad Atene; l’attacco causò danni ma nessun ferito, poiché il razzo non esplose. Quest’ultimo fu sparato con un comando a distanza da un veicolo parcheggiato fuori dalla banca in via Drossopoulou, nell’area di Kypseli.
— Il 29 giugno 2002 le autorità greche hanno arrestato Savvas Xiros, ferito dopo un fallito attacco alla compagnia di traghetti Minoan Flying Dolphins al Pireo. La perquisizione di Xiros e l’interrogatorio [effettuato mentre era semi-incosciente, ferito e stordito da forti dosi medicinali] hanno portato alla scoperta di due abitazioni e all’arresto di altre sei persone, compresi due fratelli di Savvas. Un ex studente di matematica di 58 anni che viveva in clandestinità dal 1971, Alexandros Giotopoulos, fu identificato dalle forze di polizia come un dirigente dell’organizzazione e arrestato il 17 luglio 2002 sull’isola di Lipsi. Il 5 settembre, Dimitris Koufodinas, identificato [dalle forze di polizia] come principale artefice delle operazioni del gruppo, si è consegnato alle autorità.

I compagni greci ci riferiscono che a causa dell’età (68 anni) la sua salute è peggiorata gravemente, che perde e riprende coscienza, che molto probabilmente morirà o cadrà in coma. Presto sarà mandato in una struttura ospedaliera dove le persone vengono condotte a morire.

Assieme ai nostri compagni greci, vediamo nel palese tentativo dello Stato greco di isolare e non trasferire Koufondinas al carcere di Korydallos l’annientamento di un rivoluzionario, contro cui intendono vendicarsi a causa dell’uccisione di Pavlos Bakoyannis da parte della 17N. A questo si aggiunge l’attacco alla memoria della «lotta armata» non solo contro lo Stato greco, ma contro tutti i sistemi di potere sul piano internazionale, così da cancellare la memoria di coloro che osano ricorrere alla violenza rivoluzionaria contro di loro, come hanno tentato nei confronti di tanti gruppi rivoluzionari nel passato. Non è una coincidenza che dopo la crisi economica e con la pandemia attualmente in corso, i controllori delle nostre vite stiano cercando di azzerare le rotture che continuano a verificarsi, per imporre al mondo un nuovo apparato ancor più repressivo. Vogliono distruggere la memoria del fatto che la violenza abbia rappresentato per loro una minaccia. Cercando anche oggi di porre una divisione tra quanti sarebbero «violenti» e «non violenti».

Ora più che mai abbiamo bisogno di agire a livello internazionale, di non lasciarci isolare a vicenda. Non lasciare che cerchino di distruggere la nostra memoria, perché ci sia una continuità!

Dalla più piccola scintilla può nascere una tempesta che non sarà mai fermata!

Dimitris Koufontinas, il conflitto continuerà! Forza ai compagni anarchici Nikos Maziotis e Giannis Dimitrakis, anch’essi in sciopero della fame!

Compagni anarchici internazionali in solidarietà